Lunedì 22 marzo 2010, ore 20.30

Concerto

Pianoforte Rousten Saitkoulov
Direttore Yuri Temirkanov

Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo
Programma
Sergej Rachmaninov
Concerto n. 2 in do minore per pianoforte e orchestra op. 18
Maestoso
Adagio sostenuto
Allegro scherzando

***

Nikolaj Rimskij-Korsakov
Shéhérazade. Suite sinfonica op. 35
Il mare e il vascello di Sinbad
Il racconto del principe Calendario
Il giovane principe e la giovane principessa
Festa a Bagdad - Il mare
Il vascello si infrange su una roccia


Note
Il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in Do minore fu scritto da Sergej Vasil'evič Rachmaninov in due fasi: il secondo e terzo movimento sono del 1900, il primo fu invece completato in vista della prima esecuzione dell’opera che ebbe luogo il 27 ottobre 1901 alla Società Filarmonica di Mosca con la direzione di Aleksandr Siloti (1863-1945), cugino di Rachmaninov, col quale avrebbe condiviso, fra l’altro, la scelta dell’emigrazione in America.
Il primo movimento, bitematico in alternanza di modo minore e maggiore, esibisce le tecniche esecutive per le quali il Rachmaninov pianista sarebbe stato presto acclamato fra i massimi virtuosi della scena mondiale: le successioni di massicci e rapidi accordi e l’agilità trascendentale post-lisztiana. Erano queste le doti che aveva avuto modo di sviluppare sin da giovane in un’agguerritissima classe di pianoforte a Pietroburgo frequentata, fra gli altri, anche da Aleksandr Skrjabin. Il secondo movimento, fra i più conosciuti del maestro russo, è basato su una struggente melodia accompagnata dalle diverse sezioni dell’orchestra che si susseguono in una parata di timbri (prima legni, poi archi) che incornicia gli interventi del solista e la sua cadenza. Il terzo movimento, ritmicamente correlato ad alcuni elementi del primo, si articola in un serrato dialogo tra la massa orchestrale e il solista che sfoggia di tutta la sua bravura.
La fortuna di questo Concerto – insita nella qualità della scrittura e nella felice commistione di melodie cantabili e spettacolarità pianistica – risiede anche nei variabili procedimenti che, negli anni, ne hanno visto riutilizzare il materiale tematico. Il secondo movimento, in particolar modo, è servito da spunto per celebri arrangiamenti pop e rock, come, per esempio, la canzone “All By Myself” di Eric Carmen; Frank Sinatra ha poi adoperato materiale tratto dal primo movimento nella canzone “I Think Of You” e del terzo in “Full Moon And Empty Arms”, a dimostrazione di come la fama di Rachmaninov, icona del pianoforte “classico” negli Stati Uniti degli anni Quaranta, superasse di gran lunga i confini delle sale da concerto. Una recensione dell’epoca lo ricorda così: «Nessuna figura più imponente del Sig. Rachmaninov ha calcato il palcoscenico in tutti questi anni. La sua altezza raggiungeva quasi la sommità della porta d’ingresso, la larghezza del suo corpo, magro, quasi vi si adattava, il vestito scuro indossato aumentava l’austerità della presenza. [...] ovviamente il Sig. Rachmaninov vive molto isolato, non fa mostra di atteggiamenti superficiali ed emozioni, non è manierato col pubblico, si estrania dal mondo eccetto quando la sua musica e il suo modo di suonarla rivelano la sua persona. [...] Ha dato se stesso alla musica – scrivendola, suonandola come direttore e come pianista. [...] Una volta iniziato il concerto egli non osserva né ignora i suoi ascoltatori: si limita a invitarli all’ascolto. Una volta terminato il pezzo, il Sig. Rachmaninov riconosce con solenne cortesia l’applauso con cui il pubblico lo ha sommerso; torna poi, quasi immediatamente, al prossimo pezzo».

Nikolaj Rimskij-Korsakov, che era stato destinato a una carriera nella marina militare, ebbe comunque la possibilità di studiare e praticare sempre la musica anche durante gli anni trascorsi al Collegio Navale di San Pietroburgo. Nel 1861 incontrò Milij Balakirev, musicista che ebbe su di lui grande influenza, come l’aveva esercitata sui due giovani ufficiali di fanteria Modest Musorgskij e Cesar Cui. Rimskij-Korsakov inizialmente si imbarcò, salvo poi tornare alla musica e a Balakirev due anni e mezzo dopo, per ricoprire dal 1871 la cattedra di orchestrazione al conservatorio e poi diventare ispettore delle bande navali.
Shéhérazade, suite sinfonica op. 35, è forse la pagina più conosciuta di Rimskij- Korsakov, se si fa eccezione per il famigerato “Volo del calabrone”, pezzo di bravura di ogni virtuoso dell’archetto o della tastiera.
Durante l’inverno del 1888, mentre era impegnato nell’orchestrazione del Principe Igor di Borodin, Korsakov pensò di scrivere una pagina sinfonica prendendo spunto da immagini esotiche. Gli appunti invernali si concretizzarono nella suite sinfonica op. 35 durante i mesi estivi trascorsi nel distretto di Luga e, secondo le parole dell’autore, «chiude un periodo della mia carriera, al termine del quale il mio modo di trattare l’orchestra aveva raggiunto un grado ragguardevole di virtuosità e di pienezza sonora, pur senza influenze wagneriane e limitandomi all’orchestra normale così come l’aveva usata Glinka».
Il soggetto di questo ciclo di poemi sinfonici è noto: si tratta dei racconti di Shéhérazade che, per mille e una notte, riuscì a intrattenere il geloso sultano Sciankhriar. Nelle Cronache della mia vita musicale il compositore stesso spiega l’atteggiamento di grande indipendenza col quale adoperò il materiale letterario e le suggestioni esotiche: «sarebbe inutile cercare all’interno della mia suite dei motivi conduttori legati ora a uno ora a un altro spunto letterario; al contrario, nella maggior parte dei casi tutto ciò che può apparire come motivo conduttore non è che puro e semplice materiale musicale, sinfonico. Sono motivi che passano e che si ripresentano ogni volta sotto una luce differente, e ogni volta disegnano quadri e situazioni diverse». Luci e suoni differenti come quelli che il compositore stesso percepiva abitualmente, essendo predisposto verso la sinestesia uditiva-visiva, la contaminazione dei due sensi in cui all’ascolto di una nota si vede anche un colore; egli stesso descrisse le note colore per colore: Do/bianco, Re/giallo, Mi bemolle/ grigio scuro bluastro, Mi/zaffiro intenso, Fa/verde, Sol/dorato, La/fucsia.
Nessun titolo extramusicale si trova aggiunto in partitura per orientare l’ascolto; unico legame evidente fra le varie parti è l’intervento solistico del violino che si ripresenta ogni volta da capo come la silhouette della principessa, pronta a ricominciare un nuovo racconto: «affabulazioni sostenute dagli accordi di un’arpa, velari iridescenti dietro i quali Korsakov si mimetizza nello stereotipo del favoloso e del lontano» (Giorgio Pestelli).

Floriana Tessitore