Vai all'Archivio del Teatro Massimo
 
14, 15, 17, 18, 19, 20, 21, 22 aprile 2007
Pietro Mascagni
Cavalleria Rusticana
Melodramma in un atto
di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci
dalla novella omonima di Giovanni Verga
Ruggero Leoncavallo
Pagliacci
Dramma in un prologo e due atti
Libretto di Ruggero Leoncavallo


Direttore Maurizio Arena
Regia Lorenzo Mariani
Scene e costumi Maurizio Balò
Coreografia Luciano Cannito
Maestro del coro Miguel Fabián Martínez
Assistente alle scene Antonio Cavallo
Assistente ai costumi Virginia Santini
Luci Guido Levi

Orchestra,Coro, Corpo di ballo e Coro di voci bianche del Teatro Massimo

Nuovo allestimento
 

Personaggi e Interpreti

Cavalleria Rusticana
Santuzza Mariana Pentcheva 14, 18, 20, 22 aprile
Elisabetta Fiorillo 15, 17, 19, 21 aprile
Lola Sonia Zaramella tutte
Turiddu Carlo Ventre 14, 18, 20, 22 aprile
Francesco Anile 15, 17, 19, 21 aprile
Alfio Alberto Mastromarino 14, 18, 20, 22 aprile
Silvio Zanon 15, 17, 19, 21 aprile
Lucia Maria José Trullu tutte

Pagliacci
Nedda Amarilli Nizza 14, 17,18, 22 aprile
Susanna Branchini 15, 19, 20, 21 aprile
Canio Piero Giuliacci 14, 18, 20, 22 aprile
Warren Mok 15, 17, 19, 21 aprile
Tonio Alberto Mastromarino 14, 18, 20, 22 aprile
Silvio Zanon 15, 17, 19, 21 aprile
Peppe Amedeo Moretti 14, 18, 20, 22 aprile
Saverio Fiore 15, 17, 19, 21 aprile
Silvio Fabio Previati 14, 18, 20, 22 aprile
Luca Grassi 15, 17, 19, 21 aprile
Primo contadino Pietro Luppina 14, 18, 20, 22 aprile
Giacomo Patti 15, 17, 19, 21 aprile
Secondo contadino Antonio Barbagallo 14, 18, 20, 22 aprile
Daniele Bonomolo 15, 17, 19, 21 aprile
 

Orari e turni

sabato 14 aprile 2007 20.30 turno PRIME
domenica 15 aprile 2007 17.30 fuori abbonamento
martedì 17 aprile 2007 18.30 turno S/1
mercoledì 18 aprile 2007 18.30 turno B
giovedì 19 aprile 2007 20.30 fuori abbonamento
venerdì 20 aprile 2007 18.30 turno C
sabato 21 aprile 2007 20.30 turno F
domenica 22 aprile 2007 17.30 turno D
 

Argomento


Cavalleria rusticana
ATTO UNICO
Giorno di Pasqua in un paese della Sicilia orientale. L’azione si svolge nella piazza nella quale si trova una chiesa e l’osteria di Lucia.
Si sente Turiddu che canta una serenata a Lola. Prima di partire per la guerra le ha giurato amore eterno ma lei, durante la sua assenza, ha sposato Alfio. Turiddu, di ritorno, per vendicarsi ha iniziato a corteggiare Santuzza e, con la promessa di sposarla, l’ha sedotta. T uriddu, che non può dimenticare l’antico legame, si aggira nei pressi della casa di Alfio il quale, spesso assente, non si accorge di nulla. Chi invece se ne avvede è Santuzza che, preoccupata e angosciata, cerca Turiddu per parlargli e comprendere il suo comportamento. Confida anche quanto sta accadendo a Lucia, madre di Turiddu, svelandole ciò che prova come donna ormai disonorata e abbandonata. A rriva Turiddu e tra i due nasce una concitata discussione, interrotta dal passare di Lola, che sta andando alla messa di Pasqua. Le due donne si scambiano parole ironiche finché Lola va a messa. Poco dopo la segue Turiddu, insensibile a Santuzza che, nella sua condizione di scomunicata, non ha il permesso di entrare in chiesa e dunque, disperata, augura la mala Pasqua all’uomo che la sta abbandonando, e decide di rivelare quanto succede ad Alfio. F inita la messa, la piazza torna a popolarsi; Turiddu beve qualche bicchiere con Lola ed alcuni amici e, al suo avvicinarsi, ne offre uno anche ad Alfio, che rifiuta sdegnato. Ai due rivali non occorrono altre discussioni. La sfida è lanciata; tutti si allontanano: il duello avrà luogo dietro l’orto. questo punto Turiddu, che si finge ubriaco, saluta con commosse parole la madre Lucia, a cui affida l’affranta Santuzza, e va ad incontrare il rivale.
Poco dopo dall’orto giunge l’urlo di una donna: «Hanno ammazzato compare Turiddu!».


