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4, 7, 9, 10, 11, 12, 13, 14 gennaio 2007
Giacomo Puccini
Tosca
Melodramma in tre atti
di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica
dal dramma omonimo di Victorien Sardou

Direttore Pinchas Steinberg
Regia Gilbert Deflo
Scene e costumi William Orlandi
Maestro del Coro Miguel Fabián Martínez
Assistente scene e costumi Guia Buzzi
Luci Bruno Ciulli

Orchestra, Coro e Coro di voci bianche del Teatro Massimo

Nuovo allestimento
 

Personaggi e Interpreti

Tosca Raffaella Angeletti 4, 7, 10 gennaio
Susan Neves 9, 11, 13 gennaio
Tatiana Serjan 12, 14 gennaio
Cavaradossi José Cura 4 gennaio
Zvetan Michailov 7, 10, 12, 14 gennaio
Andrew Richards 9, 11, 13 gennaio
Il barone Scarpia Carlo Guelfi 4, 7, 10 gennaio
Boris Trajanov 9, 11, 13 gennaio
Silvano Carroli 12, 14 gennaio
Angelotti Francesco Palmieri tutte
Il sagrestano Marcello Lippi 4, 7, 12, 13, 14 gennaio
Giovanni Bellavia 9, 10, 11 gennaio
Spoletta Mario Bolognesi 4, 7, 9, 10, 11 gennaio
Alessandro Cosentino 12, 13, 14 gennaio
Sciarrone Manrico Signorini 4, 7, 9, 10, 11 gennaio
Giovanni Bellavia 12, 13, 14 gennaio
Un carceriere Daniele Bonomolo 4, 7, 9, 11 gennaio
Cosimo Diano 10, 12, 13, 14 gennaio
 

Orari e turni

giovedì 4 gennaio 2007 20.30 turno PRIME
domenica 7 gennaio 2007 17.30 turno D
martedì 9 gennaio 2007 18.30 turno C
mercoledì 10 gennaio 2007 18.30 turno B
giovedì 11 gennaio 2007 18.30 turno S/2
venerdì 12 gennaio 2007 20.30 turno F
sabato 13 gennaio 2007 20.30 fuori abbonamento
domenica 14 gennaio 2007 17.30 fuori abbonamento
 

Durata

Primo atto - 40 minuti
Intervallo - 20 minuti
Secondo atto - 40 minuti
Intervallo - 20 minuti
Terzo atto - 30 minuti
Durata complessiva (di massima) - 2 ore e 30 minuti
 

Argomento

PRIMO ATTO
Cesare Angelotti, console della caduta Repubblica Romana evaso da Castel Sant’Angelo, si rifugia nella cappella Attavanti in Sant’Andrea della Valle, ove un sacrestano sta recitando l’Angelus e un pittore, Mario Cavaradossi, lavora a un ritratto della Maddalena (modellata sulla marchesa Attavanti, sorella di Angelotti). Angelotti, credendosi solo, esce dalla cappella e s’imbatte in Cavaradossi, suo vecchio amico; il loro incontro viene interrotto dalla voce di Floria Tosca, bella cantante amante del pittore. Alla vista del quadro, Tosca, assai gelosa, riconosce il volto della Attavanti; Mario la rassicura e la congeda ricordole l’appuntamento nella sua casa in campagna, ove promette asilo anche ad Angelotti. Da Castel Sant’Angelo giunge un colpo di cannone, segnale di evasione, e i due amici fuggono insieme. Il sacrestano rientra per un Te Deum in occasione della vittoria delle truppe asburgiche su Napoleone. Sopraggiunge il barone Scarpia, capo della polizia pontificia, sulle tracce del fuggitivo: interrogato il sacrestano, intuisce il passaggio di Angelotti e la complicità di Cavaradossi; torna anche Tosca. Scarpia decide di sfruttare lei e la sua gelosia, mostrandole un ventaglio della Attavanti abbandonato in chiesa. Non appena Tosca cercherà Cavaradossi, egli la pedinerà e scoprirà il covo dell’evaso e del suo fiancheggiatore. Risuona dunque un solenne Te Deum.

SECONDO ATTO
A Palazzo Farnese, durante i festeggiamenti indetti da Maria Carolina, regina di Napoli, Scarpia attende notizie dai suoi sbirri: il primo a giungere è il fedele Spoletta, pedinatore di Tosca, che pur non avendo trovato l’evaso, ha arrestato Cavaradossi per complicità.
Il pittore nega ogni accusa. Convocata da Scarpia, Tosca è disperata nel vedere l’amante in catene, mentre questi, trascinato alla tortura, la supplica di tacere. Scarpia interroga Tosca che, sulle prime, resiste ma poi, alle urla strazianti dell’amato, rivela il nascondiglio di Angelotti. Scarpia, falsamente clemente, interrompe la tortura e fa portare Cavaradossi al cospetto della cantante. Scoperto il tradimento di Tosca, Cavaradossi si dibatte tra il maledire lei e il gioire per l’ultima notizia: Sciarrone, altro tirapiedi di Scarpia, ha appena annunciato la vittoria di Napoleone a Marengo. Inamovibile, Scarpia lo condanna a morte e lo fa trasferire a Castel Sant’Angelo.
Tosca vorrebbe seguire il suo amore, ma Scarpia la trattiene proponendole di liberarlo in cambio dei suoi favori. Le squallide avance sono interrotte da Spoletta che annuncia la morte di Angelotti, suicidatosi prima della cattura. Ora la donna accetta di cedere a patto che Cavaradossi venga subito liberato; Scarpia ne conviene ma, per farlo, metterà in atto un sotterfugio: la fucilazione verrà eseguita a salve. Tosca chiede anche un salvacondotto per assicurarsi la fuga con l’amante: mentre Scarpia lo compila, non vista, impugna un coltello. Non appena lui la sfiora, lo pugnala a morte e fugge.

TERZO ATTO
Le campane suonano il Mattutino e si ode il canto di un pastore. Cavaradossi è a un’ora dalla fucilazione e affida il suo estremo messaggio d’amore a un biglietto che il carceriere darà a Tosca. La donna, intanto, giunge e racconta tutto. Entra il plotone d’esecuzione con armi che essi ritengono caricate a salve: Cavaradossi però cade sul colpo e Tosca, disperata, scopre l’ultimo inganno di Scarpia proprio quando anche il suo delitto viene smascherato. Prima della cattura, Tosca si lancia dagli spalti di Castel Sant’Angelo.
 
Foto di scena

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Foto di scena dell'opera Tosca
Foto di scena dell'opera Genoveva
Foto di scena dell'opera Tosca
Foto di scena dell'opera Tosca
Foto di scena dell'opera Tosca
Foto di scena dell'opera Tosca
Foto di scena dell'opera Tosca
Foto di scena dell'opera Tosca

Foto Franco Lannino ©Studio Camera