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13, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 22 novembre
Karol Szymanowski
Re Ruggero
Opera in tre atti
Libretto di Karol Szymanowski e Jaroslaw Iwaskiewicz
Direttore Jan Latham-Koenig
Regia, scene e costumi Yannis Kokkos
Coreografia Giovanni Di Cicco
Regista assistente Giulio Ciabatti
Scenografo assistente Aurélien Leriche
Costumista assistente Paola Mariani
Luci Guido Levi


Orchestra, Coro, Coro di voci bianche e Corpo di ballo
della Fondazione Teatro Massimo

Nuovo allestimento



Personaggi e Interpreti

Król Ròger Wojtek Drabowicz 13,16,18,20,22
Leszek Skrla 15,17,19
Roksana Elzbieta Szmytka 13,16,18,20,22
Simona Mihai 15,17,19
Edrisi Roy Stevens 13,15,16,17,18,19,20,22
Pasterz Ludovit Ludha 13,16,18,20,22
Donald George 15,17,19
Archiereios Daniel Borowski 13,15,16,17,18,19,20,22
Dyakonissa Agnes Zwierko 13,15,16,17,18,19,20,22



Orari e turni

domenica 13 novembre 20.30 turno PRIME
martedì 15 novembre 18.30 turno S/1
mercoledì 16 novembre 18.30 turno B
giovedì 17 novembre 18.30 turno S/2
venerdì 18 novembre 18.30 turno C
sabato 19 novembre 18.30 turno E
domenica 20 novembre 17.30 turno D
martedì 22 novembre 20.30 turno F



Foto di scena

(Fare click sulle foto per ingrandirle)

Foto di scena dell'opera Re Ruggero












Foto Franco Lannino ©Studio Camera


Sinossi
Atto I
Il Pastore viene introdotto presso Re Ruggero e la sua corte durante la messa nella Cattedrale di Palermo. Nonostante l’Arcivescovo chieda che egli sia punito come eretico, Rossana, moglie di Ruggero, persuade il Re a non ucciderlo. Ruggero ordina al giovane di presentarsi a palazzo quella stessa notte, perché spieghi chi sia e si sottoponga al suo giudizio.

Atto II
Come convenuto, il Pastore si presenta a Palazzo. Rossana intona un canto di seduzione che è un’evidente risposta al visitatore, producendo in Ruggero una grande agitazione. Il Pastore, entrato a Palazzo, illustra nei particolari la propria fede e subito la corte si unisce a lui in una danza estatica. Ruggero ordina che egli sia incatenato, ma il Pastore si libera con facilità e lascia il palazzo seguito da quasi tutti i presenti. Inizialmente il Re e il suo consigliere arabo, Edrisi, rimangono soli, ma presto si decide che Ruggero si unirà al Pastore.

Atto III
In un antico tempio greco, Re Ruggero ed Edrisi si ricongiungono a Rossana, la quale dice al marito che soltanto il Pastore può liberarlo dalla paura e dalla gelosia. Acceso un fuoco, i seguaci del Pastore iniziano una nuova danza, mentre il Pastore si trasforma in Dioniso. Non appena la danza si conclude e i partecipanti escono di scena, Ruggero, trasformato anche’egli dall’esperienza, canta un inno di gioia al sole che sorge.




Note
Re in ascolto 

Il viaggio di Re Ruggero è un  viaggio interiore, una faticosa conquista del suo Io più profondo. Szymanowski si identifica in questa ricerca e proietta nel  personaggio l’immagine di se stesso con le sue aspirazioni  più segrete e con  la volontà d’affermare la propria indipendenza d’artista.
Re Ruggero non è proprio un’opera. È piuttosto un lavoro che si pone al confine tra dramma musicale, oratorio e mistero medievale.
Il taglio in tre atti molto differenziati e  contrastanti, permette di seguire in successione le tappe del cammino emotivo e filosofico del re.
Dall’ambientazione bizantina del primo atto, all’atmosfera esotica indo-araba del secondo, sino alla ricerca, nell’ultimo, d’un arcaismo ben poco greco; la musica si sostituisce all’azione drammatica creando un clima onirico che non esclude la frustrazione e la violenza.
Mi sembra importante tentare di tradurre sulla scena questa attitudine introspettiva e turbata, questa fascinazione erotica che suscita il Pastore, il quale ci appare come il “doppio” di Ruggero liberato dal peso della legge e della ragione.
Il Pastore, figura “cristica” e Dioniso invece notturna che tuttavia non riuscirà a dissolvere il re nella moltitudine indifferenziata dei suoi seguaci. In ciò differendo dal personaggio del Dio Straniero che compare nelle Baccanti di Euripide, la tragedia dalla quale Szymanowski ha tratto il conflitto centrale. Una delle principali difficoltà nel mettere in scena Re Ruggero risiede nella struttura ciclica e ripetitiva dei singoli atti e nella mancanza di un’azione che si sviluppa.
Se la rappresentazione riuscirà a creare un clima ammaliante in cui la traiettoria di ciascun personaggio (Ruggero, Rossana, Edrisi, Il Pastore) e la pressione del coro, autentica incarnazione dell’inconscio del re, si inscriveranno come applicazioni cangianti nell’ordito “impressionista” dell’opera, allora questo affresco introspettivo rivelerà tutta la sua strana modernità.

Tra luce e ombra il Re Ruggero testimonia l’eterna ambiguità delle aspirazioni umane nella ricerca dell’assoluto.

Yannis Kokkos