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2, 3, 4, 6, 27, 28, 29, 30 dicembre 2005
Pëtr Il'ic Cajkovskij
Lo Schiaccianoci
Balletto in due atti di Amedeo Amodio dal racconto originale Schiaccianoci e il re dei topi di E. T. A. Hoffmann
Direttore Mikhail Agrest
Coreografia e regia Amedeo Amodio
Scene e costumi Emanuele Luzzati
Ideazione Ombre Teatro Gioco Vita
Realizzazione Ombre L'Asina sull'Isola
Interventi musicali Giuseppe Calì
Voce Gabriella Bartolomei
Luci Bruno Ciulli
Direttore del Ballo Luciano Cannito


Orchestra, Corpo di ballo, Piccoli danzatori e Coro di voci bianche del Teatro Massimo

Allestimento della Fondazione Nazionale della Danza
Compagnia Aterballetto - Reggio Emilia




Personaggi e Interpreti

Etoile ospiti Viviana Durante 2,3,4,6 dicembre
Robert Tewsley 2,3,4,6 dicembre
Primi ballerini ospiti Maria Gutierrez 27,28,29,30 dicembre
Breno Bittencourt 27,28,29,30 dicembre



Orari e turni

venerdì 2 dicembre 20.30 turno PRIME
sabato 3 dicembre 20.30 turno F
domenica 4 dicembre 17.30 turno D
martedì 6 dicembre 18.30 turno E
martedì 27 dicembre 18.30 turno B
mercoledì 28 dicembre 18.30 turno S/2
giovedì 29 dicembre 18.30 turno C
venerdì 30 dicembre 18.30 turno S/3



Foto di scena

(Fare click sulle foto per ingrandirle)

Foto di scena del balletto Lo Schiaccianoci












Foto Franco Lannino ©Studio Camera


Sinossi
Atto I

È la vigilia di Natale.
Drosselmeier, padrino di Clara e di Fritz, recita la canzone dell’orologiaio.
Clara e Fritz, intanto, attendono con trepidazione l’arrivo della festa e dei doni: si addormentano e vengono trasportati nel mondo dei sogni.
Arrivano gli ospiti, portando doni in scatole che ai due bambini sembrano enormi e sorprendenti. Drosselmeier, per animare la festa, racconta la fiaba della noce dura Krakatuk: «C’erano una volta un re e una regina che avevano una splendida bambina, la principessa Pirlipat. Un giorno, mentre la regina madre stava preparando un delizioso pranzo per il suo regale consorte, la Regina dei Topi, Mauserinks, e la fitta schiera dei suoi fedeli, mangiarono tutto il lardo che sarebbe servito ad insaporire il pasto. Il re si infuriò moltissimo e, su consiglio dell’orologiaio di corte, il signor Drosselmeier, fece mettere in trappola tutti i Topi. Solo Mauserinks riuscì a salvarsi e giurò vendetta. Infatti, una notte, nonostante le tante balie e i tanti gatti messi a custodia della bellissima Pirlipat, la Regina dei Topi si avvicinò alla culla a rese la bambina mostruosa...». Clara è molto impressionata dal racconto e Drosselmeier, per non turbare la serata, lo interrompe mostrando piuttosto i suoi regali: Arlecchina, il Soldatino e uno Schiaccianoci, automi meccanici così perfetti da sembrare veri. Lo Schiaccianoci, in particolare, attira l’attenzione dei fratellini che litigano, se lo strappano di mano fino a che Fritz, indispettito, lo rompe.
Drosselmeier, allora, dopo averlo riparato, decide definitivamente che lo Schiaccianoci dovrà essere custodito e curato da Clara. La bimba, felice, presenta il suo nuovo amico alla sua bambola e inizia a giocare, quando, all’improvviso, insoliti fruscii e squittii, strane presenze si aggirano per la stanza: sono Topi. Clara è presa da una sorta di spavento misto a curiosità e stupore. I giocattoli di Fritz si animano e cominciano a combattere contro gli invasori: il suo Schiaccianoci è il più coraggioso di tutti e, alla testa dell’esercito dei giocattoli, sconfigge i Topi.
Fuori comincia a nevicare: Clara si affida al suo nuovo coraggioso compagno di gioco, lasciandosi trasportare lontano, a cavallo.

