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11 gennaio 2006 ore 20.30

Christopher Franklin
Direttore
Enrico Pace
Pianoforte

Orchestra del Teatro Massimo

Programma


I parte
W. A. Mozart
Idomeneo
Ouverture K.V. 366
Allegro

W. A. Mozart
Concerto n. 25 in do Magg. per pianoforte e orchestra K.V. 503
Allegro maestoso
Andante
Allegretto


II parte

W. A. Mozart
Sinfonia n. 41 in do Magg. K.V. 551
Jupiter
Allegro vivace
Andante cantabile
Minuetto (Allegretto)
Molto allegro



Foto di scena

(Fare click sulle foto per ingrandirle)


Foto Franco Lannino © Studio Camera

Note

Primo risultato maturo del Mozart operista, Idomeneo, re di Creta segnò il ritorno del compositore all’opera seria, dopo i malcerti risultati conseguiti con il Mitridate, re di Ponto (1770) e i buoni esiti del Lucio Silla (1772) scritto per Milano che, nonostante il successo, era rimasto senza seguito e aveva segnato la fine dei tentativi di Mozart di affermarsi in Italia come autore di teatro musicale.

Composto nel 1780, su libretto di Giovanni Battista Varesco, per il Residenztheater di Monaco, l’Idomeneo venne scritto da Mozart nel pieno rispetto formale della struttura drammaturgica dell’opera seria tradizionale ma nella prospettiva di un’esecuzione affidata all’orchestra di Mannheim, allora residente a Monaco e considerata la migliore orchestra d’Europa, in grado di affrontare le difficoltà di una partitura così insolitamente varia e lussureggiante da essere definita da un giornalista dell’epoca “troppo ricca di accompagnamento”. Ed è nella musica su cui, in maniera totalmente autonoma dal testo poetico, viene caricato tutto il pathos della tragedia, che l’Idomeneo supera i limiti di un libretto troppo statico e privo di mordente.

L’ouverture costituisce una importantissima innovazione rispetto alle strutture usuali del teatro musicale: nella concezione tradizionale infatti le sinfonie introduttive rappresentavano pagine sinfoniche autonome, del tutto scisse dalla vicenda narrata dal libretto. Nell’Idomeneo Mozart sceglie invece, per la prima volta nella storia del melodramma, di rivoluzionare il ruolo dell’ouverture rendendola parte integrante del dramma, di cui anticipa e introduce il clima generale della vicenda successivamente narrata.

Se si escludono le composizioni d’occasione, destinate per lo più all’esecuzione “domestica” dei virtuosi dilettanti della nobiltà salisburghese, la maggior parte dei concerti per pianoforte e orchestra scritti da Mozart videro la luce tra il 1784 e il 1786, vale a dire nel periodo che il compositore trascorse a Vienna, dove si era trasferito dopo che il successo dell’Idomeneo lo aveva indotto a lasciare definitivamente l’opprimente Salisburgo per spostarsi, insieme al padre Leopold, a Vienna, città internazionale in cui l’ambiente culturale era assai più stimolante di quello della sua città natale. A Vienna, Mozart aveva scelto di percorrere la carriera del compositore indipendente, un’attività certamente meno sicura e solida di quella di musicista di corte e nella riuscita della quale grande parte ebbe la sua produzione di concerti per pianoforte, un genere che incontrava notevole favore da parte del suo pubblico presso cui fu subito apprezzato come autore e come virtuoso, così che le accademie da lui organizzate poterono sempre contare su un gran numero di sottoscrizioni. Essendo solitamente egli stesso ad eseguirli, Mozart poté comporre la sua musica più liberamente, tagliandola sulle proprie personali capacità invece che su quelle di esecutori (o più spesso esecutrici) meno dotati di lui; un vincolo a cui era sempre dovuto sottostare durante il periodo salisburghese. Alla fine di questo periodo viennese, durante il quale Mozart compose dodici concerti dedicati allo strumento prediletto, e alla vigilia della partenza per Praga (la composizione del Concerto K503 è contemporanea proprio a quella della sinfonia detta “Praga” il cui manoscritto risulta datato il 6 dicembre) risale anche la realizzazione del Concerto per pianoforte e orchestra n. 25 in Do Maggiore. Completato il 4 dicembre 1786 ed eseguito dall’autore il 7 marzo dell’anno successivo, il Concerto n. 25, col suo carattere solenne e festosamente marziale, quasi tagliato su misura per una circostanza celebrativa, presenta una maestosa scrittura sinfonica, una ricchezza di temi e un dialogo tra strumento solista e orchestra particolarmente articolato.

Non si conoscono con precisione le circostanze che portarono Mozart alla composizione della sua ultima sinfonia, che vide la luce nell'estate del 1788, nelle poche settimane in cui il compositore attese anche alla scrittura della Sinfonia K 543 e della Sinfonia K550 ma, poiché nessuna delle tre sembra essere stata collegata ad una particolare occasione o commissione, è sensato ritenere che la loro destinazione fosse quella dell’esecuzione nell’ambito di un concerto per sottoscrizione. Ugualmente incerta è l’origine del soprannome “Jupiter”, che non venne attribuito all’opera dal suo autore ma che sembra avere fatto la sua comparsa nell’Ottocento, probabilmente ad opera dell’impresario Johann Salomon che lo scelse per sottolineare il carattere maestoso conferito dalla smagliante tonalità di Do maggiore, la ricchezza tematica e l’imponente architettura della sinfonia. 

Pur essendo stata ultimata appena quindici giorni dopo la Sinfonia K 550, in un periodo tra i più difficili della vita di Mozart, la Sinfonia “Jupiter” è improntata ad un’atmosfera solare e trionfale, totalmente opposta al clima doloroso e inquieto che ritroviamo nell’opera immediatamente precedente.

Marcella Musacchia