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5 novembre 2005 ore 18,30

Alfred Brendel
Pianoforte


Programma


Wolfgang Amadeus Mozart
Nove variazioni su un minuetto di J. P. Duport in Re maggiore K. 573
Robert Schumann
Kreisleriana op. 16


Franz Schubert
Moments Musicaux D 780
Franz Joseph Haydn
Sonata in Do maggiore Hob XVI n. 48


Foto di scena

(Fare click sulle foto per ingrandirle)


Foto Franco Lannino © Studio Camera

Note

Le Nove variazioni su un minuetto di  Duport, furono scritte da Mozart nel 1789 nel corso di un suo soggiorno a Potsdam, sede della corte del re Federico Guglielmo II, amante e protettore della musica e violoncellista dilettante di buon livello. Sembra però che Mozart, le cui opere erano conosciute e apprezzate dal re, sia stato invece accolto con ostilità dai musicisti di corte. Anche l’incontro con Jean-Pierre Duport, famoso violoncellista e compositore, fu improntato alla freddezza e alla diffidenza reciproca. Dal tema di un Minuetto, proveniente da una delle sonate per violoncello del compositore francese, Mozart trasse sei variazioni, in cui il forte sentimento drammatico del Mozart operista sembra cedere nuovamente il posto allo spirito del Settecento galante, e che costituiscono il migliore risultato da egli mai raggiunto in questo genere musicale. In seguito, rientrato a Vienna Mozart ritornò su questo suo lavoro, ampliandolo con altre tre variazioni.

Composta in pochi giorni nel 1838, e dedicata a Chopin, la fantasia pianistica Kreisleriana si richiama apertamente alla figura del Kapellmeister Johannes Kreisler, un celebre personaggio nato dalla fantasia di E.T.A. Hoffmann il quale lo utilizzò come protagonista di numerose novelle, raccolte appunto con il titolo di Kreisleriana. Ma la vera fonte di ispirazione di Schumann va forse ricercata in un altro racconto – questo incompiuto – di Hoffmann il cui protagonista era ancora il Kapellmeister Kreisler. Il testo, intitolato Considerazioni filosofiche del gatto Murr, finge che sul retro dei fogli dove Kreisler aveva narrato le proprie vicende biografiche, il suo gatto, Murr, avesse in seguito steso le proprie memorie e le proprie speculazioni filosofiche. Il manoscritto, così bizzarramente composto, sarebbe poi finito in mano a un editore che, non distinguendo la mano del Kapellmeisetr dalla zampa del suo gatto, lo avrebbe pubblicato come un’unica sequenza di pagine. Quello che ne viene fuori è un romanzo dai toni ironici in cui trovano posto due “voci” che si avvicendano di continuo, pur rimanendo destinate a non capirsi mai. Schumann tradusse tutto questo in otto brevi brani musicali, in cui si alternano transizioni violente e brusche e cambiamenti continui di sentimenti, espressioni ed umori. Se i tempi più agitati evocano il carattere burrascoso del Kapellmeister Kreisler, i pezzi più lenti, in cui trova spazio per l’effusione lirica, sembrano corrispondere invece alla rappresentazione dell’amore di Schumann per Clara Wieck, sua futura moglie.

Franz Schubert scrisse i suoi Moments musicaux op. 94 tra il 1826 e il 1828, anno della pubblicazione dell’opera, anche se vi è chi fa risalire la composizione ad alcuni anni prima, intorno al 1823. La raccolta di questi sei brevi, raffinatissimi brani di carattere lirico si colloca nel solco di quella produzione per il pianoforte in cui Schubert – sviluppando la tradizione della piccola forma libera, importata a Vienna alcuni anni prima dal compositore boemo Jan Václav Vorísek - sembrò muoversi alla ricerca di una alternativa alla sonata pianistica classica, raggiungendo i risultati più alti con la Fantasia in Do maggiore (1822), Impromptus op. 90 e 142 (1827), opere che da subito incontrarono un successo assai maggiore di quello ottenuto dalle sonate.

La raccolta pubblicata da Haydn presso l’editore Artaria nel 1780 come op. 30, di cui fa parte anche la Sonata n. 48, reca la dedica alle sorelle Caterina e Marianna von Avenbrugger, esecutrici di cui lo stesso compositore aveva apertamente lodato le doti e le capacità musicali. Sebbene, stando al frontespizio dell’edizione, la Sonata n. 48 risulti scritta, come le altre della stessa raccolta, “per il Clavicembalo o il Forte piano”, la composizione presenta tuttavia sparse indicazioni dinamiche che sembrerebbero suggerire la possibilità di una esecuzione sul pianoforte. Nonostante risulti che le dedicatarie dell’opera potessero vantare “un naturale intuito musicale pari a quello dei più grandi maestri”, la Sonata n. 48 non sembra però richiedere particolari doti di abilità tecnica o interpretativa, tanto da fare di questa una fra le più eseguite sonate di Haydn. Questa, nella semplice tonalità di Do maggiore, venne infatti indicata dallo stesso autore (o forse dall’editore) come brano eseguibile anche da un dilettante, sebbene la semplicità tecnica non impedisca alla sonata di risultare estremamente piacevole e accattivante. 

Marcella Musacchia