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25 maggio 2009, ore 20.30

Direttore Lorin Maazel


Qatar Philharmonic Orchestra



Sostituisce il concerto di Jurij Temirkanov previsto per il 18 maggio
Programma

Marcel Khalife
Arabian Concerto

Gustav Mahler
Sinfonia n. 1 in re maggiore
Langsam. Schleppend. Immer sehr gemächlich
(“Lentamente. Strascinando. Tutto molto trattenuto”)
Kräftig bewegt, doch nicht zu schnell
(“Vigorosamente mosso, ma non troppo presto”)
Feierlich und gemessen, ohne zu schleppen
(“Solenne e misurato, senza strascinare”)
Stürmisch bewegt. Energisch
(“Agitato tempestoso. Energico”)
Note
Ispirata al romanzo Il titano di Jean Paul e completata nella sua prima versione entro il 1888, quella che oggi conosciamo come Sinfonia n. 1 di Gustav Mahler (1860-1911) è il graduale risultato cui l’autore pervenne entro il 1894, trasformando l’iniziale progetto di un poema sinfonico (eseguito a Budapest nel 1889) in sinfonia di derivazione classica (eseguita a Berlino nel 1896 e pubblicata nel 1899), rendendo via via più allusivo il programma letterario che all’inizio lo aveva ispirato. Trattandosi della sinfonia più breve tra quante Mahler ebbe modo di scrivere e di quella dall’organico più in linea con la tradizione del Romanticismo maturo, l’opera può essere vista come una sorta di trampolino verso gli esiti colossali sul piano dell’orchestrazione e oceanici quanto a durata, proporzioni e allargamento della forma, che l’autore abborderà dalla partitura successiva in avanti. Tuttavia per illustrare con più pertinenza la genesi e le caratteristiche di questo capolavoro sinfonico, senza appiattirlo in una prospettiva di opera preparatoria bensì riconoscendone la portata di monumento che liquida il sinfonismo ottocentesco, bisogna riconoscerne le radici dalle quali ebbe modo di germogliare: innanzitutto, nel primo movimento, l’evocazione delle voci della natura (esito estremo di un filone riconducibile sino a Beethoven e Weber) che prelude al tema principale, già adoperato nel secondo dei “giovanili” Lieder eines fahrenden Gesellen (“Ging heut’ morgen über Feld”). A seguire, all’epoca delle prime esecuzioni dell’opera, la partitura comprendeva anche un brano dal titolo Blumine scritto originariamente per le musiche di scena su Der Trompeter von Säckingen di Joseph Scheffel, andate perdute ad eccezione di questo brano. Il secondo movimento conduce l’ascoltatore in un danzante tempo di 3/4, il cui materiale tematico risulta fortemente “austriaco”, quasi un’eco dei Ländler di così frequente ascolto a Vienna e lungo l’arco alpino. Ancora popolaresco è il terzo movimento, basato sulla canzone popolare francese Frère Jacques (nota in italiano come Fra’ Martino Campanaro) il cui tema viene adoperato in canone stratificando gli ingressi in un crescendo che, raggiunta la massima imponenza, si va progressivamente spegnendo. La volontà caricaturale di questo stratagemma venne descritta da Mahler a Natalie BauerLechner che ne ricorda così le parole:

ci si deve immaginare che la musica funebre del “Bruder Martin” venga cupamente suonata da una pessima orchestrina, come quelle che di solito seguono i funerali. In mezzo a ciò risuonano tutta la brutalità, la gaiezza e la banalità del mondo nella musica di un’orchestrina di musicanti boemi che si intromette, e insieme il lamento tremendamente doloroso dell’eroe. Fa un effetto sconvolgente nella tagliente ironia e della sfrenata polifonia, in particolare quando, dopo la sezione centrale, vediamo ritornare il corteo della sepoltura e l’orchestrina funebre intona la solita “gaia melodia” (che qui penetra nelle ossa).

Marziale e risoluto è invece il quarto movimento, che tiene stretto un intreccio di elementi tematici tramite l’adozione della forma sonata. L’ambizione formale di quest’ultima parte, di non facile comprensione a prima vista, rivela in Mahler non tanto l’influsso di Bruckner, quanto quello di Berlioz, Liszt e Wagner, così rivoluzionari, quanto anche Mahler volle esserlo, nell’uso della strumentazione e, soprattutto nel caso di Wagner, così propensi allo sfruttamento della cultura nazionale, dove il ricorso a Jean Paul sta a Mahler come quello di Goethe sta a Schubert.
[Floriana Tessitore]