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26, 27, 29, 30 novembre -
2, 3, 4, 5, 6, 7 dicembre 2008
Giuseppe Verdi
Aida
Opera in quattro atti su libretto di Antonio Ghislanzoni

Direttore Maurizio Benini
Regia


Franco Zeffirelli


Regia ripresa da Marco Gandini
Scene e costumi

Lila de Nobili

Coreografia

Vladimir Vassilev

Luci Marco Filibeck




Collaboratore alle scene Carlo Centolavigna
Collaboratrice ai costumi Silvia Aymonino
Aiuto regia Nicola Zorzi
Direttore dell'allestimento
scenico
Angelo Canu
Orchestra, Coro e Corpo di Ballo del Teatro Massimo
Maestro del coro

Andrea Faidutti


Allestimento della Fondazione Teatro alla Scala di Milano
 
Personaggi e Interpreti
Il re Andrea Papi 26, 30 novembre - 3, 5, 7 dicembre
Konstantin Gorny 27, 29 novembre - 2, 4, 6 dicembre
Amneris Mariana Pentcheva 26, 30 novembre - 3, 5, 7 dicembre
Tiziana Carraro 27, 29 novembre - 2, 4, 6 dicembre
Aida Amarilli Nizza 26, 30 novembre - 3, 7 dicembre
Susanna Branchini 27 novembre - 2, 5 dicembre
Maria Josè Siri 29 novembre - 4, 6 dicembre
Radames Marco Berti 26, 30 novembre - 3, 7 dicembre
Francesco Anile 27 novembre - 2, 5 dicembre
Badri Maisuradze 29 novembre - 4, 6 dicembre
Ramfis Paata Burchuladze 26, 30 novembre - 3, 6, 7 dicembre
Luiz-Ottavio Faria 27, 29 novembre - 2, 4, 5 dicembre
Amonasro Carlos Almaguer 26, 30 novembre - 3, 5, 7 dicembre
Silvio Zanon 27, 29 novembre - 2, 4, 6 dicembre
Un messaggero Enrico Cossutta 26, 30 novembre - 3, 5, 7 dicembre
Mimmo Ghegghi 27, 29 novembre - 2, 4, 6 dicembre
Una sacerdotessa

Donatella Lombardi

Sacerdotessa Luciana Savignano 26, 30 novembre - 2, 3, 5, 7 dicembre
Soimita Lupu 27, 29 novembre - 4, 6 dicembre
Schiava Sabrina Brazzo
Nubiano José Perez 26, 27 novembre - 3, 4, 5, 6, 7 dicembre
Andrea Volpintesta 29, 30 novembre - 2 dicembre
 
Orari e turni
Mercoledì 26 novembre 2008 Turno Prime h 20.30
Giovedì 27 novembre 2008 Turno S2 h 18.30
Sabato 29 novembre 2008 Turno S3 h 18.30
Domenica 30 novembre 2008 Turno D h 17.30
Martedì 2 dicembre 2008 Turno S1 h 18.30
Mercoledì 3 dicembre 2008 Turno B h 18.30
Giovedì 4 dicembre 2008 Fuori abbonamento h 18.30
Venerdì 5 dicembre 2008 Turno F h 20.30
Sabato 6 dicembre 2008 Fuori abbonamento h 20.30
Domenica 7 dicembre 2008 Turno C h 18.30


 
Argomento

Atto I
Sala nel palazzo del Re a Menfi. Ramfis il gran sacerdote, informa Radamès, capitano delle guardie reali, che gli Etiopi stanno per scatenare una nuova guerra: la dea Iside ha già indicato il nome del supremo condottiero che guiderà le falangi degli Egizi. Radamès spera di essere lui il prescelto: vincendo potrebbe offrire il trionfo ad Aida, schiava etiope di Amneris, figlia del Faraone, di cui è innamorato. Entra Amneris (innamorata a sua volta di Radamès) e chiede al guerriero quale sia la causa della nobile fierezza. Radamès risponde che è la segreta speranza di essere stato prescelto dalla dea, ma la principessa ha colto un improvviso turbamento di Radamès all’apparire di Aida e domanda alla schiava perché si presenti così mesta e afflitta. Aida è terrorizzata dalle voci di una guerra imminente e teme per le sorti della patria e dei suoi cari. Amneris crede di intuire quale sia il vero sentimento di Aida e medita vendetta se scoprirà che la schiava è sua rivale in amore. Il Faraone invita i ministri ad ascoltare le notizie di un messaggero appena giunto dai confini; questi annuncia che gli Etiopi, condotti dal re Amonasro, hanno invaso l’Egitto e minacciano direttamente la città di Tebe. Tutti innalzano il grido di guerra. Il Faraone dichiara che la dea Iside ha designato Radamès come condottiero supremo: il giovane esulta, Amneris gli consegna il vessillo del comando e tutti inneggiano alla vittoria. Rimasta sola, Aida è tormentata da un angoscioso dilemma: come può augurarsi la vittoria dell’amato Radamès e sopportare che la sua patria sia vinta?
Interno del tempio di Vulcano a Menfi. Le sacerdotesse invocano il sommo Fthà, spirito animatore del mondo, e intrecciano mistiche danze propiziatorie. Radamès viene introdotto e Ramfis gli consegna la sacra spada temprata dal dio che dovrà trasformarsi per i nemici dell’Egitto in «terrore, folgore e morte».

