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Melodramma in un prologo e tre atti di Giuseppe Verdi
su libretto di Francesco Maria Piave
dal dramma omonimo di Antonio Garcìa-Gutièrrez
Personaggi Interpreti
Simon Boccanegra Roberto Frontali (23, 25, 29)
Nicola Alaimo (24, 27)
Ambrogio Maestri (28)
Maria Boccanegra (Amelia Grimaldi) Amarilli Nizza (23, 25, 27, 29)
Tiziana Caruso (24, 28)
Jacopo Fiesco Ferruccio Furlanetto (23, 25, 27, 29)

Luiz-Ottavio Faria (24, 28)

Gabriele Adorno Walter Fraccaro (23, 25, 27, 29)
Gustavo Porta (24, 28)
Paolo Albiani Ventseslav Anastasov (23, 25, 27, 28)
Gezim Myshketa (24 e 29)
Pietro Paolo Battaglia
Capitano dei balestrieri Vincenzo Monteleone (23, 25, 27)
Vincenzo Bonomo (24, 28, 29)
Un'ancella di Amelia Donatella Gugliuzza
Direttore Philippe Auguin
Regia Giorgio Gallione
Scene e costumi Guido Fiorato
Luci Bruno Ciulli

Nuovo allestimento
in coproduzione con il Teatro Comunale di Bologna

Orchestra e Coro del Teatro Massimo
Maestro del coro Andrea Faidutti
Venerdì 23/10/2009 ore 20.30 Turno Prime
Sabato 24/10/2009 ore 20.30 Turno F
Domenica 25/10/2009 ore 17.30 Turno D
Martedì 27/10/2009 ore 18.30 Turno B
Mercoledì 28/10/2008 ore 18.30 Turno S1
Giovedì 29/10/2009 ore 18.30 Turno C
Foto di scena
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Foto Franco Lannino © Studio Camera

Video

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Durata
Prima parte 100 minuti
Intervallo 25 minuti
Seconda parte 75 minuti

Argomento
Prologo. Nella prima metà del secolo XIV, in una piazza di Genova sulla quale si affaccia il palazzo dei Fieschi. È sera, e l’artigiano Paolo Albani, il suo amico Pietro, marinai e popolani parteggiano per l’elezione a doge di un prode corsaro al servizio della Repubblica: Simon Boccanegra. Egli accetta la candidatura specialmente per amore di Maria Fiesco, che il nobile padre gli negò come sposa benché dai loro amori fosse nata una bimba; quando egli sarà doge, il Fiesco non gli potrà più ricusare Maria che, gravemente inferma, vive segregata nel palazzo. Esce il Fiesco piangente perché la figlia è morta; respinge duramente Simone e si dichiara disposto alla pace con lui se gli restituirà l’innocente bimba messa al mondo da Maria. Ma Simone non può; anch’egli ha perduto ogni traccia della piccina, che era stata affidata a una donna e che è poi stata misteriosamente rapita. Mentre il Boccanegra invoca disperatamente il nome di Maria, la folla lo acclama doge.

Primo atto. Nel giardino del palazzo Grimaldi presso Genova, venticinque anni dopo. Una giovane rievoca il suo passato di orfanella cresciuta in un convento insieme a una piccola Amelia Grimaldi, poi morta. I Grimaldi, proscritti, per evitare che i loro beni passassero ai dogi, sostituirono l’orfana alla sorella; ora tutti credono che la giovane sia Amelia, mentre essa è la rapita figlia del Boccanegra. La raggiunge il gentiluomo Gabriele Adorno, suo fidanzato, e poco dopo ecco il doge Boccanegra venire a chiedere la mano di Amelia per il suo favorito Paolo. Rimasto solo con la giovane, le annuncia di aver fatto grazia ai Grimaldi, ma la fanciulla gli rivela il suo passato, e dalle sue parole e dal confronto fra due medaglioni risulta che essa è sua figlia, e si abbracciano teneramente. Ora Simone, in luogo di Paolo, le destina come sposo Gabriele; sentendo questo, Paolo lo taccia di ingrato e insieme a Pietro decide che la giovane venga portata via con la forza. L’inimicizia fra nobili e popolo si aggrava; Fiesco, che ha preso il nome di Andrea, partecipa ad una congiura dei guelfi contro il doge. La rivalità si fa sentire anche nel palazzo degli Abiati, dove Boccanegra presiede un’adunanza del Consiglio della Repubblica, presenti fra i popolani anche Paolo e Pietro. Egli si adopera per calmare gli animi, quando dalla piazza in tumulto irrompono popolani che inseguono a morte Gabriele, reo di avere ucciso uno sgherro rapitore di Amelia. Il ratto sarebbe stato ordito per conto di un alto personaggio che si vuole sia lo stesso doge. Però la liberata Amelia, senza farne il nome, indica Paolo al padre; le opposte fazioni stanno per azzuffarsi quando il Boccanegra, con una nobile invocazione alla pace, riesce a impedirlo; quindi costringe lo stesso Paolo a maledire colui che ha disposto il rapimento.

Secondo atto. Stanza del doge nel Palazzo Ducale. Paolo vuole vendicarsi prima di tentare la fuga e versa un velenoso sonnifero nella tazza del doge, incitando Gabriele a ucciderlo col fargli credere che Amelia è oggetto d’impuri desideri da parte del doge stesso. S’incontrano Amelia e Gabriele; la prima, che in realtà si chiama Maria come la madre ma di cui nessuno conosce il vero essere, proclama la purezza dei sentimenti fra lei e il doge. Il nome di Gabriele figura nella lista dei nemici del Boccanegra, dal quale invano Amelia invoca perdono per lui. Il doge beve l’acqua avvelenata e si assopisce; Gabriele si avventa col pugnale contro di lui, ma Amelia riesce a fermargli il braccio. Riavutosi, il doge sacrifica all’amore per la figlia la sua causa e rivela a Gabriele di essere il padre di Amelia, imponendogli di correre fra i guelfi insorgenti contro di lui e placarli in nome della patria comune; premio, se vi riuscirà, la mano di Amelia.

Terzo atto. Salone del Palazzo Ducale. Domata la rivolta, Genova è in festa per le nozze di Amelia e Gabriele. Il congiurato Paolo andrà al supplizio, ma prima trova modo di confidare a Fiesco che un veleno da lui propinato mina la vita del doge. Sentendosi già vicino alla morte, il Boccanegra si affaccia a contemplare il suo mare aspirandone la fresca brezza e rimpiangendo di non avervi trovato la tomba. Ed eccogli davanti il Fiesco, ma il doge rivolge al vecchio nobile espressioni di amicizia; sappia che l’orfanella che ritenne perduta è stata trovata, ed è Amelia, figlia di lui, Simone, e di Maria. I due riconciliati si abbracciano e Simone Boccanegra, prima di spirare può benedire Amelia e Gabriele sopraggiunti, trasmettendo a Gabriele il potere. Il Fiesco annuncia ai genovesi che il Boccanegra è morto e li invita ad acclamare il nuovo doge.