Lunedì 1 marzo 2010, ore 20.30

Omaggio a Eliodoro Sollima

Flauto Luigi Sollima
Clarinetto Calogero Palermo
Violino Salvatore Greco
Violoncello Giovanni Sollima
Pianoforte Giuseppe Andaloro
Pianoforte e clavicembalo Donatella Sollima
Percussioni Giovanni Caruso
Direttore Salvatore Percacciolo Eliodoro Sollima ensemble
Violini Giorgio Rosato*, Antonio Mameli**, Marco Badami, Michele Campo, Giuseppe Cusumano, Andrea Del Moro, Gerolamo Lampasona, Mariangela Lampasona, Marcello Manco, Davide Purpura, Davide Rizzuto, Angelo Spadafora
Viole Paolo Giacchino**, Renato Ambrosino, Roberto Presti, Anna Maria Seidita
Violoncelli Daniela Santamaura**, Davide Cutrona, Giada Gallo, Giovanni Sollima
Contrabbasso Luca Ghidini
Corni Francesco Cangelosi**, Francesco Crispiniano
Percussioni Giovanni Caruso
Programma
Eliodoro Sollima (Marsala 1926 – Palermo 2000)

Studi per violino e clarinetto Sonata per pianoforte
Allegretto mosso / Largamente, con grande espressione / Allegro vigoroso Quartetto per flauto, clarinetto, violino, violoncello
Adagio molto – Allegro / Andantino / Tema con variazioni / Allegro vigoroso
prima esecuzione assoluta
Sonata 1948 per violoncello e pianoforte
Lento (recitativo) / Andante molto espressivo / Perpetuum mobile
Piccolo scherzo su temi di Mozart
Trascrizione di Giovanni Sollima per flauto, clarinetto, violino, violoncello, pianoforte
***
Melos per flauto solo
Evoluzioni n. 6 per flauto, clarinetto, violino, violoncello, clavicembalo, pianoforte, percussioni
Preludio a un nuovo giorno per violino concertante e archi
Attesa per 2 corni, pianoforte concertante, archi e percussioni
Note
«Nuovo?, Vecchio? Credo che debba esserci un solo termine per la musica: valido». Queste semplici ma incisive parole che mio padre, appena qualche mese prima della sua scomparsa, aveva posto a conclusione di uno scritto autobiografico, rappresentano la chiave di lettura dell’intera sua produzione compositiva.
Musicista “non allineato” (così egli stesso si definiva), sganciato da qualunque schieramento politico e culturale, Eliodoro Sollima fu compositore di solidissimo mestiere, sensibile al nuovo ma non incline agli sperimentalismi più radicali; le Settimane Nuova Musica che si tennero a Palermo negli anni Sessanta non lo videro tra i protagonisti – nonostante egli fosse stato uno dei fondatori del GUNM (Gruppo Universitario Nuova Musica ) – ma per sua consapevole scelta solo spettatore, attento ma sostanzialmente scettico rispetto alla validità artistica delle provocatorie performance riferibili ai movimenti neo-avanguardistici più radicali. Le Settimane rappresentarono per lui una straordinaria occasione di aggiornamento che servì da stimolo ad una evoluzione (il ciclo delle Evoluzioni, numerate progressivamente, prende l’avvio proprio negli anni immediatamente successivi), senza che comunque venisse mai messo in discussione «il rispetto totale che il Sollima compositore aveva per la dignità della scrittura» (Gioacchino Lanza Tomasi).
Mio padre fin dagli anni Cinquanta mirò – come egli stesso afferma – a «disegnare una poetica capace di non escludere alcuna eredità linguistica, tradizionale o innovativa che fosse, al servizio soprattutto di una prioritaria raffinatissima ricerca timbrica».
Il suo catalogo è ampio: oltre trecento lavori (alcuni dei quali fino ad oggi mai eseguiti) che spaziano dal repertorio cameristico a quello sinfonico, dalla musica sacra a quella per balletto. Pur nella diversità di codice linguistico e di atteggiamento emotivo, una costante accomuna tutte le composizioni di Eliodoro Sollima e ne costituisce l’essenza: la capacità di “cantare” ma, come rileva con acutezza Danilo Dolci, si tratta di «un canto che non evade, essenziale ma non secco, acutamente consapevole – cioè col senso del tragico e del comico –, coerente ma aperto alla ricerca di vita nuova».
Il programma di stasera è stato impaginato per offrire uno spaccato della produzione di Sollima in cui fosse possibile condensare diversi aspetti: la dimensione temporale del percorso creativo (dalla Sonata per violoncello e pianoforte del 1948 a lavori – quali Attesa e Preludio a un nuovo giorno – composti alla fine degli anni Novanta), il versante più sperimentale della produzione accanto alle pagine in cui è più evidente il legame con la tradizione, il senso del tragico e l’ironia, l’idea in qualche misura della “spazialità” del catalogo attraverso la scelta di brani che dal repertorio cameristico vero e proprio conducano a quello per piccola orchestra.
Senso rigoroso della costruzione, forte impegno strumentale e raffinatezza timbrica caratterizzano la giovanile Sonata per violoncello e pianoforte, che mio padre stesso individuava come prima significativa espressione della propria poetica compositiva; «opera costruita solidamente, elaborata e soprattutto “cantata” in un linguaggio moderno, di un modernismo però accessibile al sentimento piuttosto che all’esperimento» (Franco Abbiati).
