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11 febbraio 2008, h 20.30

Direttore Esa-Pekka Salonen
Pianoforte Juho Pohjonen

Philharmonia Orchestra
 
Programma

Modest Musorgskij
Una notte sul Monte Calvo

Sergej Sergeevič Prokof'ev
Concerto n. 5 in sol maggiore op. 55 per pianoforte e orchestra
Allegro con brio
Moderato ben accentuato
Allegro con fuoco
Larghetto
Vivo

Igor Stravinskij
Le sacre du Printemps
Tableaux de la Russie païenne en deux parties
I - L'adoration del la terre
II - Le sacrifice


 
Note

L’aquila, l’orso e la fenice
Tre compositori russi, ciascuno russo a modo suo: il primo, Modest Petrovič Musorgskij (Karevo-Pskov 1839 - Pietroburgo 1881), schivo suddito di una dinastia al tramonto, il secondo, Sergej Sergeevič Prokof’ev (Sonzovka 1891 - Mosca 1953), esponente di un regime al vertice della propria grandezza, il terzo, Igor Fëdorovič Stravinskij (Oranienbaum 1882 - New York 1971), esule volontario da ogni gabbia dorata.
Ivanova noch’ na Lïsoy gore, letteralmente, “La notte di san Giovanni sul Monte Calvo”, è un poema sinfonico scritto da Musorgskij nel 1867. L’anno prima il compositore ne aveva informato l’amico e collega Milij Balakirev definendolo «per forma e carattere, russo e originale; e spero che arrivi a dare l’impressione di esprimere pienamente la verità storica e la tradizione popolare russa, altrimenti avrò fallito. L’ho scritto in fretta, buttandolo subito giù in partitura senza alcuno studio preliminare, in dodici giorni. ci ho lavorato giorno e notte con la netta percezione di cosa stava accadendo dentro di me. Finché, adesso, mi trovo tra le mani un prodotto russo indipendente, libero da qualsiasi maniera tedesca, cresciuto sul suolo della nostra patria e nutrito a pane russo». La struttura del brano è bipartita: la prima sezione insiste sui contrasti dinamici e sul modo minore, la seconda, più distesa, è in modalità maggiore. Come molte delle folgoranti idee di Musorgskij, anche questo poema sinfonico venne rielaborato e orchestrato da altri musicisti, a cominciare da Nikolaj Rimskij-Korsakov, che ne stilò una versione, come suo consueto, più edulcorata e ortodossa nelle soluzioni armoniche e nell’uso pur assai ricco degli strumenti. Due utilizzi cinematografici hanno poi reso celeberrima la partitura nel novecento: la colonna sonora di Fantasia di Walt Disney, diretta da Leopold Stokowski, e la rielaborazione con ritmo da disco-music (ma armonie e melodia intatte) preparata da David Shire per Saturday Night Fever (“La febbre del sabato sera”) di John Badham. Prokof’ev completò il Quinto concerto per pianoforte e orchestra in sol maggiore op. 55 nel 1932, per una prestigiosa prima esecuzione prevista a Berlino il 31 ottobre, della quale scrisse all’amico Boris Asaf’ev (compositore anch’egli): «La Musica per Pianoforte e Orchestra procede, ma sfortunatamente è piuttosto difficile per il pianista; avevo sperato di venir fuori con un brano che fosse semplice, ma d’effetto. quest’estate dovrò fare una sgobbata, perché la prima esecuzione avrà luogo in ottobre con la filarmonica di Berlino diretta da Furtwängler; ciò significa che mi devo dare da fare». L’opera, presto accantonata da Prokof’ev, venne riportata in auge dai “giovani” virtuosi russi che nel secondo dopoguerra la tennero in repertorio; due di essi vi furono particolarmente legati: Sviatoslav Richter ed Emil Gilels. Richter eseguì il Quinto di Prokof’ev anche il 21 aprile del 1961 al conservatorio di Mosca, quando gli venne conferito il Premio Lenin, massima onorificienza sovietica; identico riconoscimento fu concesso l’anno successivo a Gilels, anch’egli frequente interprete del medesimo concerto. Due grandi virtuosi, entrambi particolarmente adatti al vigore ritmico e dinamico dell’ardua parte pianistica in cui l’autore richiede più volte il raggiungimento di particolari effetti percussivi, fino a scrivere che determinate note vengano eseguite addirittura «col pugno».

Le Sacre du printemps (“La sagra della primavera”), nato come balletto coreografato da Vaslav Nijinskij per i Ballet russes di Sergej Diaghilev, venne rappresentato con grande scandalo il 29 maggio del 1913 al Théâtre des Champs-Elysées con la direzione d’orchestra di Pierre Monteux. Eppure alcuni “specialisti” presenti a quel debutto, come i compositori Maurice Ravel e Alfredo Casella, videro nella partitura di Stravinskij non solo l’opera di genio ma anche una prova di come la musica sperimentale fosse stata liberata dalle catene del conformismo. L’autore attese alla stesura del Sacre tra il 1911 e il 1912, ispirandosi a dipinti di Nicholas Roerich (specialista in soggetti storici slavi). La Prima parte del Sacre, intitolata L’adoration de la terre, è suddivisa in otto sezioni a loro volta intitolate: “Introduction”, “Les augures printaniers, Danses des adolescentes”, “Jeu du rapt”, “rondes printanières”, “Jeu des cités rivales”, “Cortège du sage”, “Le sage”, “Danse de la terre”.
La seconda parte, Le sacrifice, consta di sei sezioni dal titolo: “Introduction”, “Cercles mystérieux des adolescentes”, “Glorification de l’Élue”, “Évocation des ancêtres”, “Action rituelle des ancêtres”, “Danse sacrale (l’Élue)”. Da un quadro all’altro, l’orchestra (il cui organico previsto è d’inconsueta ampiezza, specie nei fiati) viene costantemente sollecitata alla ricerca di particolarità e raffinatezze timbriche, tali da farne una pagina di alto virtuosismo per ogni compagine e ogni direttore; dopo Monteux (autore anche della prima incisione assoluta) la prestigiosa serie degli interpreti storici comincia con Stravinskij stesso e con Stokowsky (solo per citare coloro i quali ne interpretarono il debutto in diversi paesi). Anche il Sacre confluì nella colonna sonora di Fantasia: un vero affare per Disney che per i diritti pagò a Stravinskij appena 5.000 dollari. L’autobiografia di Stravinskij ci informa su quanto non fosse rimasto soddisfatto dalla coreografia di Nijinskij che, a detta del compositore, non comprese a fondo lo spirito libertario suo e di Diaghilev; il balletto è entrato comunque nel repertorio di altri celeberrimi danzatori e coreografi, come per esempio Maurice Béjart, Pina Bausch, Angelin Preljocaj e Paul Taylor.

Floriana Tessitore

 

Foto di scena

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Foto Franco Lannino ©Studio Camera