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27 maggio 2009, ore 20.30

Voce solista Elio
Direttore Danilo Grassi
Batteria Biagio Zoli


Orchestra del Teatro Massimo

Programma
Heinz Carl Gruber
Frankenstein!!
Pan-demonium per chansonnier e orchestra

***

Elio e le Storie Tese
La follia della donna
Il vitello dai piedi di balsa
Sogno o son desktop
Nella vecchia azienda agricola

Kurt Weill
La canzone dei cannoni
La canzone di Mandalay
La ballata del magnaccia

Elio e le Storie Tese
Pork e Cindy

Wolfgang Amadeus Mozart
Madamina, il catalogo è questo
Non più andrai farfallone amoroso

Gioachino Rossini
La calunnia è un venticello
Note
Heinz Karl Gruber (Vienna 1943) ha dato in prima persona una definizione del suo Frankenstein!, pan-demonium per chansonnier e orchestra sulle rime infantili di Hans Carl Artmann (Vienna 1921-2000): «le origini di questo “pan-demonium” risalgono alla Frankenstein Suite del 1971 – una sequenza di canzoni e danza che scrissi per il MOB art and tone ART Ensemble di Vienna, attivo a quell’epoca nel campo del teatro strumentale. Nonostante la Suite ebbe successo, non mi soddisfaceva la sua struttura improvvisativa e ritenevo che le giovassero le risorse di un’orchestra intera; così, nel 1976/77 composi nuovamente tutta l’opera portandola alla forma attuale e la partitura venne eseguita per la prima volta nel novembre del 1978 dalla Royal Liverpool Philharmonic Orchestra diretta da Simon Rattle, con me stesso come solista. Per il Berlin Festival del 1979 ne scrissi una versione alternativa per solista e 12 strumenti; da allora le due versioni coesistono felicemente e, nel 1983, presso l’Espace Cardin di Parigi, Frankenstein! è entrato in teatro per la prima volta. Il titolo del libro dal quale ho tratto i versi di Frankenstein! – Allerleirausch, neue sch–ne kinderreime (“Rumore, rumore tutto attorno, nuove amabili rime per bambini”) – preannunciava qualcosa di innocente ma Artmann stesso aveva descritto i suoi versi come “velate affermazioni politiche”. Tipicamente il poeta rifiutava di spiegare ciò che intendeva dire ma la sua reticenza era eloquente: i mostri della vita politica hanno sempre cercato di nascondere il loro vero volto, riuscendo assai spesso nel loro intento. una delle figure ambigue del “pandemonium” è proprio quella dello sfortunato scienziato che a metà dell’opera fa un sorprendente ingresso. Frankenstein – o chiunque si voglia identificare con quel nome – non è il protagonista ma il simbolo di tutte le figure celate nel retroscena e che dimentichiamo a nostro rischio e pericolo (ecco il perché del punto esclamativo). La demistificazione voluta da Artmann trova un parallelismo musicale, per esempio, nella persistente alienazione del suono orchestrale convenzionale tramite l’utilizzo di strumentini e strumenti giocattolo. Tuttavia, benché la presenza di tali strumenti sia pittoresca e divertente, il loro ruolo e tutt’altro che giocoso ma finalizzato a dare giustizia al vero significato dei testi e a conferire un livello strutturale di complessità in più. In analogia con l’eloquio di Artmann, il mio proposito è di dare un’ampia gamma di possibilità combinatorie tra gli idiomi della musica tradizionale e quelli più moderni e popolari, proprio come accade con la semplicità dei testi le cui forme suggeriscono, ma solo a prima vista, un’atmosfera innocente e tranquilla».

Il programma di questo concerto è completato da celebri canzoni degli Elio e le Storie Tese, di Kurt Weill (1900-1950) e da arie d’opera di Mozart (1756-1791) e Rossini (1792-1868), che dialogano con ironica spensieratezza attraverso un gioco di richiami tra un presente iperrealistico e un passato altrettanto disincantato e leggero. Lo stesso Elio, in varie occasioni ha sottolineato le sue origini musicali classiche. «Ad un certo punto della mia vita queste origini ho deciso di ritrovarle. È grazie a queste mie concessioni classiche che mi sono tolto tutti i preconcetti che avevo sulla musica classica e su quella lirica. Giudicarle noiose è solo un luogo comune che va sfatato. Io per primo, in queste esibizioni, sto tentando di sdrammatizzare (uso un termine molto in voga nel mondo della moda) ed invitare tutti ad un ascolto più aperto. Prendete un’opera di Rossini e seguitela attentamente, scoprirete che vi fa anche ridere. Ho avuto il privilegio di conoscere un genio come Berio, uomo dolcissimo, aperto a mille canali della musica. Mi piace anche Azio Corghi, e con Luca Lombardi componiamo insieme canzoni. Dopo anni in cui si era chiusa in se stessa perdendo contatto con il pubblico, la musica contemporanea sta ponendosi di nuovo il problema dell’ascolto, di trovare un incontro con il pubblico. E la gente risponde. L’interesse, soprattutto tra i giovani, sta crescendo. In questo concerto c’è davvero di tutto un po’: una babele di parti liederistiche e di pop, di Scuola Viennese, rap, canzoncine infantili. Un gioco musicale allegro e complicato. Insomma, un “Frankenstein” da palcoscenico nel quale canto, recito poesie, fischio, suono un po’ di strumenti strani, come il kazoo, la melodica, il fischietto a coulisse, tutti previsti dalla partitura provocatoria di Gruber. I versi, poi, sono quelli di poesiole condite allo humour nero, che parlano di topolini intenti a sgranocchiare occhi altrui, dei vizietti di miss Dracula, degli stivali di John Wayne, dei dubbi poteri erotici di Superman… E di un uomo così perbene, che va sempre al parco e spia i bimbi con troppa, troppa, attenzione. Mostri e mostriciattoli dei peggiori incubi, partoriti da un folle scienziato ma che possiamo incontrare nella vita di ogni giorno. Rispetto a loro il povero Frankenstein fa quasi tenerezza».
Floriana Tessitore