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25, 26, 27, 29, 31 gennaio - 3, 4, 5 febbraio 2006
Wolfgang Amadeus Mozart
Il ratto dal serraglio
(Die Entführung aus dem Serail)
Singspiel in tre atti
Libretto di Johann Gottlieb Stephanie der Jüngere
Direttore Gabriele Ferro
Regia Stephen Medcalf
Assistente alla regia e ai dialoghi Carmen Jakobi
Scene e costumi Isabella Bywater
Luci Bruno Ciulli


Orchestra e Coro del Teatro Massimo

Allestimento del Teatro delle Muse di Ancona e del Teatro Lirico di Cagliari



Personaggi e Interpreti

Constanze Desirèe Rancatore
Yelda Kodalli
Blonde Anna Maria Dell'Oste
Gabriella Costa Maluberti
Belmonte Jörg Schneider
David Alegret
Pedrillo Kurt Azesberger
Christoph Späth
Selim Heinrich Baumgartner
Osmin Bjorn Kristinsson
Friedemann Kunder



Orari e turni

mercoledì 25 gennaio 20.30 turno PRIME
giovedì 26 gennaio 18.30 turno S/1
venerdì 27 gennaio 18.30 turno B
domenica 29 gennaio 17.30 turno D
martedì 31 gennaio 18.30 turno S/3
venerdì 3 febbraio 18.30 turno C
sabato 4 febbraio 20.30 turno F
domenica 5 febbraio 17.30 turno E




Foto di scena

(Fare click sulle foto per ingrandirle)

Foto di scena dell'opera Il ratto dal serraglio












Foto Franco Lannino ©Studio Camera


Sinossi
Atto I

Turchia, XVIII secolo. Selim Pascià ha comprato dai pirati tre prigionieri europei: Constanze, una spagnola di buona famiglia, Blonde, la sua cameriera inglese, e Pedrillo, servitore di Belmonte, che è il fidanzato di Constanze. Quest’ultimo li raggiunge nel palazzo in riva al mare dove Constanze è divenuta favorita del pascià e Pedrillo il suo giardiniere. Blonde invece è stata offerta dal pascià al suo sovrintendente, Osmin. Il primo incontro di Belmonte è con Osmin, che si mostra gentile con lui fino a quando Belmonte menziona Pedrillo, rivale del custode nell’amore per Blonde.

Egli caccia via Belmonte e litiga con Pedrillo, che nel frattempo è arrivato nella speranza di riconciliarsi con lui. Belmonte ritorna in cerca del suo ex-servitore, il quale gli dice che il Pascià ama Constanze ma che non vuole averla con la forza. Pedrillo proverà ad organizzare un incontro tra Constanze e Belmonte e una fuga in nave con Blonde, se riusciranno ad aggirare Osmin.

In un nascondiglio, Belmonte si strugge per Constanze, che giunge insieme a Selim Pascià. Quando il pascià le chiede se ella sia ancora triste per la corte che lui le fa, Constanze risponde di non potere dimenticare il fidanzato da cui è stata separata. Quando lei esce, Pedrillo presenta Belmonte al Pascià come un promettente giovane architetto. Selim gli dà il benvenuto e, partendo, combina un incontro per il giorno dopo. Quando Belmonte e Pedrillo provano ad entrare nel palazzo, Osmin sbarra loro il passo, ma i due stranieri riescono a entrare nel serraglio raggirandolo.

Atto II

In un giardino, Blonde confonde Osmin con le sue astuzie e gli risponde per le rime quando egli la minaccia. Blonde compiange la padrona per la sua condizione, che non migliora quando il pascià le chiede nuovamente di sposarlo. Lei rifiuta orgogliosamente, preferendo andare incontro alla tortura, fino alla morte. Quando essi si allontanano, Blonde e Pedrillo danzano nel giardino, discutendo il loro piano di fuga: faranno ubriacare Osmin, e tutti e quattro gli innamorati fuggiranno sulla nave di Belmonte. Più tardi, Pedrillo si mette all’opera, trovando Osmin disponibile a collaborare, nonostante il vino sia vietato dalla religione mussulmana. Completamente ubriaco, il ciccione barcolla via con la bottiglia, lasciando a Belmonte il campo libero per incontrare Constanze. All’incontro prendono parte anche Blonde e Pedrillo.

