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Manfred
Poema drammatico in tre atti di George Gordon Byron Musiche di Robert Schumann versione in lingua italiana adattamento a cura di Daniele Salvo Direttore Michele Mariotti
Regia e impianto scenico Daniele Salvo
Elaborazione immagini video Giandomenico Musu (Indyca - Torino)
Voci recitanti
Manfred Umberto Orsini Il Cacciatore di Camosci / Arimane / Manuel Gianluigi Fogacci L’abate di San Maurizio Carlo Valli Herman / Terzo Spirito / Angelo Nero Giuliano Scarpinato La Maga delle Alpi / Primo Spirito Franca Penone Nemesi / Quarto Spirito Marcella Favilla Secondo Spirito / Prima Parca Roberta Caronia Astarte Cinzia Mazzi Cantanti
Primo Spirito Cristina Melis (mezzosoprano) Secondo Spirito Katia Ilardo (soprano) Terzo Spirito Francesco Palmieri (basso) Quarto Spirito Alberto Profeta (tenore) Emanuele Cordaro (basso) Giovanni Bellavia (basso) Gabriele Sagona (basso) Orchestra e Coro del Teatro Massimo
Maestro del Coro Andrea Faidutti
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Scarica in PDF 70 minuti
Un uomo divorato dal rimorso, che invoca spettri e presenze ultraterrene: proprio come Faust di fronte ai torbidi segreti dell’oscurità. Ma Manfred, l’eroe nato dal genio di George Gordon Byron nel 1817, non cerca la conoscenza: il suo obiettivo è l’oblio, il silenzio della memoria. Ha vissuto una passione incestuosa con la sorella Astarte, vittima della fatale relazione. La sua è una di quelle vicende raccapriccianti, che si possono risolvere solo cancellando il passato. Una richiesta da girare direttamente al sovrannaturale; ma l’oblio non si può ottenere nel mondo dei vivi: l’unica soluzione è la morte.
Nel marzo del 1829 Robert Schumann annotava sul suo diario le impressioni dopo la prima lettura di Manfred di Lord George Gordon Byron: «Notte terribile!» è il commento che ci lascia. Dopo quasi vent'anni, nel 1848, lo riprende in mano, ne affida la revisione a Richard Pohl e Friedrich Wilhelm Suckow e inizia a comporne le musiche di scena: «Bisognerebbe annunciarlo al pubblico non come opera o Singspiel o melologo – scrive sempre Schumann – bensì come poema drammatico con musica». Nacque così una partitura che prevede un’ouverture (oggi celeberrimo brano spesso eseguito in concerto – e quindici numeri suddivisi in tre parti con otto melologhi (cioè con il testo recitato su un accompagnamento musicale), quattro cori, due brani vocali, un intermezzo strumentale. La prima esecuzione completa fu diretta da Liszt a Weimar il 13 giugno 1852. Il rapporto tra la recitazione e la musica è in generale assai libero, tuttavia in vari punti della partitura il coordinamento tra voce e orchestra è determinato dal compositore: in questi casi per la parte recitata è prevista una vera e propria notazione ritmica che ne disciplina gli interventi in modo più vincolante, facendoli interagire in modo preciso con la musica corrispondente. |
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