Lo stesso rigore formale si evidenzia nel taglio classico della Sonata per pianoforte, composta nel 1966 e vincitrice nello stesso anno del Primo premio al concorso di composizione “Città di Treviso”; qui il linguaggio si fa più moderno, sia sotto il profilo della tecnica compositiva (vi è un riflesso del procedimento adoperato da Webern nelle Variazioni per pianoforte), sia nel trattamento delle risorse sonore e timbriche dello strumento. Il pianismo asciutto e nervoso dei due movimenti estremi è bilanciato dall’atmosfera rarefatta, quasi lunare, del tempo centrale, caratterizzato invece da suoni legatissimi.
Altrettanto classico nella struttura è il Quartetto, vincitore anche questo di un Primo premio alla Rassegna Nazionale Compositori di Roma nel 1965 ed eseguito pubblicamente per la prima volta nel concerto di questa sera. è un brano di grande vitalità e freschezza, ma nello stesso tempo anche espressione di scrittura dotta (esemplari in tal senso il fugato del primo movimento e l’uso del tema retrogradato nella seconda variazione del penultimo tempo).
Gli Studi per violino e clarinetto, collocati ad apertura di programma, hanno una forma piuttosto libera e sfruttano questo non usuale connubio per dar vita ad interessanti giochi ritmici incorniciati da episodi di carattere più improvvisativo. Lo spirito in qualche misura sperimentale degli Studi, datati 1961, può essere messo in relazione con il ciclo delle Evoluzioni che, a partire dal 1969, videro mia padre impegnato in una stimolante ricerca di rinnovamento linguistico con conseguente aggiornamento semiografico. La pagina più spinta di questo versante della sua produzione è rappresentata proprio dalle Evoluzioni n. 6 del 1972, con struttura a incastro e rapporto spazio-tempo progettato in funzione di una libera articolazione agogica; la logica costruttiva del brano è determinata essenzialmente da un crescendo timbrico e ritmico.
Melos e Piccolo scherzo su temi di Mozart sono i brani più brevi di questo programma; suggestivo e misterioso il primo, estrapolato dalle musiche di scena per l’Edipo a Colono scritte nel 1976, ironicamente ammiccante il secondo, frutto di quel gusto per il divertimento in musica che in mio padre era spiccatissimo e che ha prodotto infatti tante godibilissime pagine. A questa faccia creativa ne corrisponde una diametralmente opposta – sofferta e al tempo stesso anche espressione di impegno civile – a cui sono riferibili alcuni lavori nati sull’onda emotiva di eventi che lo colpirono per la loro tragica violenza e rispetto ai quali egli intese manifestare la sua condanna di uomo e di artista.
È il caso di Attesa, opera scaturita dal senso di angoscia che mio padre provò la notte in cui rimase sveglio sperando che venisse concessa la grazia al con- dannato a morte Joseph O’Dell. All’inizio della partitura di Attesa mio padre ha scritto: «Conoscere il giorno e l’ora della propria dipartita è un crudele privilegio riservato a chi è condannato alla pena di morte. Attesa, oltre a volere esprimere dura condanna per una legge che disonora la società civile che l’accetta, vuole coinvolgere l’ascoltatore nell’immedesimazione di un tremendo stato d’animo in cui disperazione, angoscia e forse anche accettazione si fondono in un tumultuoso incalzare di pensieri, di sentimenti, di ricordi in lotta con la inesorabile scadenza del tempo. Nel contrasto dinamico, ritmico, armonico e timbrico la musica vuole evocare la convulsa sequenza di immagini, di ricordi, di emozioni che tormentano le ultime ore di vita del condannato, per fermarsi improvvisamente su una misura incompleta, in sintonia con un cuore che cessa di battere...».
Friends of Eliodoro Sollima: in questa formula si potrebbe riassumere lo spirito del concerto di questa sera. Gli artisti coinvolti – dai solisti ai componenti l’ensemble costituitosi per l’occasione – intendono testimoniare con la loro affettuosa partecipazione ciò che Eliodoro Sollima ha significato per la loro crescita musicale. La complementarietà dei diversi aspetti dell’esperienza musicale (com- positivo, didattico, esecutivo) e il rigore morale e intellettuale che ne caratterizzavano la personalità, hanno infatti reso la figura di Sollima un fondamentale punto di riferimento per i tantissimi musicisti – soprattutto siciliani – che hanno avuto l’opportunità di conoscerlo, di frequentarlo, di studiare con lui.
L’eredità di Eliodoro Sollima, a dieci anni dalla scomparsa, è anche rappresentato dagli artisti più giovani che partecipano a questa manifestazione e che, pur non avendo avuto un rapporto diretto con lui, conoscono e apprezzano la sua musica eseguendone pagine rappresentative anche in altre occasioni.
Anna Maria Sollima