Acquista online Programma Durata Note Inno alla gioia
L'intero ricavato del concerto di domenica 10 maggio sarà devoluto al progetto "Salviamo l'arte in Abruzzo" del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.


10 maggio 2009, ore 18.30

Direttore James Conlon
Soprano Désirée Rancatore
Mezzosoprano Sara Allegretta
Tenore John Treleaven
Basso Albert Dohmen


Orchestra e Coro del Teatro Massimo

Maestro del coro Andrea Faidutti
Programma
Ludwig van Beethoven
Sinfonia n. 9 in re minore op. 125
Allegro ma non troppo, un poco maestoso
Molto vivace
Adagio molto e cantabile
Presto - Allegro assai
Durata
65 minuti
Note
Nel 1822 una commissione sinfonica della Royal Philharmonic Society di Londra riportò Beethoven a un lavoro che aveva già iniziato a concepire nel 1812: un “Adagio Cantique” sinfonico-corale, «un canto devoto alla vecchia maniera… Signore Iddio ti preghiamo… alleluja». Il compositore decise poi di mettere in musica estratti dal poema di Friedrich Schiller An die Freude, già a lungo fra le sue fonti d’ispirazione (testo dal quale aveva tratto anche alcuni versi per il coro finale del Fidelio).
Una prima combinazione di orchestra e coro era stata sperimentata nella Fantasia corale del 1808 ma ora Beethoven intendeva scrivere «una nuova grande sinfonia in cui le voci sole e il coro entrano sulle immortali parole del poema di Schiller An die Freude; com’è già accaduto per la mia Fantasia per pianoforte, ma su scala ben più ampia». L’opera venne eseguita a Vienna in un’“accademia” del maggio 1824, insieme ad altre composizioni beethoveniane. L’ampio primo movimento, prodigo di soluzioni timbriche inusuali, divarica la forma sonata quasi volendone liquidare la secolare tradizione; inoltre, per la prima volta in una sinfonia, Beethoven capovolge il previsto ordine di scherzo e movimento lento. Dev’essere stato motivo di turbamento per i primi ascoltatori il momento in cui l’orchestra si lanciò in un movimento “Molto vivace” coi timpani che attaccano in ottava e spingono fino alla terza battuta. Il successivo “Adagio” è strutturato su due temi contrastanti elaborati in variazioni di grande complicazione, ivi incluso un passaggio in cui il quarto corno sfrutta le possibilità date dai pistoni (di recente invenzione all’epoca). Il finale è quasi una “sinfonia nella sinfonia” e può essere suddiviso in quattro sezioni: un’introduzione, un tema variato, uno scherzo, un “Andante maestoso” con fugato conclusivo in “Allegro con brio”. Dopo le dissonanze iniziali, un recitativo dei contrabbassi introduce prima e contraddice subito dopo i temi dei precedenti movimenti, fino all’ingresso del tema principale dell’“Inno alla gioia”, avviato dai violoncelli e dai contrabbassi cui poco alla volta si aggiungono gli altri strumenti. Proprio quando sembra di essere giunti all’ennesimo sviluppo orchestrale, questo viene interrotto da dissonanze che preludono alla transizione dall’orchestra alle voci, e in un breve recitativo del baritono tutta la precedente costruzione orchestrale viene disattesa. «O Freunde nich diese Tone» viene annunciato prima dai solisti e poi dal coro che ripropone il tema, quindi è il momento delle parole di Schiller, che affermano i sentimenti della fratellanza universale tanto cara all’animo di Beethoven.
Floriana Tessitore
Inno alla gioia
O Freunde, nicht diese Töne!
Sondern laßt uns angenehmere anstimmen
und freudenvollere!


Freude, schöner Götterfunken,
Tochter aus Elysium,
Wir betreten feuertrunken,
Himmlische, dein Heiligtum!
Deine Zauber binden wieder
Was die Mode streng geteilt;
Alle Menschen werden Brüder,
Wo dein sanfter Flügel weilt.
Wem der große Wurf gelungen,
Eines Freundes Freund zu sein;
Wer ein holdes Weib errungen,
Mische seinen Jubel ein!
Ja, wer auch nur eine Seele
Sein nennt auf dem Erdenrund!
Und wer’s nie gekonnt, der stehle
Weinend sich aus diesem Bund!
Freude trinken alle Wesen
An den Brüsten der Natur;
Alle Guten, alle Bösen
Folgen ihrer Rosenspur.
Küsse gab sie uns und Reben,
Einen Freund, geprüft im Tod;
Wollust ward dem Wurm gegeben,
Und der Cherub steht vor Gott!
Froh, wie seine Sonnen fliegen
Durch des Himmels prächt’gen Plan,
Laufet, Brüder, eure Bahn,
Freudig, wie ein Held zum Siegen.
Seid umschlungen, Millionen!
Diesen Kuß der ganzen Welt!
Brüder, über’m Sternenzelt
Muß ein lieber Vater wohnen.
Ihr stürzt nieder, Millionen?
Ahnest du den Schöpfer, Welt?
Such’ ihn über’m Sternenzelt!
Über Sternen muß er wohnen.
Amici, non questi toni!
Un canto più grato leviamo al cielo
di gioia!


Gioia, bella scintilla degli dèi,
Figlia dell’Eliso,
Noi veniamo, ardenti in viso,
nel tuo tempio glorioso!
Il tuo fascino affraterna
ciò che la moda separò;
Tutti gli uomini diventano fratelli
Là dove le tue dolci ali riposano.
Che colui che ha la fortuna
d’essere l’amico d’un amico;
che colui che ha conquistato una donzella,
divida la sua allegria!
Sì, e anche colui che non ha che un’anima
Sulla terra! E che colui che non ha mai
conosciuto tutto ciò s’allontani
piangendo dalla nostra cerchia!
Tutti gli esseri bevano la gioia
in seno alla natura,
Tutti i buoni, tutti i malvagi,
Seguano le sue tracce di rosa.
Essa ci dà abbracci e vigna,
L’amico, fedele nella morte,
La voluttà è donata al verme,
E il cherubino è davanti a Dio.
Felici, tali soli volano
Sul piano vermiglio dei cieli,
Correte, fratelli, sulla vostra via,
Felici, come un eroe verso la vittoria.
Che si avvingano tutti gli esseri!
Un bacio al mondo intero!
Fratelli, nel più alto dei cieli
un Padre amoroso deve abitare.
Tutti gli esseri si prostrano?
Senti il creatore, Mondo?
Cercalo al di là dei cieli stellati!
Al di sopra delle stelle deve abitare.