26 ottobre 2010 - ore 20.30

Direttore Stefan Anton Reck
Orchestra del Teatro Massimo
Programma


Claude Debussy
Nocturnes
Nuages
Fêtes
Sirènes


***


Johannes Brahms

Sinfonia n. 1 in do minore op. 68
Un poco sostenuto - Allegro - Meno allegro
Andante sostenuto
Un poco allegretto e grazioso
Adagio - Più andante - Allegro non troppo, ma con brio - Più allegro

Note
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Composto, lungo un processo di gestazione assai difficile da ricostruire, tra il 1892 (anno del progetto di tre Scènes au crépuscule poi abbandonato), il 1894 (quando i Nocturnes furono dapprima pensati per violino e orchestra da dedicare a Eugène Ysaÿe) e la pubblicazione della partitura effettiva nel 1900, il trittico dei Nocturnes (“Nuages”, “Fêtes”, “Sirènes”) viene generalmente associato alla produzione impressionista di Claude Debussy e da alcuni ricondotto allo stile di pittori come James Wistler (1834-1903), benché la loro tecnica compositiva, così intensamente frammentaria, andrebbe più correttamente ricondotta al divisionismo

In apertura della partitura Debussy annotò che «il titolo di Notturni va considerato in senso generico e, più specificamente, decorativo. Non si tratta di designare la forma consueta del Notturno ma tutte le diverse impressioni e gli effetti speciali di luce che l’ambiente suggerisce. “Nuages” allude all’aspetto immoto del cielo e al lento, solenne moto delle nuvole che si disgregano nei toni del grigio lievemente tinti di bianco. “Fêtes” presenta un ritmo di danza vibrante dell’atmosfera pregna di bagliori di luce; c’è poi anche un episodio di processione (una fantastica e accecante visione) che passa attraverso la scena festiva e diventa parte di essa, ma lo sfondo resta costantemente lo stesso: quello della festa mista di musica e pulviscolo luminoso che partecipa al ritmo cosmico. “Sirènes” intona invece il mare col suo ritmo incessante e, fra le onde argentine per la luce lunare, porge all’orecchio il canto misterioso delle sirene mentre passano ridenti».
Secondo Andrea Malvano, autore di un recente studio su Debussy, «la musica dei Nocturnes si impose in maniera indecifrabile all’attenzione dei contemporanei. Nonostante la presenza di alcuni riferimenti extramusicali espliciti (la nota illustrativa, i titoli) il pubblico dei primi del Novecento rilevò una forte distanza tra musica e programma».

Eppure, tanto i primi due “quadri”, tripartiti e pregni di un virtuosismo timbrico inaudito, specialmente nel trattamento degli strumenti a fiato, quanto il terzo, in cinque sezioni, con l’inserimento di un coro femminile in vocalizzo, dopo la prima esecuzione, data il 9 dicembre 1900 a Parigi dall’Orchestre Lamoureux diretta da Camille Chevillard, hanno attraversato il Novecento. Già all’indomani della prima Ricardo Viñes, pianista spagnolo amico di Debussy, li definisce «divini, divini, divini». Da una recensione del 1901 di Paul Dukas leggiamo: «Debussy va di analogia in analogia tramite una musica in cui tutti gli elementi – l’armonia, il ritmo e la melodia – sembrano in un certo senso essersi volatilizzati nell’etere del simbolico, come fossero ridotti a uno stato imponderabile. Come sempre col Sig. Debussy, va detto che la sua musica giustifica se stessa attraverso la propria sottigliezza e musicalità».

Il rapporto di Brahms col genere della sinfonia è sintomatico di ciò che la grande forma, nella schiacciante eredità beethoveniana, significava per il compositore amburghese, che attese fino al 1876 – dunque fino all’età di quarantatre anni – per licenziare il suo primo, travagliato contributo al riempimento dello iato abissale lasciato dall’ultima sinfonia beethoveniana.
La Prima Sinfonia di Brahms, infatti, venne eseguita per la prima volta il 4 novembre 1876 a Karlsruhe (città scelta appositamente in quanto defilata dai principali centri dell’agone musicale tedesco) da Felix Otto Dessoff, dopo una gestazione di ben ventuno anni (segnata nel repertorio orchestrale da precedenti importanti come le due Serenate per archi, il Primo Concerto per pianoforte, Ein deutsches Requiem e le Variazioni su un tema di Haydn). Il debutto viennese avvenne il 17 dicembre dello stesso anno alla Gesellschaft der Musikfreunde con la direzione di Hermann Herbeck.

Indipendentemente dalle reazioni del pubblico, le attestazioni di stima furono perentorie: Hans von Bülow la definì la «decima Sinfonia di Beethoven» mentre Eduard Hanslick scrisse che «la nuova Sinfonia dà prova di una volontà poderosa, di un pensiero musicale logico. [...] Non esiste compositore che si sia avvicinato in tal modo alle sinfonie beethoveniane».

Rotti gli indugi e superato almeno in parte il tabù beethoveniano, la produzione sinfonica di Brahms si è succeduta con relativa continuità: nel 1877 la Seconda Sinfonia, nel 1878 il Concerto per violino, nel 1880 l’Ouverture “Accademica” e l’Ouverture “Tragica”, nel 1881 il Secondo Concerto per pianoforte, nel 1883 la Terza Sinfonia, nel 1885 la Quarta e nel 1887 il Doppio Concerto per violino e violoncello.
L’Allegro iniziale, dai toni perentori, attualizza, ingigantendola, la tradizione classica sin dall’elefantiaco incedere dell’introduzione lenta che preannuncia i fitti meccanismi polifonici che reggono la forma. I due movimenti centrali, architettonicamente più semplici, alternano lirismo e tensione, rarefazione estatica e corrusca densità, preparando al Finale che, nuovamente aperto da un’introduzione lenta, torna a duellare con l’eredità formale beethoveniana, citando apertamente («anche un asino se ne accorgerebbe», sentenziò sbrigativamente Brahms) alcuni materiali tematici della “Nona”.

Sarebbe tuttavia riduttivo limitare a Beethoven la partita referenziale giocata da Brahms che, da fine studioso della musica antica e della musica a lui contemporanea, affresca la partitura della sua Prima sinfonia costellandola anche di allusioni a Bach, a Schubert e a Schumann, realizzando una catena storica, tutta tedesca, che dal barocco giunge fino a lui (quel Brahms «progressivo» che avrebbe suscitato l’ammirazione anche di Arnold Schönberg e della sua scuola), doppiando tutte le vette del sinfonismo classico e romantico.

Floriana Tessitore