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Si comunica che le repliche sono state annullate.
Per maggiori informazioni consultare il comunicato stampa.
Vincenzo Bellini
Norma
Tragedia lirica in due atti
Libretto di Felice Romani
Direttore Bruno Campanella
Regia Walter Pagliaro
Scene e costumi Alberto Verso
Maestro del Coro Paolo Vero
Assistente alla regia Daniela Schiavone
Luci Bruno Ciulli


Orchestra e Coro del Teatro Massimo

Nuovo allestimento in coproduzione con il Teatro Massimo Bellini di Catania




Personaggi e Interpreti

Pollione Carlo Ventre
Renzo Zulian
Oroveso Riccardo Zanellato
Michail Ryssov
Norma Dimitra Theodossiou
Adrienne Dugger
Adalgisa Daniela Barcellona
Nidia Palacios
Clotilde Pinuccia Passarello
Carmen Ghegghi
Flavio Giuseppe Caltagirone



Orari e turni

domenica 2 aprile 20.30 turno PRIME
martedì 4 aprile 18.30 turno E - ANNULLATA
mercoledì 5 aprile 18.30 turno B - ANNULLATA
giovedì 6 aprile 18.30 turno S/1 - ANNULLATA
sabato 8 aprile 20.30 Fuori abbonamento - ANNULLATA
domenica 9 aprile 17.30 turno D - ANNULLATA
martedì 11 aprile 18.30 turno C - ANNULLATA
mercoledì 12 aprile 18.30 turno S/3 - ANNULLATA
giovedì 13 aprile 20.30 turno F - ANNULLATA




Foto di scena

(Fare click sulle foto per ingrandirle)

Foto di scena dell'opera Norma
Norma, Adalgisa e
Pollione

Norma, Adalgisa e Pollione

Norma, Clotlde e
i figli di Norma


Pollione e Flavio

Norma

Norma, Oroveso e Pollione

Foto d'insieme

Foto d'insieme

Foto d'insieme

Norma, Clotlde e i figli di Norma

Norma

Norma

Foto Franco Lannino ©Studio Camera


Sinossi

Atto I

Nel profondo di una foresta i Druidi si radunano intorno all’altare del loro dio, Irminsul, dove il sacerdote Oroveso li esorta a pregare per la riscossa contro i Romani conquistatori. Quando si allontanano, il proconsole romano, Pollione, confessa al suo attendente che egli non ama più la gran sacerdotessa Norma, figlia di Oroveso, essendosi innamorato di una giovane novizia, Adalgisa. I due si allontanano mentre i Druidi si radunano e Norma prega la dea luna che le conceda pace. Dopo la partenza dei Druidi, Adalgisa si avvicina per pregare che le venga concessa la forza per resistere a Pollione.  Ma questi, sopraggiungendo, la persuade a seguirlo a Roma il giorno dopo.

In un ritiro nascosto, Norma spiega a Clotilde, sua confidente, di temere che Pollione possa abbandonare lei e i due figli per una donna di cui non conosce l’identità. I bambini vengono portati via mentre entra Adalgisa venuta a confessare il suo amore. Pensando al proprio, altrettanto sacrilego, Norma si accinge a sciogliere i voti della giovane, ma la sua tenerezza si trasforma in collera quando compare Pollione e Norma riconosce in lui il seduttore di Adalgisa, la quale adesso giura che preferirebbe morire piuttosto che allontanarlo da Norma.

