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21, 24, 25, 27, 28, 31 ottobre 2007
Luigi Cherubini
Medea
Opera in tre atti di François-Benoît Hoffmann dall’omonima tragedia di Corneille

Direttore Bruno Campanella
Regia, scene e costumi Yannis Kokkos
Regia ripresa da Giulio Ciabatti
Maestro del coro Miguel Fabián Martínez
Luci Bruno Ciulli

Orchestra e Coro del Teatro Massimo

Allestimento del Théâtre du Capitole di Tolosa
 

Personaggi e Interpreti

Creonte Felipe Bou
Glauce Daria Masiero 21, 25, 28 e 31 ottobre
Clara Polito 24 e 27 ottobre
Giasone Rubens Pelizzari 21, 25, 28 e 31 ottobre
Sung Kyu Park 24 e 27 ottobre
Medea Chiara Taigi
Neris Agnes Zwierko
Capo delle guardie Antonio Barbagallo 21, 25 e 28 ottobre
Riccardo Schirò 24, 27 e 31 ottobre
Prima ancella Katia Ilardo 21, 25 e 28 ottobre
Maria Di Benedetto 24, 27 e 31 ottobre
Seconda ancella Luisa Francesconi 21, 25, 28, 31 ottobre
Miriam Artiaco 24, 27 e 31 ottobre
 

Orari e turni

domenica 21 ottobre 2007 20.30 turno PRIME
mercoledì 24 ottobre 2007 18.30 turno S/2
giovedì 25 ottobre 2007 18.30 turno B
sabato 27 ottobre 2007 20.30 turno F
domenica 28 ottobre 2007 17.30 turno D
mercoledì 31 ottobre 2007 18.30 turno C
 

Argomento

PRIMO ATTO
A Corinto la figlia di Creonte, Dirce, è sul punto di sposare Giasone ma teme Medea – prima moglie che l’argonauta intende ripudiare – e cerca conforto pregando il dio dell’amore. Creonte rassicura Giasone sulla sorte dei figli avuti da Medea e assiste al corteo degli Argonauti che portano in trionfo il vello d’oro. N el palazzo si aggira Medea, col proposito di rivendicare i diritti dei propri figli e di maledire il marito fedifrago; Creonte le si oppone e poi va via, lasciandola sola con Giasone. Medea prova quindi a commuovere il marito ricordandogli, ma invano, la loro prole, finendo per maledirlo e giurare vendetta. Indirizzo delle maledizioni di entrambi è il vello d’oro, causa di tanta infelicità.

SECONDO ATTO
Nel palazzo di Creonte Medea medita vendetta mentre Neris, sua ancella, cerca invano di indurla a lasciare la città; anche Creonte, con tutto il suo seguito, le intima l’esilio. Medea ottiene tuttavia di potersi trattenere ancora un giorno e, consolata da Neris, sceglie che l’obiettivo della sua vendetta siano i figli che ha avuto da Giasone.
L ’eroe si fa avanti e, insieme alla moglie falsamente addolorata, rievoca i giorni felici della loro unione. Partito Giasone, Medea ordina a Neris di offrire a Dirce, come dono di nozze, il manto che lei stessa ricevette da Apollo. Creonte e la sua corte si ritirano nel tempio di Giunone per pregare, contrastando le minacce di Medea che, infine, si allontana recando una torcia fiammeggiante.

TERZO ATTO
Su un’altura vicino al palazzo, Medea invoca gli dei affinché le diano la forza di compiere la sua vendetta sui figli. Neris conduce i piccoli ma Medea, alla loro vista, si commuove e rivela all’ancella che la vendetta cadrà su Dirce, poiché il dono che le ha inviato è avvelenato. Dirce, a sua volta, conduce i bambini nel tempio, mente in Medea si riaccende il desiderio di ucciderli. Si odono voci sinistre: Creonte e Dirce sono morti avvelenati. Giasone accorre per fermare l’estremo proposito di Medea ma questa, fuggita nel tempio, consuma anche il suo più osceno delitto. Neris annuncia a Giasone l’accaduto mentre Medea, circondata dalle Eumenidi, esce recando ancora il pugnale insanguinato e si presenta allo sposo, giustificando il proprio gesto degenere. Le maledizioni di Medea si arrestano solo allorché, intorno a lei, si levano fiamme che, subito, circondano il tempio e l’intera scena, nel terrore generale.

 
Foto di scena

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Foto Franco Lannino ©Studio Camera