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29 aprile 2008, h 20.30

Direttore Thomas Sanderling
Mezzosoprano Iris Vermillion

Orchestra e Coro del Teatro Massimo
 

Programma

Nikolai Rimskij-Korsakov
Shéhérazade
Suite sinfonica op. 35
Il mare e il vascello di Sinbad
Il racconto del principe Calendario
Il giovane principe e la giovane principessa
Festa a Bagdad - Il mare
Il vascello si infrange su una roccia

Aleksandr Nevskij. Video
Omaggio al Film del 1938 di Sergej Ejzenštein e alla Cantata per mezzosoprano, coro misto e orchestra
op. 78 di Sergej Prokof’ev
Progetto e realizzazione Daniele Abbado, Leonardo Sangiorgi e Studio Azzurro

 

Durata

Il concerto ha una durata complessiva di circa due ore e quindici minuti.

 

Note

Divinità pagane
Shéhérazade, suite sinfonica op. 35, è forse la pagina più conosciuta di Nikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov (Tichvin, 18 marzo 1844 – Ljubensk, 21 giugno 1908), se si fa eccezione per il famigerato “Volo del calabrone”, pezzo di bravura di ogni virtuoso dell’archetto o della tastiera.
Il soggetto di questo ciclo di poemi sinfonici è noto: si tratta dei racconti di Shéhérazade che, per mille e una notte, riuscì a intrattenere il geloso sultano Sciankhriar. Nelle
Cronache della mia vita musicale il compositore stesso spiega l’atteggiamento di grande indipendenza col quale adoperò il materiale letterario e le suggestioni esotiche: «sarebbe inutile cercare all’interno della mia suite dei motivi conduttori legati ora a uno ora a un altro spunto letterario; al contrario, nella maggior parte dei casi tutto ciò che può apparire come motivo conduttore non è che puro e semplice materiale musicale, sinfonico. Sono motivi che passano e che si ripresentano ogni volta sotto una luce differente, e ogni volta disegnano quadri e situazioni diverse».
Luci e suoni differenti come quelli che il compositore stesso percepiva abitualmente, essendo predisposto verso la sinestesia uditiva-visiva, la contaminazione dei due sensi in cui all’ascolto di una nota si vede anche un colore; egli stesso descrisse le note colore per colore: Do/bianco, Re/giallo, Mi bemolle/grigio scuro bluastro, Mi/zaffiro intenso, Fa/verde, Sol/dorato, La/fucsia.

Boris Vol’skij, tecnico del suono e collaboratore del regista Sergej Michajlovič Ejzenštein (Riga 1898 - Mosca 1948), racconta nei dettagli le fasi del coinvolgimento di Sergej Sergeevič Prokof’ev (Sontzovka, 11 aprile 1891 – Mosca, 5 marzo 1953) nella “colonna sonora” del film
Aleksandr Nevskij: «nella primavera del 1938 S.M. Ejzenštein mi chiese di occuparmi della registrazione della musica per il film Aleksandr Nevskij, lavoro che aveva iniziato. […] mi chiese anche di frugare nelle biblioteche musicali e cercare per Prokof’ev canti antichi. Trovai pochissimo materiale musicale dei secoli XIII -XV e lo consegnai al compositore. […] Ejzenštein mostrò a Prokof’ev le inquadrature che aveva disegnato per il futuro film […] e chiese a Sergej Sergeevič se avesse potuto utilizzare in qualunque modo canti cattolici antichi. […] Prokof’ev, dopo averlo ascoltato con attenzione e aver dato un’occhiata ai disegni preparatori che gli erano piaciuti molto, disse di aver deciso di non utilizzare materiale antico, perché nel Novecento non “rispondeva” e di conseguenza non era adatto a rendere la pressione emotiva. Il suo pensiero consisteva nel fatto che bisognava scrivere la musica nello stile a cui sono abituati i nostri ascoltatori, ma che era necessario “ingannare intelligentemente”, in modo che il nostro pubblico la percepisse come musica proveniente da un passato lontano, cioè una musica tale da aiutare l’ascoltatore nella combinazione con le immagini ed avere la sensazione dell’epoca del XIII secolo.
[…] Dopo essersi reso conto di tutte le condizioni, Prokof’ev decise di orchestrare i numeri musicali separatamente, cioè non come avviene di solito per l’esecuzione sinfonica, ma apposta per la registrazione sonora. È necessario sottolineare che la partitura di Aleksandr Nevskij per la registrazione del film è molto diversa da quella che scrisse successivamente per orchestra sinfonica.
[…] Giunse il giorno in cui la musica fu registrata sulla pellicola ed ebbe inizio la preparazione alla registrazione finale del film. S.M. Ejzenštein chiese a Prokof’ev di scrivere l’ouverture. Sergej Sergeevič rifiutò, motivando la cosa nel modo seguente: il film cominciava con l’episodio tragico “La Russia sotto il giogo dei Mongoli”, mentre l’ouverture avrebbe dovuto essere vittorioso- eroica ed egli non vedeva la possibilità di passare da tale ouverture a una musica tragica. Disse di essere pronto a scrivere qualunque tipo di musica necessaria al film, ma non poteva scrivere un’ouverture soltanto in base a una motivazione estetica. Ejzenštein continuava ad insistere. Allora Prokof’ev acconsentì a scrivere un’ouverture soltanto nel caso in cui Sergej Michajlovič avesse collocato all’inizio del film un episodio meno tragico. Ejzenštein non ritenne possibile sovvertire il piano di montaggio del film, perciò la sequenza restò senza ouverture».

Aleksandr Nevskij, 1938, URSS, bianco e nero, 102’
Regia Sergej Michajlovič Ejzenštein (con Dmitrij Vasilev)
Soggetto e sceneggiatura Pëtr Pavlenko e S.M. Ejzenštejn
Fotografia Eduard Tisse
Musiche Sergej Sergeevič Prokof’ev
Montaggio Esfir Tobak
Scenografia Isaak špinel, Konstantin Eliseev, Nikolaj Solovjov
Interpreti Nikolaj čerkasov (Principe Aleksandr Nevskij), Nikolaj Oklopkov (Vaška Buslaj), Andrei Abrikosov (Gavrilo Oleksič), Dmitrij Orlov II (Igant, il fabbro), Vasilij Novikov (Pavsa), Nikolaj Arskij (Domas Tverdislavič), Varvara Massalitinova (Amelfa Timofeevna), Vera Ivaševa (Olga), Aleksandra Danilova (Vasilisa), Vladimir Ersov (Von Balk), Sergej Blinnikov (Sindaco), Ivan Klyukvin (Guerriero), N. Aparin (Michalka), Lev Fenin (Vescovo), P. Paskov (Mikula), N. Vitovtov (Cavaliere), Naum Rogozin (Monaco Nero), A. Gul’Kovskij (Cavaliere), L. Judov (Savka), Ljan-Kun (Chubilaj), Ivan Lagutin (Monaco Ananij) Ideato nel 1989, Aleksandr

Nevskij Video è uno spettacolo in cui Daniele Abbado e Studio Azzurro coniugano la Cantata di Prokof’ev con estratti dal film di Ejzenštein. L’esecuzione dal vivo della Cantata, unita alle immagini del film, descrive un tracciato della strettissima collaborazione tra il grande regista e il compositore russo, reinventando inoltre una serie di associzioni tra contenuto musicale e immagini filmiche.
 

Foto di scena

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Foto Franco Lannino ©Studio Camera