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CAVALLERIA RUSTICANA
Melodramma in un atto
di Pietro Mascagni su libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti
e Guido Menasci dal dramma omonimo di Giovanni Verga
Personaggi Interpreti
Santuzza Ildiko Komlosi
Lola Sarah Punga
Turiddu Zoran Todorovich
Alfio Carlos Almaguer
Lucia Maria José Trullu
PAGLIACCI
Dramma in un prologo e due atti,
libretto e musica di Ruggero Leoncavallo
Personaggi Interpreti
Nedda / Colombina Susanna Branchini
Canio / Il pagliaccio Giuseppe Giacomini
Francesco Anile [9 luglio]
Tonio / Taddeo Carlos Almaguer
Beppe / Arlecchino Amedeo Moretti
Silvio Fabio Previati
Primo contadino Pietro Luppina
Giacomo Patti
Secondo contadino Gianfranco Barcia
Riccardo Schirò
Direttore Donato Renzetti
Regia Lorenzo Mariani
Scene e costumi Maurizio Balò
Coreografia Luciano Cannito
Lighting Designer Guido Levi

Assistente alle scene

Antonio Cavallo
Assistente coreografo Luigi Neri

Allestimento del Teatro Massimo di Palermo

Orchestra, Coro, Corpo di ballo e Coro di voci bianche del Teatro Massimo
Maestro del coro Andrea Faidutti
Maestro del coro di voci bianche Salvatore Punturo
Foto di scena
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Foto Franco Lannino © Studio Camera

Video

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Domenica 05/07/2009 ore 21.15 Turno Prime
Martedì 07/07/2009 ore 21.15 Turni D / F
Giovedì 09/07/2009 ore 21.15 Turni B / C
Durata
Cavalleria rusticana 75 minuti
Intervallo
Pagliacci 70 minuti

Argomento

Cavalleria rusticana
Atto unico
Giorno di Pasqua in un paese della Sicilia orientale. L’azione si svolge nella piazza nella quale si trova una chiesa e l’osteria di Lucia.
Si sente Turiddu che canta una serenata a Lola. Prima di partire per la guerra le ha giurato amore eterno ma lei, durante la sua assenza, ha sposato Alfio. Turiddu, di ritorno, per vendicarsi ha iniziato a corteggiare Santuzza e, con la promessa di sposarla, l’ha sedotta. T uriddu, che non può dimenticare l’antico legame, si aggira nei pressi della casa di Alfio il quale, spesso assente, non si accorge di nulla. Chi invece se ne avvede è Santuzza che, preoccupata e angosciata, cerca Turiddu per parlargli e comprendere il suo comportamento. Confida anche quanto sta accadendo a Lucia, madre di Turiddu, svelandole ciò che prova come donna ormai disonorata e abbandonata. A rriva Turiddu e tra i due nasce una concitata discussione, interrotta dal passare di Lola, che sta andando alla messa di Pasqua. Le due donne si scambiano parole ironiche finché Lola va a messa. Poco dopo la segue Turiddu, insensibile a Santuzza che, nella sua condizione di scomunicata, non ha il permesso di entrare in chiesa e dunque, disperata, augura la mala Pasqua all’uomo che la sta abbandonando, e decide di rivelare quanto succede ad Alfio. F inita la messa, la piazza torna a popolarsi; Turiddu beve qualche bicchiere con Lola ed alcuni amici e, al suo avvicinarsi, ne offre uno anche ad Alfio, che rifiuta sdegnato. Ai due rivali non occorrono altre discussioni. La sfida è lanciata; tutti si allontanano: il duello avrà luogo dietro l’orto. questo punto Turiddu, che si finge ubriaco, saluta con commosse parole la madre Lucia, a cui affida l’affranta Santuzza, e va ad incontrare il rivale.
Poco dopo dall’orto giunge l’urlo di una donna: «Hanno ammazzato compare Turiddu!».


