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ossia LA SCUOLA DEGLI AMANTI Kv. 588
Dramma giocoso in due atti di Wolfgang Amadeus Mozart su libretto di Lorenzo Da Ponte
Personaggi Interpreti
Fiordiligi Maria Luigia Borsi
Yolanda Auyanet (13 e 16)
Dorabella Elena Zidhkova
Damiana Pinti (13 e 16)
Despina Laura Giordano
Giovanna Donadini (13 e 16)
Don Alfonso Andrea Concetti
Ugo Guagliardo (13 e 16)
Guglielmo Vincenzo Taormina
Giovanni Bellavia
Ferrando Maxim Mironov
Andreas Wagner (13 e 16)
Direttore Hubert Soudant
Regia Marco Gandini
Scene Italo Grassi
Costumi Silvia Aymonino
Lighting designer Marco Filibeck
Assistente alla regia Niv Hoffman
Assistente alle luci Valerio Tiberi

Allestimento della Israeli Opera di Tel Aviv e della Fondazione Arturo Toscanini

Orchestra e Coro del Teatro Massimo
Maestro del coro Andrea Faidutti
Foto di scena
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Foto Franco Lannino © Studio Camera

Video

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Mercoledì 10/06/2009 ore 20.30 Turno Prime
Venerdì 12/06/2009 ore 18.30 Turno B
Sabato 13/06/2009 ore 20.30 Turno F
Domenica 14/06/2009 ore 17.30 Turno D
Martedì 16/06/2009 ore 18.30 Turno S1
Mercoledì 17/06/2009 ore 18.30 Turno C
Durata
Prima parte 85 minuti
Intervallo
Seconda parte 85 minuti

Durata complessiva tre ore e 10 minuti circa
Argomento
Primo atto.
Due giovani ufficiali, Ferrando e Guglielmo, stanno discutendo in un caffè di Napoli con l’anziano filosofo Don Alfonso: essi sono certi che le rispettive innamorate, Fiordiligi e Dorabella, siano oltre che belle assolutamente fedeli. Il vecchio scettico li mette in guardia contro illusioni pericolose. I due giovani si indignano e vogliono difendere con un duello l’onore delle loro donne, ma il filosofo propone loro una scommessa: se entro venti-quattr’ore riuscirà a dimostrare che le loro ragazze sono infedeli come tutte le altre donne vincerà cento zecchini, altrimenti sarà lui a pagare la posta. Gli ufficiali, certi della vittoria, accettano e si impegnano a non farne parola con nessuno e a seguire tutte le disposizioni di Don Alfonso. Nel giardino della loro casa Fiordiligi e Dorabella guardano con adorazione i ritratti dei fidanzati. Don Alfonso reca loro una triste notizia: i due ufficiali sono stati richiamati al campo di battaglia. L’incontro fra le due fanciulle e i giovani, già in assetto di partenza, è straziante e gli addii sono dolorosissimi. Le disperate fanciulle invocano la morte e gli innamorati tentano invano di consolarle. Un suono di tamburo chiama perentoriamente gli ufficiali al loro dovere e la barca delle reclute li accoglie. I prolungati addii e le tenere promesse suscitano l’ilarità di Don Alfonso. Mentre la barca si allontana, Fiordiligi e Dorabella augurano ai partenti un viaggio sereno e il filosofo si unisce a loro in un’atmosfera di trasognata malinconia. La cameriera Despina, messa al corrente dalle padrone del triste evento, le invita a non drammatizzare e a consolarsi con nuovi amori: in fondo un uomo vale l’altro e in assenza dei fidanzati la cosa migliore è cercare di distrarsi con altri amanti. Le dame si ritirano indignate. Don Alfonso propone a Despina, offrendole subito uno zecchino d’oro e promettendole a risultato ottenuto venti scudi, di aiutarlo a introdurre in casa due uomini venuti a consolare le padrone. Despina accetta con entusiasmo e rimane sbalordita alla vista degli spasimanti: si presentano infatti due nobili albanesi con grandi mustacchi e vesti stravaganti, nei quali la servetta non riconosce Ferrando e Guglielmo. Alla vista dei due intrusi Fiordiligi e Dorabella reagiscono subito con forza rimproverando Despina per averli fatti entrare, ma Don Alfonso interviene fingendo di riconoscerli come amici carissimi. Le dame sono costrette a subire la presenza degli “albanesi”, ma Fiordiligi ribadisce l’incrollabile fedeltà sua e della sorella e chiede rispetto. Guglielmo tenta goffamente di ottenere i loro favori vantando la bellezza virile sua e dell’amico, ma le fanciulle se ne vanno disgustate e offese. Ciò rallegra molto i due giovani che si sentono già vincitori della scommessa. Tuttavia Don Alfonso li ammonisce: c’è tempo ancora per cantare vittoria, per ora essi debbono soltanto stare ai suoi ordini. Despina informa il filosofo che le padrone se ne stanno malinconiche in giardino e dice di avere un piano infallibile per portarle alla capitolazione. Infatti poco dopo giungono i due “albanesi”, in preda a una finta disperazione e, invano inseguiti da Alfonso, bevono sotto gli occhi delle esterrefatte fanciulle il contenuto di due bottigliette di (finto) arsenico, dopo di che cadono sull’erba in preda agli spasmi della morte. Don Alfonso chiede pietà per i poveretti e corre con Despina a cercare un medico, mentre le due sorelle si inteneriscono per il gesto disperato. Giunge uno strano dottore (che altri non è che Despina travestita) e tocca con la calamita i morenti: sostenuti dalle pietose fanciulle che ora li osservano attentamente, i due spasimanti rinvengono poco a poco. Fingendosi ancora sotto l’effetto del veleno, Ferrando si rivolge teneramente a Fiordiligi e Guglielmo a Dorabella – scambiando così l’oggetto della finta passione – e il corteggiamento riprende sempre più focoso fino a che la sconveniente e intempestiva richiesta di un bacio manda le dame su tutte le furie. La loro sproporzionata reazione è evidentemente indice del loro turbamento e della imminente capitolazione. Dal canto loro gli “albanesi” cominciano a chiedersi se l’ira delle fanciulle sia finta o vera e a temere il peggio.

