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12 ,13, 14, 16, 17, 18, 19 maggio 2006
Samuel Barber
Vanessa
Opera in tre atti
Libretto di Gian Carlo Menotti
Direttore Jan Latham-Koenig
Regia Cesare Lievi
Scene e costumi Maurizio Balò
Coreografia Giuseppe Della Monica
Assistente alla regia Laurie Feldman Santoliquido
Assistente alle scene Antonio Cavallo
Assistente ai costumi Virginia Santini
Luci Bruno Ciulli

Orchestra, Coro e Ballo del Teatro Massimo
Nuovo allestimento




Personaggi e Interpreti

Vanessa Jeanne Michèle Charbonnet 12, 14, 17, 19 maggio
Brenda Harris 13, 16, 18 maggio
Erika Brigitte Pinter 12, 14, 17, 19 maggio
Kremena Dilcheva 13, 16, 18 maggio
The old baroness Agnes Zwierko tutte
Anatol Gerard Powers 12, 14, 17, 19 maggio
Marcel Reijans 13, 16, 18 maggio
The old doctor Fabio Previati 12, 14, 17, 19 maggio
David Wakeham 13, 16, 18 maggio
Nicholas Ercole Mario Bertolino tutte
A footman Gianfranco Giordano 12, 14, 17, 19 maggio
Cosimo Diano 13, 16, 18 maggio



Orari e turni

venerdì 12 maggio 20.30 turno PRIME
sabato 13 maggio 20.30 turno F
domenica 14 maggio 17.30 turno D
martedì 16 maggio 18.30 turno E
mercoledì 17 maggio 18.30 turno B
giovedì 18 maggio 18.30 turno S/2
venerdì 19 maggio 18.30 turno C
 




Foto di scena

(Fare click sulle foto per ingrandirle)

Foto di scena dell'opera Vanessa
Anatol, Vanessa,
il dottore e il maggiordomo

Erika e Vanessa

Erika


Foto d'insieme

Foto d'insieme

Anatol e Vanessa

Erika

Anatol e Vanessa

Anatol e Vanessa

Anatol e Vanessa

Anatol e Vanessa

Vanessa ed Erika

Foto Franco Lannino ©Studio Camera


Sinossi

Atto I

Una sera d’inverno. Vanessa, una bella donna di mezza età, vent’anni prima ha avuto una relazione con un uomo sposato, Anatol, ed essendosi questi rifiutato di lasciare la moglie per lei, si è segregata in casa. Adesso attende il ritorno dell’uomo. Con lei vivono la madre, la Baronessa, e sua nipote, Erika, giovane e attraente. Finalmente compare alla porta una sagoma maschile. Vanessa, volgendogli la schiena, gli dice che se non l’ama più non gli lascerà vedere il proprio volto e lo inviterà ad andar via immediatamente. L’uomo risponde “Sì, io credo che ti amerò”. Ma quando Vanessa si volta vede che si tratta di un estraneo e fugge via dalla stanza chiamando la nipote. Dopo avere soccorso la zia, Erika ritorna per affrontare l’impostore. Questi spiega di essere Anatol, figlio dell’uomo amato da Vanessa.

Un mese dopo Erika racconta alla Baronessa, sua nonna, di essere stata sedotta da Anatol la notte del suo arrivo. È stata l’unica notte trascorsa con lui e ora si accorge di amarlo e odiarlo al tempo stesso. Anatol e Vanessa entrano per la colazione: appaiono felici. Vanessa fa un’inattesa confessione ad Erika: si è innamorata del giovane Anatol e, a quanto sembra, il suo amore è ricambiato. Quando Anatol entra, Erika gli chiede se egli abbia detto davvero a Vanessa di volerla sposare. Egli ribatte di avere chiesto piuttosto ad Erika di sposarlo. Ma mette in chiaro che la sua idea dell’amore è qualcosa di qualcosa di vago e poco duraturo. Sta ancora aspettando una risposta quando Vanessa invita tutti a recarsi alla cappella per la funzione del sabato. Erika decide di lasciare Anatol a Vanessa.

Atto II
Ultimo dell’anno. Si tiene una grande festa per annunciare il fidanzamento di Anatol e Vanessa. Vanessa è turbata dal fatto che la madre ed Erika non abbiano voluto prendere parte alla festa. Gli ospiti vengono condotti verso la sala da ballo. Svuotatosi l’atrio, Erika scende lentamente le scale, ascoltando l’annuncio del fidanzamento. Improvvisamente, come gravemente ammalata, si accascia sulle scale. Il Maggiordomo la trova così e si offre di rintracciare il dottore, ma lei gli chiede di andare via. Poi corre fuori nel gelo della notte mormorando che il figlio di Anatol “Non deve nascere”.

Atto III
La camera da letto di Erika, alcune ore dopo. Gli invitati sono usciti a cercarla. Anatol la trova e la riporta a casa. Vanessa chiede ad Anatol se egli sappia perché Erika abbia agito così sconsideratamente. Egli è evasivo, dice di sapere che Erika non lo ama. Appena si allontanano, la giovane chiama la nonna e le dice che il bambino non nascerà.

La stanza della pittura, due settimane dopo. Anatol e Vanessa stanno per trasferirsi a Parigi. Vanessa ha lasciato la casa ad Erika. Interrogata circa il suo comportamento della sera del fidanzamento, Erika risponde evasivamente “Credo di avere amato qualcuno che non mi ama”. Poi chiama il Maggiordomo e gli chiede di rimettere tutto com’era un tempo. Adesso tocca a lei attendere.

 




Note
Prima opera di Barber, Vanessa è impregnata della luce crepuscolare del tardo teatro borghese di Ibsen e di Strindberg. I caratteri tuttavia si fermano alla soglia di un patetismo amaro, senza arrivare a una vera e profonda tragicità. Vanessa è in sostanza una prima donna più vocale che teatrale, Anatol un fatuo amoroso piuttosto che un mascalzone e Erika, che in un certo senso è la vera protagonista, un personaggio più ammirevole che memorabile. Un pessimismo esistenziale nato dal fallimento dei sentimenti emerge con più sostanza nell'unico momento in cui al tono realista si sostituisce un siparietto astratto, un quintetto ("To leave, to break") in cui i personaggi fondamentali sospendono il tempo narrativo per svelare il loro destino di perdenti. Anche un personaggio collaterale come il vecchio dottore di famiglia, che dovrebbe assicurare varietà e leggerezza al dramma, rivela nei suoi interventi una rassegnazione appena mascherata da un vitalismo velleitario ("I should never been a doctor, Nicholas"). Così come il linguaggio del libretto di Menotti, neppure la sintassi musicale di Barber si azzarda a tentare rotture al passo coi tempi, anche se non manca un orecchio a gesti musicali più arditi, ad esempio in tutta la complessa scena del ballo nel terzo atto. Un respiro più moderno si nota anche nel ritmo di montaggio delle scene, in cui anche i momenti musicali stilizzati (arie, duetti, concertati) fluiscono nel tempo variando nell'intensità dell'espressione, come sequenze cinematografiche che alternino primi piani e campi lunghi. Lo stile di Barber è comunque ammirevole sia nella condotta delle voci sia nell'orchestrazione, e si distingue sopra ogni altra qualità per quel lirismo introspettivo dell'invenzione melodica, che è il tratto forse più caratteristico del compositore americano.
Oreste Bossini
(da Dizionario dell’opera, Baldini&Castoldi, Milano, 1996)