Atto II

Quella notte stessa, col pugnale in mano, Norma esorta se stessa ad uccidere nel sonno i figli avuti da Pollione. Non riuscendovi, supplica Adalgisa, che nel frattempo è arrivata, di portarli a lui. La giovane rifiuta, supplicando la madre disperata di avere pietà dei suoi figli. Norma abbraccia Adalgisa, che si offre di andare da Pollione ad intercedere per lei.
I Druidi si radunano al loro altare per ascoltare Oroveso il quale annuncia che Pollione sta per essere sostituito da un comandante più agguerrito. Egli è furibondo per la servitù imposta da Roma ma esorta tutti ad accettare una temporanea sottomissione, così che l’eventuale ribellione abbia maggiore garanzia di successo. 
Al tempio Norma è sconvolta nell’apprendere da Clotilde che le suppliche di Adalgisa a Pollione sono state vane, e incollerita convoca il popolo per muoverlo a guerra contro i conquistatori. Oroveso chiede una vittima da offrire in sacrificio, e proprio in quel momento Pollione è condotto dentro prigioniero per avere profanato il santuario.
Sola con lui, Norma gli offre la libertà purché egli accetti di rinunciare ad Adalgisa e di ritornare a lei. Quando egli rifiuta, Norma convoca i Druidi e confessa il proprio sacrilegio. Commosso dalla nobiltà della donna, Pollione insiste per condividerne il destino. Dopo avere implorato Oroveso di avere cura dei suoi figli, Norma precede l’amante al rogo mentre la folla prega.




Note

“Fiasco! Fiasco! Solenne fiasco!” così sembra che Vincenzo Bellini riferisse a proposito della prima rappresentazione assoluta della sua Norma in una lettera indirizzata al librettista Felice Romani e scritta di getto di rientro dal teatro. E può sembrare difficile a credersi che l’insuccesso abbia inizialmente accolto un’opera divenuta in seguito talmente popolare da far sì che  molte delle sue melodie – su tutte la celebre invocazione alla divinità lunare, Casta Diva – siano oggi familiari anche a chi non frequenta il teatro d’opera.

Alla composizione di Norma Bellini si dedicò nell’autunno del 1831, all’indomani dello strepitoso successo della Sonnambula, in seguito agli accordi presi con l’impresario Giuseppe Crivelli per la creazione di una nuova opera per il Teatro alla Scala, un’opera in cui il ruolo del protagonista maschile sarebbe stato affidato al tenore Domenico Donzelli, poco gradito al musicista che non nutriva molta fiducia nelle doti vocali del cantante, ma che avrebbe avuto nei ruoli di Norma e Adalgisa Giuditta Pasta e Giulia Grisi, due fra le più note e celebrate voci femminili dell’Ottocento.

Il soggetto prescelto da Bellini fu la tragedia Norma, ossia l’infanticidio di Louise-Alexandre Soumet, da poco rappresentata trionfalmente a Parigi a cui il librettista Romani apportò alcuni importanti cambiamenti eliminando i personaggi dei due figli di Norma (che appaiono in scena solamente come mute comparse), eliminando il loro assassinio ad opera della madre e facendo in modo che tutto il dramma vertesse invece su Norma stessa e sul suo tormento di sacerdotessa spergiura e di amante tradita.

E la fredda accoglienza riservata dal pubblico della Scala alla prima apparizione della Norma diviene più comprensibile proprio se si osservano alcune delle scelte drammaturgiche adottate da Bellini e da Romani, soluzioni poco in linea con la tradizione operistica dell’epoca: la fortissima caratterizzazione di un personaggio principale che catalizza su di se tutti gli eventi della vicenda narrata, lo spazio in fondo esiguo concesso al protagonista maschile (il personaggio più convenzionale dell’opera), la presenza di una seconda donna – la giovane sacerdotessa Adalgisa, rivale involontaria e amica coraggiosa di Norma – a cui non è concessa nemmeno un’aria, la mancanza di un vero antagonista, l’insolita chiusa del primo atto con un terzetto invece che con il “rituale” concertato, non erano elementi in linea con il gusto del periodo. L’insuccesso di Norma durò comunque soltanto una sera: già dalla seconda recita infatti l’opera iniziò a riscuotere gli applausi che meritava, fino al trionfo delle trentaquattro repliche.

Marcella Musacchia