Vai all'Archivio del Teatro Massimo
 
21, 23, 24, 25, 26, 27, 28 settembre 2008
Vincenzo Bellini
I Puritani
Melodramma serio in tre parti
Libretto di Carlo Pepoli

Direttore Friedrich Haider
Regia, scene, costumi e luci Pier’Alli
Assistente alla regia Giovanna Maresta
Assistente alle scene Manuela Gasparoni
Costumista collaboratore Elena Puliti
Collaboratore alle luci Bruno Ciulli
Orchestra e Coro del Teatro Massimo

Maestro del coro Miguel Fabían Martínez

Nuovo allestimento del Teatro Massimo in coproduzione col Teatro Comunale di Bologna e col Teatro Lirico di Cagliari
 

Personaggi e Interpreti
Lord Gualtiero Valton Alessandro Guerzoni
Sir Giorgio Valton Carlo Colombara
Burak Bilgili 23, 25 e 27 settembre
Lord Arturo Talbo José Bros
Shalva Mukeria 23, 25 e 27 settembre
Sir Riccardo Forth Marco Di Felice
Vincenzo Taormina 23, 25 e 27 settembre
Sir Bruno Robertson Gianluca Floris
Enrichetta di Francia Federica Proietti
Elvira Desirée Rancatore
Iolanda Auyanet 23, 25 e 27 settembre
 

Orari e turni
Domenica 21 settembre 2008 Turno Prime h 20.30
Martedì 23 settembre 2008 Turno S2 h 18.30
Mercoledì 24 settembre 2008 Turno B h 18.30
Giovedì 25 settembre 2008 Turno S1 h 18.30
Venerdì 26 settembre 2008 Turno C h 18.30
Sabato 27 settembre 2008 Turno F h 20.30
Domenica 28 settembre 2008 Turno D h 17.30
 

Durata
L'opera è in tre atti e la durata complessiva è di circa 3 ore e quindici minuti

Primo atto 80 minuti
Intervallo
Secondo atto 45 minuti
Intervallo
Terzo atto 30 minuti
 

Argomento

L’azione si svolge a Plymouth durante la guerra civile inglese. Le truppe fedeli a Carlo I subiscono nel 1645 una grave sconfitta combattendo contro i puritani guidati da Oliver Cromwell; al monarca vengono tolti tutti i poteri e nel 1648 viene imprigionato quando i suoi fedeli, i cosiddetti “cavaliers”, tentano l’insurrezione. L’anno seguente il re viene giustiziato.

ATTO I
Scena I
Al castello del governatore puritano Lord Gualtiero Valton, all’alba, i soldati si raccolgono in preghiera sotto la guida di Sir Bruno Robertson. Dal castello giunge notizia del prossimo matrimonio di Elvira, figlia del governatore, con Sir Arturo Talbo, un cavaliere seguace degli Stuart. Il governatore aveva già promesso la mano di sua figlia a Sir Riccardo Forth, un capitano del suo esercito, ma ora le ha consentito di sposare l’amato Sir Arturo, sebbene sia un suo nemico politico. Riccardo è disperato, e nemmeno Bruno, suo amico fedele, è in grado di dargli consolazione.

Scena II
Elvira apprende dal suo zio, Sir Giorgio Valton, che egli ha convinto suo padre a farle sposare Sir Arturo. Fuori di sé dalla gioia, Elvira attende di incontrare il suo amato.

Scena III
Gli abitanti del castello si riuniscono nella Sala delle armi per dare il benvenuto allo sposo. Arturo fa il suo ingresso, saluta esultante Elvira e riceve da Valton un salvacondotto per sé e per la sposa. Il governatore gli spiega infatti ch’egli non potrà assistere alla cerimonia, dato che dovrà scortare a Londra una prigioniera – creduta spia degli Stuart – che sarà processata davanti al parlamento anglicano. La prigioniera è condotta nella sala e Arturo ne scopre l’identità: è la regina Enrichetta di Francia, vedova di Carlo I. Arturo decide di salvarla e le promette che l’aiuterà a fuggire. Giunge Elvira in veste nuziale e depone il velo sul capo di Enrichetta per ammirarne l’effetto, quindi esce di scena. Arturo decide di sfruttare il velo per dissimulare l’identità della regina e condurla così fuori della fortezza. Riccardo li sorprende, ma li fa passare senza ostacolarli, sperando così di liberarsi del suo rivale. Elvira viene a sapere della fuga mentre sta per avviarsi in chiesa: è convinta che Arturo abbia tradito il suo amore e l’abbia lasciata per un’altra donna. Cade così in preda alla disperazione e inizia a vaneggiare.

ATTO II
Giorgio descrive come Elvira abbia perso il senno dalla disperazione. Incapace di trovare consolazione, gira senza meta per le stanze del castello invocando l’amato. Riccardo annuncia che Arturo è stato condannato a morte dal parlamento per alto tradimento. Elvira appare in scena: fuori di senno immagina di udire la voce di Arturo e ne lamenta la lontananza. Giorgio commosso prega Riccardo d’intercedere in favore di Arturo, convinto che altrimenti Elvira morirebbe dal dolore. Riccardo dapprima si oppone, ma poi finisce per cedere. I due decidono però che Arturo morirà se all’alba si troverà fra gli assalitori della fortezza.

ATTO III
Arturo ha portato in salvo Enrichetta e, perseguitato dai soldati puritani, è ritornato a Plymouth. Approfittando del buio della notte entra nel castello e sente Elvira cantare una canzone che egli stesso le aveva insegnato un tempo: risponde così alla fanciulla, ma è interrotto da un drappello di armigeri. Si nasconde, quindi prosegue nel canto; compare infine Elvira, che lo riconosce e si getta tra le sue braccia. Ascoltato il racconto delle sue peripezie, la fanciulla sembra riacquistare la ragione. Ma un rullo di tamburo, compromette nuovamente il suo fragile equilibrio. Irrompono Riccardo, Giorgio e i soldati puritani, che riconoscono Arturo e gli comunicano la condanna a morte. A queste parole Elvira, per l’emozione, recupera definitivamente la ragione e dichiara di voler condividere la sorte dell’amato. Mentre i soldati reclamano l’esecuzione della sentenza, giunge un araldo con un messaggio di Cromwell: gli Stuart sono stati sconfitti e per i loro seguaci è proclamata un’amnistia. Fra l’esultanza generale, Arturo si ricongiunge all’amata, che ora potrà sposare.

 

Foto di scena
(Fare click sulle foto per ingrandirle)










Foto Franco Lannino ©Studio Camera