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10 ottobre 2009, ore 18.30

Direttore sir Jeffrey Tate
Soprano Rachel Harnisch


Orchestra del Teatro Massimo

Programma
Edward Elgar
Introduzione e Allegro op. 47

Gustav Mahler
Sinfonia n. 4 in sol maggiore per soprano e orchestra
Bedächtig, nicht eilen
(“Misurato, senza affrettare”)
In gemächlicher Bewegung, ohne Hast
(In modo tranquillo, senza fretta)
Ruhevoll, poco adagio
Sehr behaglich
(“Molto piacevole”)
Note
L’Introduzione e Allegro per quartetto e orchestra d’archi fu composta da Elgar nell’inverno del 1905, ispirandosi a un canto popolare gallese il cui tema, esposto in minore nell’Introduzione, viene poi trasposto in maggiore nell’Allegro. L’Introduzione è quasi completamente dominata dal carattere popolaresco del tema, sentimentale e cantabile, cui segue l’Allegro in forma sonata modificata con un fugato al posto del tradizionale sviluppo e, dopo la ripresa, una riesposizione del motivo in minore che, riecheggiando l’Introduzione, racchiude l’opera in una forma di simmetrica ciclicità. Scritta tra il 1899 e il 1901, la Quarta Sinfonia fu la prima partitura sinfonica di Mahler a essere completata dopo il trasferimento del compositore a Vienna nel 1897. Di quel nuovo contesto artistico e culturale riflette parte delle impressioni lasciate dal contatto col modernismo del gruppo “Die Jungen” come di quello della “Secession” viennese, influssi pur sempre di superficie, dato che la sua principale preoccupazione restava il pubblico conservatore della capitale austriaca e non l’avanguardia che lo criticava. Rispetto infatti alle tre sinfonie precedenti, formalmente ibridate dal poema sinfonico, la Quarta sembra voler rivendicare una fiera appartenenza al genere sinfonico e alla sua venerabile storia: fra i riferimenti classicisti possono essere letti la riduzione dell’organico orchestrale (rispetto alle precedenti esperienze mahleriane), la suddivisione in quattro movimenti e alcuni stratagemmi formali di matrice classico-romantica che sfociano nel quarto movimento contenente un Lied da Des knaben Wunderhorn, che precedentemente era stato progettato come ultimo movimento della Terza sinfonia. Il rapporto con la tradizione non è tuttavia intrattenuto come semplice eredità tecnico-compositiva ma come dialettica serrata tra passato e presente. L’architettura dell’opera segnala già a livello macroscopico questa intenzione, tramite la netta cesura che separa i primi due movimenti – dove, a governare il discorso musicale, sono prima l’artificio e poi i retaggi folklorici, metafore rispettivamente del Classicismo e del Romanticismo – dagli ultimi due, tesi all’intimismo e alla trascendenza. Così, il primo movimento si articola attraverso uno scheletro di forma sonata, mentre il secondo (con funzione di Scherzo), è una scanzonata, gioiosa profusione di sonorità apparentemente bucoliche ma in realtà distorte e animalesche, ottenute anche ricorrendo alla “scordatura” del violino solo, innalzato di un tono affinché suoni antiquato e stridulo «Wie ein Fidel» (“come una viella”). Il Terzo movimento non potrebbe essere più diverso, con la sua melodia lirica il cui incedere non è retorico o architettonico bensì modernamente narrativo, quasi fosse la rappresentazione sonora di un viaggio dell’anima, ora idilliaco ora drammaticamente frammentario. Finché nell’ultimo movimento il Lied e la voce umana cercano di spiccare un volo ultraterreno (il cui afflato sempre diverso e sempre intimamente rassegnato è la cifra stilistica principale della musica di Mahler) che a ogni colpo d’ala verso il cielo fa seguire un ripiegamento, quasi a voler alludere all’ininterrotta altalena dell’esistenza umana.
Das himmlische Leben
Wir genießen die himmlischen Freuden, / D’rum tun wir das Irdische meiden. / Kein weltlich’ Getümmel / Hört man nicht im Himmel! / Lebt alles in sanftester Ruh’. / Wir führen ein englisches Leben, / Sind dennoch ganz lustig daneben; / Wir tanzen und springen, / Wir hüpfen und singen, / Sanct Peter im Himmel sieht zu.


La vita celestiale
Godiamo le gioie celesti, / Fuggiamo tutto ciò che è terrestre / Il fragore caratteristico del mondo / Non si ode qui in cielo! / Tutto vive nella dolce pace. / Viviamo una vita di angeli / E pur tuttavia siam fe- lici / Danziamo e saltiamo, / Saltiamo e cantiamo! / San Pietro nel cielo ci guarda.



Johannes das Lämmlein auslasset, / Der Metzger Herodes d’rauf passet. / Wir führen ein geduldig’s, / Unschuldig’s, geduldig’s, / Ein liebliches Lämmlein zu Tod. / Sanct Lucas den Ochsen tät schlachten / Ohn’ einig’s Bedenken und Achten. / Der Wein kost’ kein Heller / Im himmlischen Keller; / Die Englein, die backen das Brot.

Giovanni lascia libero l’agnello / Erode il macel- laio ci fa caso / Che portiamo un paziente, / Un innocente, un paziente / Un amabile agnellino alla morte! / San Luca uccide il bue, / Senza farci caso, senza scrupoli, / Il vino non costa un quat- trino / Nelle cantine celesti, / E gli angeli cuociono il pane.

Gut’ Kräuter von allerhand Arten, / Die wachsen im himmlischen Garten, / Gut’ Spargel, Fisolen / Und was wir nur wollen. / Ganze Schüsseln voll sind uns bereit! / Gut’ Äpfel, gut’ Birn’ und gut’ Trauben; / Die Gärtner, die alles erlauben. / Willst Rehbock, willst Hasen, / Auf offener Straßen / Sie laufen herbei!

Buone erbe di ogni specie / Crescono nel giardino celeste! / Buoni asparagi, fagioli, / Tutto ciò che vogliamo! / Tutti i vassoi sono pieni e pronti! / Buone pere, buone mele, uva buona! / I giardinieri permettono tutto / I caprioli, le lepri, li vuoi? / Ti vengono di corsa / Dalla strada direttamente in cucina.

Sollt’ ein Fasttag etwa kommen, / Alle Fische gleich mit Freuden angeschwommen! / Dort läuft schon Sanct Peter / Mit Netz und mit Köder / Zum himm- lischen Weiher hinein. / Sanct Martha die Köchin muß sein.

Dovesse poi venire un giorno di magro / Tutti i pesci nuotano con gioia! / Già San Pietro / Getta la rete e l’esca / Dentro lo stagno celeste. / Santa Marta dev’essere la cuoca.