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Stagione > Opere e balletti 2008 > Da una casa di morti
• Personaggi e interpreti | • Orari e turni | • Durata | • Argomento | • Foto di scena |
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| Orchestra del Teatro Massimo Pražský filharmonichý sbor
Allestimento della Welsh National Opera and Scottish Opera |
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| Personaggi e Interpreti | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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| Orari e turni | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Durata L'opera ha una durata di circa 100 minuti senza intervallo |
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| Argomento ATTO I Nel campo di lavoro vicino al fiume Irtysch, in Siberia. Di primo mattino, nel cortile del campo, i prigionieri condannati ai lavori forzati si stanno lavando; alcuni già litigano, altri giocano crudelmente con un’aquila con le ali tarpate. A rendere memorabile la giornata è l’arrivo, da Pietroburgo, di un nuovo prigioniero: Alexandr Petrovič Gorjancikov, che giunge, ancora in abiti borghesi, condannato per reati politici. Ad accoglierlo ci sono insulti e percosse ma neppure tale tortura riesce a commuovere gli altri, indifferenti detenuti che, per ordine del comandante del campo, vengono diretti a lavoro. Alcuni di essi ricordano il loro passato in libertà: Skuratov, moscovita, si lancia in una disperata e selvaggia danza che lo lascia esausto; Luka racconta di aver ucciso un superiore militare dai modi tirannici e, per questo, di essere stato percosso lungamente; un altro detenuto, più anziano, non sa più se definirsi vivo o morto e ne chiede conferma al compagno. ATTO II Sulle rive dell’Irtysch, nella steppa kirgisa, i detenuti festeggiano la Pasqua e, come in ogni giorno di festa, si assisterà a una rappresentazione teatrale. L’attesa è motivo di allegria per uomini tanto sfortunati. Skuratov racconta il suo antico amore per Luisa, fanciulla che fu costretta a sposare un anziano parente che lui, irrompendo al matrimonio, aveva ucciso. Tutti gli altri pensano solo al teatro e sulla scena si rappresentano due pantomime. Nella prima Don Giovanni scaccia il diavolo e ordina a Leporello di far entrare un’Elvira estremamente ritrosa; un cavaliere lo sfida ma cade morto, permettendo tuttavia a Elvira di fuggire. Leporello riesce a portare al padrone la moglie del ciabattino, ma Don Giovanni insiste di volere la moglie del Pope e che gli venga servita la cena. Tuttavia, al momento dell’amplesso, i demoni lo portano via e Leporello resta solo a godersi le grazie della donna. I detenuti si divertono e ridono. La seconda pantomima ha per protagonista una bella mugnaia che, quando il marito è in viaggio, riceve i suoi molti amanti. Costoro, uno dopo l’altro, sono costretti a nascondersi per l’andirivieni di pretendenti sempre nuovi. Finché sopraggiunge il mugnaio che scaccia i primi due amanti. Un terzo, Don Giovanni, rimasto nascosto, si trasforma in demonio, uccide il marito e danza freneticamente con la mugnaia fino a quando entrambi cadono a terra morti. Calato il sipario i prigionieri tornano al campo. Un giovane detenuto si rivolge a una prostituta e, venuto a un diverbio con Petrovič, cerca di colpirlo, ma lo manca; ferisce gravemente invece, Aljeja. ATTO III Nell’ospedale del campo. Il vecchio detenuto, Aljeja, Luka, Šapkin e il folle Skuratov giacciono infermi. Mentre dormono Šiškov racconta la propria storia a Čerevin, che veglia su di lui. Anch’egli ha ucciso la donna che amava, Akulka, promessa sposa a Filka Morozov. Questi incassati i soldi della dote, aveva dichiarato di essere stato amante della ragazza e di preferire di arruolarsi come soldato che sposarla. I genitori avevano picchiato Akulka e costretto Šiškov a sposarla. Durante la prima notte di matrimonio però, lo sposo aveva constatato la verginità della ragazza; dunque l’accusa di Filka era una calunnia. Anche lo sposo, sbeffeggiato dal rivale, picchia l’innocente Akulka che, comunque, si dichiara ancora innamorata di chi l’aveva ingannata e abbandonata; Šiškov le ordina di seguirlo nel bosco e di pregare, e quindi la colpisce con un coltello. Durante il racconto le condizioni di Luka peggiorano finché, ricordando l’attimo dell’omicidio, muore anch’egli ma, morendo, Šiškov riconosce in Luka l’odiato Filka e lo maledice. Intanto, il comandante del campo chiama Petrovič Gorjancikov e gli comunica che la domanda di grazia inoltrata da sua madre è stata accolta ed è libero. I detenuti inneggiano alla libertà e lasciano librarsi in cielo l’aquila: il richiamo all’ordine delle guardie annienta però definitivamente ogni loro velleità, riconducendoli alla disperazione della loro vita quotidiana. |
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Foto di scena (Fare click sulle foto per ingrandirle)
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