Concerto, 13 marzo 2011, ore 18.30

Direttore Pietari Inkinen
Mezzosoprano Annely Peebo

Orchestra del Teatro Massimo


Programma
Gustav Mahler
Kindertotenlieder per voce e orchestra su testi di Friedrich Rückert
- Nun well die Sonn’ so hell aufgeh’n
("Il sole sta per levarsi così chiaro")
- Nun seh’ ich wohl, warum so dunkle Flammen
("Ora vedo perchè fiamme così oscure")
- Wenn dein Mütterlein
("Quando la tua mammina")
- Oft denk’ ich, sie sind nur ausgegangen
("Spesso penso che siano soltanti usciti")
- In diesem Wetter
("Con questo tempo")


Gustav Mahler
Sinfonia n. 5 in Do diesis minore
I Trauermarsch. In gemessenem Schritt. Streng. Wie ein Kondukt
("Marcia funebre. A passo misurato. Severamente. Come un corteo funebre")
- Stürmisch bewegt. Mit größter Vehemenz
("Tempestosamente mosso. Con la massima veemenza")
II Scherzo. Kräftig, nicht zu schnell
("Scherzo. Vigoroso, non troppo veloce")
- Adagietto. Sehr langsam
("Adagietto. Molto lento")
- Rondò-Finale. Allegro. Allegro giocoso. Frisch
("Rondò-Finale. Allegro. Allegro giocoso. Brioso")
Note
«Il sinfonismo di Mahler, che nel suo aspetto organico è determinato dalla tendenza alla costruzione monumentale, ampia e potente, trova la sua fonte intima nelle più piccole conformazioni musicali, nel Lied: Lied e monumentalità tendono in Mahler l’uno verso l’altro. Il Lied, dalla ristrettezza dell’espressione soggettiva del sentimento, viene innalzato nella più ampia, luminosa e risonante sfera dello stile sinfonico. Quest’ultimo, dal canto suo, arricchisce la propria forza centrifuga con l’intimità del sentire più riservato» (Paul Bekker). Il ciclo dei cinque Kindertotenlieder rappresenta assai bene le considerazioni sullo stile mahleriano che, fra i primi, Paul Bekker espose nel 1921. Composti fra il 1901 e il 1904 e pensati sin da subito per voce e orchestra, i Kindertotenlieder intonano testi di Friedrich Rückert (1788-1866), poeta prolifico al quale la morte dei due bambini ispirò elegie introverse, intime, impregnate di solitudine e dolore. Pagine assai diverse dai precedenti Lieder tratti dallo Knaben Wunderhorn, i Kindertotenlieder rappresentano come le “coetanee” – Quinta, Sesta e Settima Sinfonia – il passaggio dalla narrazione vocale a quella strumentale. Nei cinque Lieder sono infatti numerosi i momenti in cui la voce tace per lasciare spazio alla scrittura sinfonica. La prima esecuzione il 29 gennaio 1905 in un concerto della Filarmonica di Vienna organizzato da Schönberg e Zemlinsky fu uno dei rari trionfi di Mahler come compositore nella capitale asburgica. Ciò che tutti questi Lieder sottolineano è la funzione della fragile voce lirica come strumento di rievocazione, di richiamo: la voce risulta spesso spartana, per esempio quando all’inizio del primo Lied viene esposta in contrappunto a due parti. Sempre la voce è condotta da momenti di trauma ad altri di fragilità. Le dicotomie vengono realizzate in diversi modi, dal ricorso all’ambiguità schubertiana tra maggiore e minore, al riferimento al Wagner del Tristan. C’è poi in questo ciclo di Lieder un elemento orfico, presenza ricorrente fino alla fine dell’attività compositiva mahleriana: qui lo possiamo notare nell’uso dell’arpa come riferimento alla lira (orfica) che, da “strumento” ispiratore per antonomasia dell’arte musicale allude nascostamente alla “musa ispiratrice” del compositore, Alma.

