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16, 17, 18, 19, 21, 22 ottobre 2008
Leós Janácek
Z MRT VÉHO DOMU
Da una casa di morti
Opera in tre atti su libretto di Leós Janácek
dall’omonimo racconto di F. Dostoevskij

Direttore Gabriele Ferro
Regia David Pountney
Scene e costumi Maria Björnson
Lighting designer Chris Ellis
Collaboratrice alla regia Caroline Clegg
Orchestra del Teatro Massimo
Pražský filharmonichý sbor


Maestro del Coro Lukáš Vasilek

Allestimento della Welsh National Opera and Scottish Opera
 
Personaggi e Interpreti
Alexandr Petrovič Gorjančikov Kay Stiefermann
Alieja Erik Stoklossa
Filka Morozov / Luka Kusmič Stefan Margita
Il grande prigioniero Adrian Thompson
Il piccolo prigioniero Vladimir Chmelo
Il comandante Richard Angas
Il vecchissimo prigioniero Ernst Dieter Suttheimer
Skuratov Peter Straka
Čekunov / Il pope Manrico Signorini
Il prigioniero ubriaco Nicola Pamio
Il cuoco Armando Caforio
Il fabbro Carlo Di Cristoforo
Il giovane prigioniero Alberto Profeta
Una prostituta Elena Borin
Un prigioniero travestito da Don Giovanni David Stout
Kedril / Una voce Hubert Francis
Šapkin Alan Oke
Šiskov Pavlo Hunka
Čerevin Roberto Gionfriddo
Una guardia Nicolò Ceriani
 
Orari e turni
Giovedì 16 ottobre 2008 Turno Prime h 20.30
Venerdì 17 ottobre 2008 Turno B h 18.30
Sabato 18 ottobre 2008 Turno F h 20.30
Domenica 19 ottobre 2008 Turno D h 17.30
Martedì 21 ottobre 2008 Turno S1 h 18.30
Mercoledì 22 ottobre 2008 Turno C h 18.30
 

Durata
L'opera ha una durata di circa 100 minuti senza intervallo
 
Argomento

ATTO I
Nel campo di lavoro vicino al fiume Irtysch, in Siberia. Di primo mattino, nel cortile del campo, i prigionieri condannati ai lavori forzati si stanno lavando; alcuni già litigano, altri giocano crudelmente con un’aquila con le ali tarpate. A rendere memorabile la giornata è l’arrivo, da Pietroburgo, di un nuovo prigioniero: Alexandr Petrovič Gorjancikov, che giunge, ancora in abiti borghesi, condannato per reati politici. Ad accoglierlo ci sono insulti e percosse ma neppure tale tortura riesce a commuovere gli altri, indifferenti detenuti che, per ordine del comandante del campo, vengono diretti a lavoro. Alcuni di essi ricordano il loro passato in libertà: Skuratov, moscovita, si lancia in una disperata e selvaggia danza che lo lascia esausto; Luka racconta di aver ucciso un superiore militare dai modi tirannici e, per questo, di essere stato percosso lungamente; un altro detenuto, più anziano, non sa più se definirsi vivo o morto e ne chiede conferma al compagno.

ATTO II
Sulle rive dell’Irtysch, nella steppa kirgisa, i detenuti festeggiano la Pasqua e, come in ogni giorno di festa, si assisterà a una rappresentazione teatrale. L’attesa è motivo di allegria per uomini tanto sfortunati. Skuratov racconta il suo antico amore per Luisa, fanciulla che fu costretta a sposare un anziano parente che lui, irrompendo al matrimonio, aveva ucciso. Tutti gli altri pensano solo al teatro e sulla scena si rappresentano due pantomime. Nella prima Don Giovanni scaccia il diavolo e ordina a Leporello di far entrare un’Elvira estremamente ritrosa; un cavaliere lo sfida ma cade morto, permettendo tuttavia a Elvira di fuggire. Leporello riesce a portare al padrone la moglie del ciabattino, ma Don Giovanni insiste di volere la moglie del Pope e che gli venga servita la cena. Tuttavia, al momento dell’amplesso, i demoni lo portano via e Leporello resta solo a godersi le grazie della donna. I detenuti si divertono e ridono. La seconda pantomima ha per protagonista una bella mugnaia che, quando il marito è in viaggio, riceve i suoi molti amanti. Costoro, uno dopo l’altro, sono costretti a nascondersi per l’andirivieni di pretendenti sempre nuovi. Finché sopraggiunge il mugnaio che scaccia i primi due amanti. Un terzo, Don Giovanni, rimasto nascosto, si trasforma in demonio, uccide il marito e danza freneticamente con la mugnaia fino a quando entrambi cadono a terra morti. Calato il sipario i prigionieri tornano al campo. Un giovane detenuto si rivolge a una prostituta e, venuto a un diverbio con Petrovič, cerca di colpirlo, ma lo manca; ferisce gravemente invece, Aljeja.

ATTO III
Nell’ospedale del campo. Il vecchio detenuto, Aljeja, Luka, Šapkin e il folle Skuratov giacciono infermi. Mentre dormono Šiškov racconta la propria storia a Čerevin, che veglia su di lui. Anch’egli ha ucciso la donna che amava, Akulka, promessa sposa a Filka Morozov. Questi incassati i soldi della dote, aveva dichiarato di essere stato amante della ragazza e di preferire di arruolarsi come soldato che sposarla. I genitori avevano picchiato Akulka e costretto Šiškov a sposarla. Durante la prima notte di matrimonio però, lo sposo aveva constatato la verginità della ragazza; dunque l’accusa di Filka era una calunnia. Anche lo sposo, sbeffeggiato dal rivale, picchia l’innocente Akulka che, comunque, si dichiara ancora innamorata di chi l’aveva ingannata e abbandonata; Šiškov le ordina di seguirlo nel bosco e di pregare, e quindi la colpisce con un coltello. Durante il racconto le condizioni di Luka peggiorano finché, ricordando l’attimo dell’omicidio, muore anch’egli ma, morendo, Šiškov riconosce in Luka l’odiato Filka e lo maledice. Intanto, il comandante del campo chiama Petrovič Gorjancikov e gli comunica che la domanda di grazia inoltrata da sua madre è stata accolta ed è libero. I detenuti inneggiano alla libertà e lasciano librarsi in cielo l’aquila: il richiamo all’ordine delle guardie annienta però definitivamente ogni loro velleità, riconducendoli alla disperazione della loro vita quotidiana.


 

Foto di scena
(Fare click sulle foto per ingrandirle)
















Foto Franco Lannino ©Studio Camera