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2 febbraio 2006 ore 20.30

Jan Latham-Koenig
Direttore

Till Fellner
Pianoforte

Orchestra del Teatro Massimo

Programma

Richard Wagner
Siegfried Idyll

Wolfgang Amadeus Mozart
Concerto n. 23 in La Maggiore per pianoforte e orchestra KV 488

Franz Schubert
Sinfonia n. 8 in si min. D 759 Incompiuta
Rosamunde, Ouverture


Foto di scena

(Fare click sulle foto per ingrandirle)

Foto del concerto del 2 febbraio

Foto Franco Lannino © Studio Camera

Note

Il Siegfried-Idyll, scritto nel 1870, non venne originariamente concepito da Wagner come una composizione finalizzata alla pubblica esecuzione in sala da concerto. Si trattava invece di un personalissimo regalo di compleanno destinato alla moglie Cosima Liszt, l’ex moglie di Hans von Bülow che Wagner aveva finalmente sposato nell’agosto di quell’anno, dopo il divorzio di lei dal marito e la nascita del terzo figlio della nuova coppia. Nella dedica originale della musica la composizione era indicata semplicemente “Idillio di Tribschen”, dal nome della villa in Svizzera in cui i coniugi si erano trasferiti; il successivo riferimento a Siegfried non collega l’opera solamente alla Tetralogia – da cui provengono i due temi principali dell’Idillio, ripresi dalla scena d'amore di Brünnhilde e Sigfried nella Seconda giornata del Anello del Nibelungo che sono un chiaro riferimento all’amore di Wagner e Cosima – ma, per l’appunto, anche alla recente nascita del tanto sospirato figlio maschio a cui Wagner aveva imposto il nome dell’eroe.

Destinato all’esecuzione “domestica”, il Siegfried-Idyll, considerato come uno dei lavori più riusciti di Wagner, è scritto per un piccolo organico strumentale, formato da pochi elementi che suonano a parti reali, ed è concepito, secondo quanto già teorizzato dal compositore in ambito drammaturgico, come una melodia che si dipana senza soluzione di continuità.

Il Concerto K. 488 appartiene al gruppo dei grandi concerti pianistici che Mozart compose in seguito al suo trasferimento a Vienna, fuggendo dall’ambiente provinciale di Salisburgo per trovare nuova linfa nella cultura cosmopolita della capitale dove aveva scelto di intraprendere l’attività di compositore indipendente e dove considerevoli erano l’apprezzamento e la richiesta di composizioni pianistiche da parte del pubblico. Una fortuna per il giovane Mozart che, stimato tanto come autore che come esecutore, poteva così contare su una considerevole quantità di pubblico per i suoi concerti per sottoscrizione. Ultimato il 2 marzo 1786 (lo stesso anno delle Nozze di Figaro) e frutto di una elaborazione faticosa, che richiese numerose modifiche e rifacimenti, ed eseguito pochi giorni dopo nel corso di una delle accademie organizzate da Mozart, il Concerto K. 488 è un gioiello di equilibrio musicale che gode da sempre di un vasto apprezzamento presso il pubblico: nel primo movimento, in cui una lunga introduzione orchestrale precede l’entrata del pianoforte, è dominato da un clima di serena festosità che contrasta con l’idea di lievissima inquietudine e di tristezza da cui è percorso il successivo Adagio. L’Allegro molto del brillantissimo, quasi cinguettante finale, aperto dal pianoforte, è il trionfo del buon umore sulla malinconia del tempo precedente.

Non è chiaro, ancora oggi, in quali circostanze Schubert si sia dedicato alla composizione della sua ottava sinfonia e quale dovesse essere, nelle intenzioni, la sua destinazione. La nota ipotesi secondo cui essa avrebbe dovuto costituire il “dono di ringraziamento” per la Società Musicale Stiryana, che lo aveva accolto tra i suoi membri, appare poco probabile, non solo perché è difficile ritenere che Schubert abbia potuto pensare di offrire una sinfonia “Incompiuta”, ma perché la stesura dell’opera venne intrapresa nell’ottobre 1822,  ben sei mesi prima che Schubert venisse candidato a far parte di quella associazione. Sembra comunque certo che il compositore abbia consegnato il manoscritto all’amico Joseph Hüttenbrenner e da questi affidato al fratello Anselm. Trascorsero quasi quaranta anni prima che il direttore viennese Johann Herbeck – che nel dicembre 1865 ne diresse la prima esecuzione – riuscisse ad entrare in possesso della composizione e a farla conoscere al pubblico. Ma gli interrogativi posti da quest’opera non si limitano alla sua genesi. Non sappiamo infatti perché Schubert non abbia portato a compimento la sinfonia: interamente orchestrata nei primi due tempi, solo poche battute del terzo tempo risultano invece orchestrate (e lo stesso abbozzo, peraltro quasi completo, diventa però sempre più vago e sommario via via che procede) e non esistono indicazioni chiare su una scelta operata in tal senso dall’autore. L’ipotesi che si tratti una soluzione intenzionale sembra smentita dall’esistenza stessa dell’abbozzo, ma sembra sensato ritenere che dopo la perfetta compiutezza e la tensione altissima dei primi due tempi, Schubert si sia trovato in difficoltà nel progettare un tempo che fosse all’altezza dei primi due.

È appurato che nessuna ouverture venne mai scritta da Franz Schubert quando egli compose le musiche di scena per il “grande dramma romantico” Rosamunda, principessa di Cipro di Helmine Von Chèzy, rapidamente scomparso dalle scene dopo un paio di disastrose rappresentazioni. In effetti la composizione che viene solitamente presentata come “Ouverture della Rosamunda” era stata invece scritta per introdurre l’opera Alfonso und Estrella, e non è chiaro come e quando essa sia stata invece associata alla Rosamunda. Alla mediocrità del testo della tragedia, andato perduto, va comunque evidentemente attribuita la responsabilità del fiasco, visto che le musiche scritte da Schubert incontrarono invece buona fortuna e, anche se soltanto dopo la morte del loro autore, esse iniziarono ad avere una vera circolazione divenendo in poco tempo una delle sue composizioni più conosciute.

Marcella Musacchia