Prima di un trittico di Sinfonie puramente strumentali, la Quinta segna una svolta nella produzione sinfonica mahleriana, denunciando uno stile nuovo rispetto alle prime quattro, una diversa densità polifonica volta alla ricerca di chiarezza e rigore strutturale senza l’ausilio della voce. Tali pagine sono in parti coeve all’ultimo Lied tratto dalla raccolta Des Knaben Wunderhorn (“Der Tamboursg’sell”) e ad alcuni Lieder su testi di Friedrich Rückert, fra cui i primi tre Kindertotenlieder. La scrittura della Quinta Sinfonia s’interseca con un periodo particolarmente significativo della biografia mahleriana: il fidanzamento e il matrimonio con Alma Schindler, «la donna più bella di Vienna», come la definivano i contemporanei. Dopo la prima stesura – iniziata nell’estate del 1901 con lo Scherzo e portata a termine nell’estate successiva – Mahler lavorò alla ricchissima e faticosa strumentazione nel 1903, ma già durante le prove per la prima esecuzione (che ebbe luogo a Colonia il 18 ottobre 1904) vi apportò importanti modifiche, riducendo fra l’altro le parti delle percussioni. Negli anni successivi intervenne ancora con significative revisioni, cosicché la versione definitiva si ebbe solo pochi mesi prima della sua morte, nel 1911, quando dichiarò di aver «terminato la Quinta» e di averla, in pratica, interamente ristrumentata «poiché uno stile completamente nuovo richiedeva una tecnica nuova». In cinque movimenti, disposti a coppie intorno allo Scherzo centrale, la Sinfonia segue un disegno espressivo che Henry de La Grange vede evolversi dalle tenebre verso la luce e proporre «il trionfo dell’uomo e del creatore sul dolore e sulla morte»: si inizia con una “Marcia funebre” in Do diesis minore, quindi un “tempestoso” Allegro in La minore, il lungo Scherzo vigoroso e strutturalmente ardito in Re maggiore, dominato da continui richiami di Valzer e Ländler, quindi il cammino verso la luce con l’Adagietto “molto lento” in Fa maggiore per archi soli e arpa, interludio lirico, quasi un “Lied senza parole” alla futura moglie e, senza stacco, il Rondò-Finale di nuovo in Re maggiore. L’Adagietto è uno dei momenti musicali più noti dell’intero catalogo mahleriano, pagina che non poco ha contribuito alla cosiddetta Mahler-Renaissance che dagli anni Sessanta – praticamente a partire dalla prima registrazione integrale del corpus delle sinfonie realizzata da Leonard Bernstein – ha investito le sale da concerto di tutto il mondo. «Il mio tempo verrà», dichiarava lo stesso Mahler. E, nel 1967, sempre Bernstein in un suo scritto sulla propria integrale discografica: «Il suo tempo è arrivato? Era arrivato piuttosto; lo era sin dal principio [...]. Se mai si ebbe un compositore del suo tempo, questo era Mahler, profetico solamente nel senso che egli già conosceva ciò che il mondo avrebbe conosciuto e accettato solo mezzo secolo più tardi». Più avanti, anche Carl Dahlhaus avrebbe ribadito la particolare attualità di Mahler: «le sinfonie di Mahler sono un fenomeno fin de siécle non meno di quanto lo sono per gli anni Sessanta e Settanta del Novecento: se ne distorcerebbe il ruolo storico se non si analizzasse la sovrapposizione tra l’insorgere della musica post-seriale e la Mahler-Renaissance. Tuttavia, indipendentemente dalle cause di tutto ciò, è impossibile negare che la moda mahleriana, l’interesse per le tecniche di collage, la scoperta di compositori come Ives e la propensione per le parodie di ascendenza popolaresca sono tutti fenomeni interconnessi».

Archivio spettacoli stagione 2011


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