Atto II
Una sala nell’appartamento di Amneris. Radamès ha vinto: la principessa, circondata dalle ancelle, sta abbigliandosi per partecipare al trionfo. All’ingresso di Aida, rimane sola con la schiava e scoprire i suoi sentimenti nei riguardi di Radamès. Dapprima Amneris finge di confortare Aida per la sconfitta degli Etiopi, la invita a confidarsi e le chiede con malizia se per caso, fra i combattenti egiziani qualcuno le stesse particolarmente a cuore. Aida avverte l’insidia e svia il discorso. Amneris insiste e, quasi a consolarla per la rovina della sua patria, le annuncia che il condottiero supremo dell’esercito egizio è stato ucciso in combattimento dagli Etiopi. Aida si lascia sfuggire un grido di dolore. Amneris incalza e la schiava, vinta dalla disperazione, non sa più dissimulare. Allora Amneris, prorompendo con ira, le rivela con rabbia i suoi sentimenti. Aida, che ha sempre nascosto di essere figlia di Amonasro, rivela i suoi natali ma poi si pente, si getta ai piedi di Amneris e la implora di perdonarla. Amneris, sprezzante, ricorda ad Aida che potrà punirla atrocemente per questo amore impossibile e le impone di partecipare alla cerimonia.
Uno degli ingressi della città di Tebe. La scena è ingombra di popolo festante. Entrano il Re, i ministri, i sacerdoti, quindi Amneris accompagnata da Aida e dalle ancelle. Sfilano le truppe con le insegne e i trofei, si intrecciano danze di vittoria e infine fa il suo ingresso trionfale Radamès. Il Re lo saluta e lo invita a esprimere i suoi desideri, che giura di accogliere e di esaudire. Radamès chiede che siano portati alla sua presenza i prigionieri etiopi. Fra costoro Aida riconosce il padre, Amonasro, che le impone sottovoce di non tradirlo. Interrogato dal Faraone, Amonasro ammette che Aida è sua figlia, ma non svela di essere il re degli Etiopi: il re è morto in guerra, dice, lui ha combattuto coraggiosamente al suo fianco e, poiché l’amore per la patria non è un delitto, invoca la clemenza del Faraone. Radamès ricorda al Faraone la promessa fatta di esaudire i suoi desideri: orbene, per i prigionieri etiopi chiede la salvezza della vita e la libertà. Libertà per gli altri, ammette infine Ramfis, il gran sacerdote, ma almeno il padre di Aida resti con la figlia come ostaggio e garanzia di pace e di sicurezza. Il Re acconsente. Annuncia quindi a Radamès di concedergli in sposa Amneris.

Atto III
Le rive del Nilo. Ramfis conduce Amneris nel tempio di Iside perché preghi la dea alla vigilia delle sue nozze. Giunge Aida, che attende Radamès per quello che lei crede sia l’ultimo colloquio con l’amato. Amonasro, che ha saputo del convegno, precede Radamès e sollecita la figlia a un atto di patriottismo: farsi rivelare da Radamès quale sentiero segreto seguiranno le truppe egizie per piombare sugli Etiopi che stanno preparandosi alla riscossa. Aida rifiuta di tradire l’amato. Allora il padre la maledice e Aida, profondamente turbata cade ai suoi piedi annunciando che saprà essere degna della sua patria. Alle profferte d’amore del condottiero, Aida risponde orgogliosa che non deve macchiarsi d’uno spergiuro. Resta solo una possibilità per loro: fuggire dall’Egitto e riparare in Etiopia. Radamès dapprima resiste, poi si risolve alla fuga, rivelando il tragitto di guerra. Amonasro ha udito tutto e si presenta a Radamès, proclamando di essere lui il re degli Etiopi. Radamès, angosciato, tenta di negare l’informazione che gli è sfuggita e, nello stesso momento, esce dal tempio Amneris, seguita da Ramfis, e accusa Radamès di tradimento. Amonasro fugge trascinando con sé Aida mentre Radamès consegna la sua sposa al gran sacerdote, offrendosi prigioniero.

Atto IV
Sala nel palazzo del Re. Amneris, combattuta fra la gelosia e l’amore, cerca di salvare Radamès dalla condanna estrema, lo supplica di discolparsi ma Radamès risponde altero che le sue labbra non pronunceranno mai una sola parola di difesa perché non si sente colpevole, non gli importa nulla di vivere nell’infamia e senza l’amore di Aida. Le guardie riportano via il prigioniero. Amneris sente ripetere dai giudici l’accusa di tradimento senza che Radamès risponda per scagionarsi. La sua morte è segnata. Invano Amneris implora, in preda alla disperazione, la clemenza dei sacerdoti, che confermano implacabili la condanna.
La scena è divisa in due piani: il piano superiore rappresenta il tempio di Vulcano, il piano inferiore un sotterraneo. Radamès, condannato a morire sepolto vivo, tenta invano di smuovere la pesante pietra che chiude la sua tomba. Mentre rivolge ad Aida l’estremo pensiero, costei gli compare davanti nell’oscurità: presagendo la sua sorte orrenda, gli confida, si è nascosta nel sotterraneo per morire con lui. I due amanti, strettamente avvinti, danno l’addio alla terra mentre Amneris, coperta da un velo di lutto, si china sulla pietra tombale invocando dalla dea Iside pace eterna per la salma dell’amato.

 

Foto di scena
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Foto Franco Lannino ©Studio Camera