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Orchestra, Coro e Coro di voci bianche del Teatro Massimo Nuovo allestimento |
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Personaggi e Interpreti |
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Orari e turni |
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Durata |
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| Primo atto - 40 minuti Intervallo - 20 minuti Secondo atto - 40 minuti Intervallo - 20 minuti Terzo atto - 30 minuti Durata complessiva (di massima) - 2 ore e 30 minuti |
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Argomento |
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| PRIMO ATTO Cesare Angelotti, console della caduta Repubblica Romana evaso da Castel Sant’Angelo, si rifugia nella cappella Attavanti in Sant’Andrea della Valle, ove un sacrestano sta recitando l’Angelus e un pittore, Mario Cavaradossi, lavora a un ritratto della Maddalena (modellata sulla marchesa Attavanti, sorella di Angelotti). Angelotti, credendosi solo, esce dalla cappella e s’imbatte in Cavaradossi, suo vecchio amico; il loro incontro viene interrotto dalla voce di Floria Tosca, bella cantante amante del pittore. Alla vista del quadro, Tosca, assai gelosa, riconosce il volto della Attavanti; Mario la rassicura e la congeda ricordole l’appuntamento nella sua casa in campagna, ove promette asilo anche ad Angelotti. Da Castel Sant’Angelo giunge un colpo di cannone, segnale di evasione, e i due amici fuggono insieme. Il sacrestano rientra per un Te Deum in occasione della vittoria delle truppe asburgiche su Napoleone. Sopraggiunge il barone Scarpia, capo della polizia pontificia, sulle tracce del fuggitivo: interrogato il sacrestano, intuisce il passaggio di Angelotti e la complicità di Cavaradossi; torna anche Tosca. Scarpia decide di sfruttare lei e la sua gelosia, mostrandole un ventaglio della Attavanti abbandonato in chiesa. Non appena Tosca cercherà Cavaradossi, egli la pedinerà e scoprirà il covo dell’evaso e del suo fiancheggiatore. Risuona dunque un solenne Te Deum. SECONDO ATTO A Palazzo Farnese, durante i festeggiamenti indetti da Maria Carolina, regina di Napoli, Scarpia attende notizie dai suoi sbirri: il primo a giungere è il fedele Spoletta, pedinatore di Tosca, che pur non avendo trovato l’evaso, ha arrestato Cavaradossi per complicità. Il pittore nega ogni accusa. Convocata da Scarpia, Tosca è disperata nel vedere l’amante in catene, mentre questi, trascinato alla tortura, la supplica di tacere. Scarpia interroga Tosca che, sulle prime, resiste ma poi, alle urla strazianti dell’amato, rivela il nascondiglio di Angelotti. Scarpia, falsamente clemente, interrompe la tortura e fa portare Cavaradossi al cospetto della cantante. Scoperto il tradimento di Tosca, Cavaradossi si dibatte tra il maledire lei e il gioire per l’ultima notizia: Sciarrone, altro tirapiedi di Scarpia, ha appena annunciato la vittoria di Napoleone a Marengo. Inamovibile, Scarpia lo condanna a morte e lo fa trasferire a Castel Sant’Angelo. Tosca vorrebbe seguire il suo amore, ma Scarpia la trattiene proponendole di liberarlo in cambio dei suoi favori. Le squallide avance sono interrotte da Spoletta che annuncia la morte di Angelotti, suicidatosi prima della cattura. Ora la donna accetta di cedere a patto che Cavaradossi venga subito liberato; Scarpia ne conviene ma, per farlo, metterà in atto un sotterfugio: la fucilazione verrà eseguita a salve. Tosca chiede anche un salvacondotto per assicurarsi la fuga con l’amante: mentre Scarpia lo compila, non vista, impugna un coltello. Non appena lui la sfiora, lo pugnala a morte e fugge. TERZO ATTO Le campane suonano il Mattutino e si ode il canto di un pastore. Cavaradossi è a un’ora dalla fucilazione e affida il suo estremo messaggio d’amore a un biglietto che il carceriere darà a Tosca. La donna, intanto, giunge e racconta tutto. Entra il plotone d’esecuzione con armi che essi ritengono caricate a salve: Cavaradossi però cade sul colpo e Tosca, disperata, scopre l’ultimo inganno di Scarpia proprio quando anche il suo delitto viene smascherato. Prima della cattura, Tosca si lancia dagli spalti di Castel Sant’Angelo. |
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| Foto di scena (Fare click sulle foto per ingrandirle)
Foto Franco Lannino ©Studio Camera |
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