Pagliacci
PROLOGO
Tonio, nelle vesti del commediante Taddeo, a sipario chiuso si presenta al pubblico e spiega di essere il Prologo: dice che sulla scena stanno per apparire antiche maschere ma non si tratta di finzione: il pubblico vedrà un reale squarcio di vita.

PRIMO ATTO
L’azione si svolge presso Montalto Uffugo, in Calabria nel Ferragosto del 1865.
In piazza giunge una compagnia di attori per uno spettacolo da tenersi nel teatrino della fiera: Pagliaccio. La compagnia è formata da Canio, capocomico, Nedda, sua giovane moglie, e altri due attori: Peppe e il deforme Tonio. Mentre i contadini festanti circondano il carro della compagnia, Canio annuncia che lo spettacolo avrà luogo alle ore ventitre. Tonio intanto fa il galante con Nedda e Canio, gelosissimo della giovane moglie gli dà un ceffone. Alcuni contadini invitano Canio e Peppe ad andare con loro all’osteria e prendono in giro Canio per la sua gelosia. Lui risponde che non esiterebbe un attimo ad uccidere Nedda se lei gli fosse infedele. Mentre i paesani vanno in chiesa, Nedda resta sola; è preoccupata e inquieta poiché ama segretamente Silvio, un giovane del luogo. Si avvicina Tonio e la importuna nuovamente; Nedda lo deride per la sua gobba e poi, con una frusta, lo colpisce sul viso. Tonio, giurando vendetta, si allontana mentre arriva Silvio per convincere Nedda a fuggire con lui dopo lo spettacolo. Tonio ha ascoltato tutto di nascosto e avverte Canio, che sopraggiunge, ma Silvio riesce a fuggire. Canio affronta Nedda e, minacciandola col coltello, le impone di rivelare il nome dell’amante. Nedda rifiuta e Canio sta per ucciderla ma Peppe lo ferma e lo calma, in vista dello spettacolo che sta per cominciare. I commedianti entrano nel teatrino; Canio è sconvolto al pensiero di dover far ridere il pubblico in un momento in cui è in preda alla disperazione.

SECONDO ATTO
Il pubblico, compreso Silvio, arriva nel teatrino; esce Nedda, nei panni di Colombina e gira fra il pubblico per raccogliere qualche moneta; si avvicina anche a Silvio e gli rinnova l’impegno per la fuga. Si alza il sipario e la commedia rappresenta quanto è realmente successo: Colombina (Nedda) passeggia nervosamente in attesa dell’amante Arlecchino (Peppe), lo sente cantare una serenata ma non può farlo entrare finché non è sicura che lo sposo Pagliaccio (Canio) sia lontano. Entra il servo Taddeo (Tonio) e fa profferte amorose a Colombina. Questa, ora che Pagliaccio è lontano, fa entrare Arlecchino, che prende a calci Taddeo e lo allontana. I due amanti si siedono a tavola e lui propone di fuggire insieme. Improvvisamente entra Taddeo per annunciare che Pagliaccio sta tornando rabbioso. Poi si nasconde, mentre il pubblico si diverte e ride. Arlecchino scappa dalla finestra. Pagliaccio entra furioso, aggredisce Colombina e le chiede il nome dell’amante. Canio, ormai impazzito per la gelosia che realmente prova, dimentica la finzione scenica e minaccia di uccidere con un coltello Nedda se non gli svelerà subito il nome dell’amante. Il pubblico è affascinato dalla recitazione particolarmente realistica, ma Silvio sospetta che non si tratti più di finzione: mentre tenta di salire sul palco, Canio colpisce a morte Nedda che cerca l’aiuto di Silvio. Canio, che ha capito chi è l’amante della moglie, lo colpisce al cuore. Alcuni spettatori salgono sul palco e bloccano Canio, mentre Tonio, cinicamente, si rivolge al pubblico sbigottito: «la commedia è finita».

Foto di scena

(Fare click sulle foto per ingrandirle)

Foto di scena di Cavalleria rusticana
Foto di scena di Cavalleria rusticana
Foto di scena di Cavalleria rusticana
Foto di scena di Cavalleria rusticana



Foto di scena di Cavalleria rusticana
Foto di scena di Cavalleria rusticana



Foto di scena di Pagliacci
Foto di scena di Pagliacci
Foto di scena di Pagliacci
Foto di scena di Pagliacci
Foto di scena di Pagliacci
Foto di scena di Pagliacci
Foto di scena di Pagliacci
Foto di scena di Pagliacci
Foto di scena di Pagliacci

Foto Franco Lannino ©Studio Camera