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7 gennaio 2006 ore 18.30

Giovanni Antonini
Direttore
Katia e Marielle Labèque
Pianoforte

Orchestra del Teatro Massimo

Programma


I parte
W. A. Mozart
Così fan tutte
ouverture K.V. 588
Andante, Presto


W. A. Mozart
Concerto n. 10 in mi b Magg. per 2 pianoforti e orchestra K.V. 365
Allegro
Andante
Rondò (Allegro)

W. A. Mozart
Concerto in fa Magg. per 3 pianoforti (versione per 2 pianoforti) e orchestra K.V. 242 “Lodron-Konzert”
Allegro
Adagio
Rondò (Tempo di minuetto)



II parte

W. A. Mozart
Sinfonia n. 40 in sol min. K.V. 550
Allegro molto
Andante
Menuetto (Allegretto)
Finale (Allegro assai)



Foto di scena

(Fare click sulle foto per ingrandirle)



Note

Il Concerto per tre pianoforti in Fa maggiore K 242 ed il Concerto per due pianoforti in Mi bemolle maggiore K 365, scritti a due anni di distanza l’uno dall’altro, appartengono a due distinti periodi trascorsi da Mozart nella città di Salisburgo. Il primo dei due concerti fu infatti composto nel 1776, quando il giovane compositore era ormai stabilmente inserito nell’ambiente dell’aristocrazia salisburghese che lo chiamava spesso a svolgere il ruolo di insegnante di musica nelle case private, come testimoniano le numerose commissioni affidategli. Accanto a queste, che prevedevano principalmente la scrittura di musica sacra, arie e musica d'intrattenimento, Mozart maturò anche un nuovo interesse per il genere del concerto. In questo contesto va inserita la nascita del Concerto per tre pianoforti, scritto per la sua mecenate, la contessa Maria Antonia Lodron, che doveva eseguirlo insieme alle due figlie Aloysia e Josepha, quest’ultima probabilmente esecutrice meno abile delle altre due, come lascia intendere l’estrema semplicità della parte del terzo pianoforte; una parte che si limita ad associarsi agli altri due strumenti ma che non contribuisce realmente allo sviluppo del dialogo e che lo stesso Mozart provvide in seguito ad eliminare, rielaborando la composizione per due soli strumenti.

Partito nel 1777 da Salisburgo, il cui ambiente musicale gli appariva eccessivamente asfittico e dove, a causa dell'atteggiamento ostile del Principe-Arcivescovo Colloredo, della cui orchestra faceva parte, scarse erano per lui le possibilità di ambire ad un ruolo importante come quello di maestro di cappella, Mozart trascorse due anni viaggiando attraverso l'Europa; anni importanti nei quali egli soggiornò a Monaco, Augusta, Mannheim e Parigi, confrontandosi con nuovi ambienti musicali e nel corso dei quali egli subì la perdita della madre e visse l'illusione e la delusione del suo amore per la cantante Aloysia Weber. Nel 1779 il ventitreenne Mozart fece malvolentieri ritorno a Salisburgo su ordine del padre Leopold il quale, nel frattempo, aveva ottenuto dall’arcivescovo la riassunzione del figlio sia come primo violino dell'orchestra che come organista di corte. Il nuovo incarico garantiva a Mozart uno stipendio regolare e lo metteva in grado di aspirare al posto di maestro di cappella, ma lo vincolava ad una città poco amata e in cui le prospettive di dedicarsi alla scrittura di sinfonie e di opere per il teatro erano scarse. È a questo nuovo soggiorno salisburghese che appartiene il Concerto per due pianoforti, scritto per essere eseguito dallo stesso Mozart insieme alla sorella, che lo suonò con lui molte volte, e che venne ripreso anche  in seguito in occasione di concerti nel corso di cui l'autore si esibì insieme alla pianista Auernhammer.

Il clima pacificato e galante di questo brano, analogo a quello del Concerto per tre pianoforti a cui può essere accomunato anche per il misurato virtuosismo delle parti solistiche, rispecchia la serenità temporaneamente ritrovata da Mozart in un mondo fatto di affetti familiari e di piacevoli divertimenti mondani.

Alla piena maturità mozartiana ed a vicende biografiche affatto diverse vanno ricondotte invece la Sinfonia n. 40 in sol minore e la composizione dell'opera Così fan tutte, ultima nata dalla collaborazione con il librettista Lorenzo Da Ponte.

Seconda del gruppo delle tre ultime opere dedicate da Mozart al genere sinfonico, tutte scritte in poche settimane nell'estate del 1788 e probabilmente destinate ad essere eseguite nel corso di concerti per sottoscrizione, la Sinfonia K 550 è interamente attraversata da un profondo senso di inquietudine che, se da un lato può forse trovare una origine nelle vicende biografiche del suo autore - la cui situazione finanziaria era nel frattempo divenuta drammatica - esso deve comunque essere ricondotto a quel gusto pre-romantico proprio del tardo Settecento che era già emerso in precedenti opere di Mozart.

Similmente inquieta è l’opera Così fan tutte, che Mozart compose a partire dalla fine del 1789, probabilmente su incarico e su soggetto scelto dall’imperatore Giuseppe II il cui interesse per Mozart si era risvegliato dopo le fortunate riprese viennesi delle Nozze di Figaro. Duramente e a lungo criticata, fin dal suo apparire (le si imputava soprattutto l’immoralità del soggetto, ritenuto di dubbio gusto e inadeguato alla bellezza della musica), Così fan tutte è una tragedia travestita da commedia, raffinatamente ambigua, che adombra, dietro l’apparenza del gioco frivolo di una doppia seduzione, una dolorosa iniziazione i cui protagonisti si muovono in cerca della verità su se stessi; una verità dai connotati incerti che sfugge loro di continuo. Nell’ouverture, che anticipa la sofisticata ironia a cui è informato l’intero dramma, risuonerà più volte il tema del motto di Don Alfonso, la morale conclusiva secondo cui “così fan tutte”.

Marcella Musacchia