Secondo atto.
Despina sollecita le padrone a comportarsi da donne e a non lasciar perdere le buone occasioni. Per salvare le apparenze suggerisce di spargere la voce che i forestieri frequentano la casa per incontrarsi con lei. Dorabella è del parere di accettare le visite degli spasimanti, Fiordiligi si lascia convincere e concede alla sorella la scelta del corteggiatore. Dorabella prende Guglielmo e lascia Ferrando a Fiordiligi, che ne sembra contenta: lo scambio delle coppie è perfetto! Don Alfonso avverte le dame che gli albanesi hanno organizzato in giardino una serenata in loro onore. Dorabella cede per prima alle ardenti suppliche di Guglielmo e accetta in regalo un cuore che mette al posto del medaglione con il ritratto di Ferrando. Fiordiligi, anche se profondamente turbata, resiste ancora e trova la forza di ordinare a Ferrando di andarsene ma, rimasta sola, confessa a se stessa di amarlo. I due “albanesi” fanno il punto della situazione: Guglielmo è molto felice nell’apprendere che la sua Fiordiligi ha respinto l’assalto dell’amico, ma deve confessargli, con malcelata soddisfazione, che Dorabella non è stata altrettanto virtuosa. Ferrando si dispera e progetta di vendicarsi, mentre Guglielmo, certo della vittoria, chiede a Don Alfonso i suoi cinquanta zecchini. Ma ancora il saggio filosofo gli ricorda che il tempo della scommessa non è scaduto. Fiordiligi è nelle sue stanze in preda a una grande agitazione e, per salvare il proprio onore, decide di raggiungere Guglielmo al campo militare travestita da ufficiale, invano dissuasa dalla sorella già felice per le nuove nozze. Mentre la fanciulla si sta preparando per la partenza viene raggiunta da Ferrando il quale, pungolato dal desiderio di vendicarsi, gioca con accanimento le sue ultime carte e si finge così disperato da cercare la morte. Fiordiligi non gli sa più resistere e si abbandona vinta fra le sue braccia. Guglielmo, che ha assistito di nascosto con Don Alfonso alla scena, è furente e si sfoga imprecando contro la traditrice. Raggiunto dall’amico cerca con lui il modo di castigare le infedeli e Don Alfonso interviene col suggerimento di sposarle. I giovani si ribellano a quest’idea, ma il vecchio filosofo spiega loro che, dal momento che la natura non fa eccezioni, tanto vale tenersi queste donne. Despina reca la bella notizia che finalmente le dame sono disposte al matrimonio e si prepara a un nuovo travestimento. Ha inizio la festa di nozze. Alfonso introduce un notaio (si tratta ancora di Despina travestita). Si stende il contratto, le dame firmano e subito si odono da lontano voci maschili inneggianti alla vita militare: i due ufficiali stanno per tornare alle loro donne! Gli “albanesi” fuggono con il “notaio” nella stanza accanto e, poco dopo, Guglielmo e Ferrando riabbracciano le loro fidanzate che li accolgono tremanti e stranamente silenziose. Su suggerimento di Alfonso gli ufficiali raccolgono da terra il contratto nuziale e, alla vista delle firme delle loro donne, si adirano terribilmente. Alle fanciulle non resta che ammettere la colpa e chiamare in causa Alfonso e Despina, ma i due giovani entrano nella stanza e ne escono con l’abito “albanese”, rendendo a Dorabella il ritratto di Ferrando e a Despina la calamita del medico. Ora tutto è chiaro anche per Despina. L’ultima parola spetta al filosofo che unisce le coppie tranquillizzando i giovani amici con il suo razionale cinismo: perdute le illusioni, ora si facciano le nozze.