II Atto

Il viaggio di Clara e Schiaccianoci prosegue e, nel frattempo, Schiaccianoci racconta la sua storia: «... fu chiamato l’astronomo di corte che individuò il rimedio per guarire Pirlipat dal suo orribile aspetto. Era necessario trovare la noce dura Krakatuk, la noce più dura del mondo, e un giovane che fosse in grado di romperne il guscio con i denti, per donarne il gheriglio alla principessa. Per quindici anni l’astronomo e l’orologiaio di corte Drosselmeier girarono per il mondo alla ricerca della noce e del giovane. Passarono la Spagna, la Cina, la Russia, l’Arabia fino al Paese dove anche i fiori danzano. Trovarono alla fine la noce e anche il giovane che altri non era che il nipote dell’orologiaio... Il giovane Drosselmeier riuscì a rompere il guscio della noce Krakatuk, ma, mentre stava portando il gheriglio a Pirlipat, calpestò Mauserinks che, proseguendo la sua atroce vendetta, prima di morire, trasformò il bel giovane in un orrendo schiaccianoci».
Clara è affascinata, le sembra di vivere una favola della quale lei stessa è la principessa e Schiaccianoci il suo giovane principe: bello, intrepido e coraggioso.
La festa di Natale sta volgendo al termine. Clara si sveglia: si è trattato di un sogno. Viene nuovamente riportata alla realtà fatta di invitati, doni e danze. Ma quando alla fine gli invitati vanno via e lei resta sola ripensando al suo sogno e al suo giovane eroe, entra Drosselmeier accompagnato dal nipote. Clara lo guarda e riconosce in lui il suo amato Schiaccianoci. 




Note
Dopo il successo ottenuto a Pietroburgo nel 1890 con la Bella addormentata, andata in scena al Teatro Marijinskij, il coreografo Marius Petipa, desideroso di portare avanti la propria collaborazione con Pëtr Il’icˇ Cˇajkovskij, gli propose di comporre le musiche per un nuovo balletto da eseguire in occasione della stagione 1892 dello stesso Teatro Marijinskij. L’occasione per questo nuovo lavoro era stata offerta a Petipa dal principe Vsevolojskij, direttore dei teatri imperiali, che suggerì come soggetto il racconto Schiaccianoci e il Re dei topi di E.T.A. Hoffmann, da lui letto nella libera versione francese di Dumas padre. Inizialmente né Petipa né Cˇajkovskij mostrarono alcun entusiasmo di fronte alla prospettiva di mettersi al lavoro su questo argomento – quello di Marie non sembrava un ruolo adatto a una ballerina e non esisteva un personaggio a cui fare danzare un grand-pas-de deux. Le insistenze del principe Vsevolojskij finirono però per convincere il coreografo che realizzò un libretto in cui – oltre a creare il personaggio della Fata Confetto - scelse di fare sì che gli aspetti più inquietanti del racconto venissero lasciati in secondo piano rispetto all’atmosfera magica che pervadeva l’intera narrazione, in cui ad essere esaltati erano, invece, l’elemento sentimentale e la dimensione del sogno. Ma questo non era ancora sufficiente a convincere Cˇajkovskij; toccò ancora a Vsevolojskij, commissionando al compositore l’opera in un atto Jolanta, persuaderlo a dedicarsi infine allo Schiaccianoci. Ma nonostante l’inventiva profusa, l’ormai anziano e stanco compositore mantenne numerosi dubbi circa il valore di questa sua partitura durante tutto il periodo in cui vi lavorò e, solo al termine della composizione e ad orchestrazione ultimata, seppe rendersi conto della sua effettiva bellezza. Scegliendo di privilegiare una lettura favolistica dello Schiaccianoci, Petipa tradiva in effetti le inquietanti atmosfere del racconto originale in cui si intrecciavano elementi noir e psicoanalitici (in parte ripristinati in alcune successive versioni coreografiche che hanno interpretato il balletto come un’allegoria delle paure e delle inquietudini dell’infanzia e del ruolo iniziatico dell’amore nel percorso di crescita dell’uomo) trasformandola quasi in una “fiaba danzata” che sceglie i bambini come interlocutori privilegiati. Non è un caso infatti che lo Schiaccianoci sia lo spettacolo più rappresentato al mondo durante le festività natalizie. Preceduto dall’esecuzione della suite sinfonica presso la Società imperiale di musica dove ottenne un primo, strepitoso successo, Lo Schiaccianoci andò in scena il 18 dicembre 1892 al Teatro Marijnskij di San Pietroburgo, insieme alla prima rappresentazione di Jolanta, con una coreografia realizzata a quattro mani da Petipa e Lev Ivanov, la cui collaborazione si era resa necessaria a causa di una malattia del librettista. Nonostante il successo di pubblico, presso cui incontrò lo stesso favore della Bella addormentata, e l’apprezzamento dello Czar Alessandro III, la critica non sostenne il balletto (forse messo parzialmente in ombra dall’opera) che fu tuttavia ripreso da subito da numerose compagnie di ballo e la cui popolarità è oggi universale.

Marcella Musacchia