Pagliacci
Prologo
Tonio, nelle vesti del commediante Taddeo, a sipario chiuso si presenta al pubblico e spiega di essere il Prologo: dice che sulla scena stanno per apparire antiche maschere ma non si tratta di finzione: il pubblico vedrà un reale squarcio di vita.


Primo atto
L’azione si svolge presso Montalto Uffugo, in Calabria nel Ferragosto del 1865.
In piazza giunge una compagnia di attori per uno spettacolo da tenersi nel teatrino della fiera: Pagliaccio. La compagnia è formata da Canio, capocomico, Nedda, sua giovane moglie, e altri due attori: Peppe e il deforme Tonio. Mentre i contadini festanti circondano il carro della compagnia, Canio annuncia che lo spettacolo avrà luogo alle ore ventitre. Tonio intanto fa il galante con Nedda e Canio, gelosissimo della giovane moglie gli dà un ceffone. Alcuni contadini invitano Canio e Peppe ad andare con loro all’osteria e prendono in giro Canio per la sua gelosia. Lui risponde che non esiterebbe un attimo ad uccidere Nedda se lei gli fosse infedele. Mentre i paesani vanno in chiesa, Nedda resta sola; è preoccupata e inquieta poiché ama segretamente Silvio, un giovane del luogo. Si avvicina Tonio e la importuna nuovamente; Nedda lo deride per la sua gobba e poi, con una frusta, lo colpisce sul viso. Tonio, giurando vendetta, si allontana mentre arriva Silvio per convincere Nedda a fuggire con lui dopo lo spettacolo. Tonio ha ascoltato tutto di nascosto e avverte Canio, che sopraggiunge, ma Silvio riesce a fuggire. Canio affronta Nedda e, minacciandola col coltello, le impone di rivelare il nome dell’amante. Nedda rifiuta e Canio sta per ucciderla ma Peppe lo ferma e lo calma, in vista dello spettacolo che sta per cominciare. I commedianti entrano nel teatrino; Canio è sconvolto al pensiero di dover far ridere il pubblico in un momento in cui è in preda alla disperazione.


Secondo atto
Il pubblico, compreso Silvio, arriva nel teatrino; esce Nedda, nei panni di Colombina e gira fra il pubblico per raccogliere qualche moneta; si avvicina anche a Silvio e gli rinnova l’impegno per la fuga. Si alza il sipario e la commedia rappresenta quanto è realmente successo: Colombina (Nedda) passeggia nervosamente in attesa dell’amante Arlecchino (Peppe), lo sente cantare una serenata ma non può farlo entrare finché non è sicura che lo sposo Pagliaccio (Canio) sia lontano. Entra il servo Taddeo (Tonio) e fa profferte amorose a Colombina. Questa, ora che Pagliaccio è lontano, fa entrare Arlecchino, che prende a calci Taddeo e lo allontana. I due amanti si siedono a tavola e lui propone di fuggire insieme. Improvvisamente entra Taddeo per annunciare che Pagliaccio sta tornando rabbioso. Poi si nasconde, mentre il pubblico si diverte e ride. Arlecchino scappa dalla finestra. Pagliaccio entra furioso, aggredisce Colombina e le chiede il nome dell’amante. Canio, ormai impazzito per la gelosia che realmente prova, dimentica la finzione scenica e minaccia di uccidere con un coltello Nedda se non gli svelerà subito il nome dell’amante. Il pubblico è affascinato dalla recitazione particolarmente realistica, ma Silvio sospetta che non si tratti più di finzione: mentre tenta di salire sul palco, Canio colpisce a morte Nedda che cerca l’aiuto di Silvio. Canio, che ha capito chi è l’amante della moglie, lo colpisce al cuore. Alcuni spettatori salgono sul palco e bloccano Canio, mentre Tonio, cinicamente, si rivolge al pubblico sbigottito: «la commedia è finita».