Atto III

Subito prima di mezzanotte, Pedrillo fa collocare una scala sotto la finestra delle dame e intona una serenata, il segnale convenuto per la fuga. Ma sveglia Osmin, che non tarda a capire quello che sta accadendo e conduce tutti dal pascià, il quale va su tutte le furie. Belmonte gli suggerisce di chiedere un sostanzioso riscatto alla sua facoltosa famiglia, i Lostados. Il pascià comprende così che Belmonte è figlio del suo antico nemico, l’uomo che lo ha esiliato dal suo paese. Ma infine decide che piuttosto di vendicarsi ripagherà il male con il bene, liberando Constanze e Belmonte, insieme a Blonde e Pedrillo. La decisione scontenta Osmin, che perderà Blonde, ma Selim gli promette altre ricompense. Gli innamorati, riconoscenti, lodano i loro benefattori mentre si accingono a salpare. 




Note
Il ratto dal serraglio è per la data e il luogo della sua prima rappresentazione, avvenuta al Burgtheater di Vienna il 16 luglio 1782, significativamente legato ai primi anni del fervore riformatore e illuminista di Giuseppe II, dal 1780 privo dei freni impostigli dalla coreggenza con la madre Maria Teresa. Sono di questi primi due anni difatti la famosa “patente sulla tolleranza” e l’abolizione della censura.
Il ratto dal serraglio, perché opera tedesca, perché esempio di un Singspiel nazional-tedesco, è visto e voluto dall’Imperatore come un momento di quella riforma del gusto che è anche un obiettivo del suo governo illuminato. Il Singspiel tedesco in quanto nuova forma teatrale deve contribuire alla formazione dell’uomo nuovo “rischiarato”, cercando di superare già nel palcoscenico i pregiudizi e le false credenze che ottenebrano il retto sentire.
Usando una categoria sociologica ossia quella dell’approssimazione (Cassano), Il ratto dal serraglio costituisce un momento per avvicinare ciò che gli spettatori e la società sentono come “altro”, come “diverso” e che appunto perché tale diviene oggetto di contumelia se non di odio: in questo caso “l’altro” è il turco. Dopo la grande paura del 1683 che portò i turchi a due passi dalla conquista di Vienna, appena tre anni dopo, nel 1686, sulle scene tedesche, ad Amburgo, si rappresenta il primo “Turken-Singspiel”
Kara Mustapha di Johann Wolfgang Franck su testo di Lucas von Bostel. Da quella data in poi i turchi si sprecano sulle scene tedesche e in particolare il Gran Tamerlano che conta al suo servizio più di 35 compositori, tra i quali Alessandro Scarlatti. L’esotismo, il colore orientale ingorga le scene e il turco è da tutti svillaneggiato. Una prima “approssimazione” al turco c’è in Natan il selvaggio di Lessing, opera in cui viene tratteggiato il nobile Saladino; o nell’Ifigenia in Tauride di Goethe con la figura del colto-selvaggio Thoas. Nell’opera lirica l’approssimazione al turco è più lenta, ma già aria di illuminismo si respira nel Singspiel di Gluck Il pellegrino della Mecca che ritrae la nobiltà di un sultano. Verosimilmente questo lavoro di Gluck influenzò la Zaïde di Mozart che può essere considerata, a ragione, l’antecedente del Ratto.
Mozart dando un cuore al turco del suo Ratto contribuisce al progetto rischiaratore di Giuseppe II, pur tenendo in conto il perdurare del pregiudizio, tant’è che nella sua opera è vero che c’è il nobile basso Selim, è pur vero che c’è Osmin, il turco per eccellenza al quale Mozart dedica pagine di straordinario umorismo non certo politically correct. E cosí, con un occhio all’illuminismo dell’Imperatore ed un orecchio alle cattive credenze popolari, Mozart crea il suo primo Singspiel il cui intento pedagogico troverà la sua più matura formulazione nella Zauberflöte a venire .

Piero Violante