Go to the Teatro Massimo Archive homepage
 
21 ottobre 2005 ore 20.30

Roberto Abbado
Direttore
Eteri Gvazava
Soprano

Paolo Vero
Maestro del coro

Sara Mingardo
Contralto

Orchestra e Coro del Teatro Massimo

Programma


Gustav Mahler
Sinfonia n. 2 in do minore "Resurrezione"


Foto di scena

(Fare click sulle foto per ingrandirle)


Roberto Abbado


Roberto Abbado

Roberto Abbado



Foto Franco Lannino © Studio Camera

Note

Gustav Mahler compose la sua Seconda Sinfonia “Resurrezione” tra il 1887 e il 1894. Il primo movimento fu portato a termine prima della stesura del Titano (Prima Sinfonia): i due lavori condividono, così, parecchio materiale melodico. Inizialmente, l’opera constava di tre movimenti puramente orchestrali. A partire dal dicembre 1895, compaiono gli ultimi due tempi che contengono anche la voce umana.    

I movimento - Cerimonia funebre (Totenfeier) in do minore (la tonalità beethoveniana par excellence) - dal caratteristico ritmo prima puntato e poi “terzinato” - in onore del Titano, l’eroe della Prima Sinfonia. Come è tipico di Beethoven e di Mahler, assistiamo alla nascita di un cosmo: il tema germoglia poco a poco, cresce e infine muore. Da principio, i soli archi espongono nella regione grave un brevissimo inciso ascendente (che ricomparirà con piglio sempre più violento). Poi, oboi e corno inglese enunciano il tema, in seguito condiviso da tutta l’orchestra. L’intervallo di quarta giusta discendente - che contraddistingue la coda dell’inciso iniziale - muta in scala discendente di quarta, riproposta con ossessione nella regione grave. Alle tenebre oscure, Mahler contrappone una regione luminosa: i contrasti netti, così, si esaltano reciprocamente.

II movimento - Un Ländler in La b magg. di forma ABABA. Il tema B (prima in Mi magg e poi in Si magg.) contiene un omaggio al tema dello scherzo della Nona di Beethoven. La musica di Mahler non cita esplicitamente ma manipola, trasfigura, ri-compone fino a rendere irriconoscibile il materiale di partenza o a lasciarlo emergere solo a tratti.

III movimento - Scherzo in do minore (in forma ABA, con B in Mi magg.) costruito sopra un intervallo di quarta giusta che funge pure da accompagnamento martellante: il motivo è strettamente imparentato con quello del secondo movimento del Titano . Come Mahler ha manipolato Beethoven, fagocitando lo scherzo della Nona, così Luciano Berio ha fondato sopra questo brano l’architettura del terzo movimento di Sinfonia. L’operazione mahleriana, però, è una ri-scrittura di Beethoven - alla maniera di quelle di Bach che ne Il clavicembalo ben temperato sfruttava Pergolesi e Vivaldi per ottenere risultati inusitati. L’intervento di Berio, invece, comporta l’impiego in blocco dell’intero III movimento mahleriano, una citazione letterale (quindi riconoscibilissima) che diventa struttura portante di una sovrastruttura nuova con cui pure intreccia legami profondi. In qualche misura, Berio è più vicino allo Stravinskij di Pulcinella o al personaggio di Borges che si cimenta con la (ri-)composizione del Don Chisciotte di Cervantes. L’atteggiamento di Berio è autenticamente post-moderno (possiede, in sostanza, quella consapevolezza di vivere – con ironia – in un’età d’innocenza perduta); quello di Mahler (e paradossalmente, se volete) indicherebbe alla contemporaneità, invece, una delle strade – perseguita filosoficamente da Derrida - per uscire fuori dalla logica del postmoderno: creare nuovi mostri concettuali usando, in questo caso, detriti provenienti dal passato. Mahler compone con rifiuti: ricicla la “spazzatura” e con essa edifica fabbricati nuovi di zecca. È un compositore ecologico. 

IV movimento - Mahler introduce all’interno di questa Sinfonia ben tre Lieder tratti dalla sua raccolta Des Knaben Wunderhorn. Il primo - Des Antonius von Padua Fischpredigt - si trova in versione “muette” all’interno del II movimento: oggi, diremmo che si tratta di una instrumental version. Adesso è la volta di Urlicht (la luce originaria: “Son venuto da Dio e voglio ritornare a Dio!”), affidato alla voce del contralto (nella tonalità di Re b magg).

V movimento - Sostanzialmente, si tratta di un brano durchkomponiert - che è un modo elegante per indicare una forma libera. L’introduzione - una variazione del III movimento – termina su una lunga pausa interrotta dal suono dei corni fuori scena. Questi annunciano l’arrivo di un mondo sidereo in cui irrompe un Dies irae luminoso ed eroico. Segue un Allegro energico che si spegne improvvisamente. Ritornano i corni soli e stavolta sospingono l’ascoltatore verso un coro a cappella - tanto misterioso quanto inatteso - che accompagna una solista (soprano) in un Lied dal titolo significativo: Auferstehung (Resurrezione) - passato poi a indicare l’intero lavoro sinfonico. Un ponte orchestrale conduce alla ripresa del Lied affidato - nell’ordine - al contralto solo, al coro con le due soliste, a un duetto tra le soliste e, infine, a un fugato libero del coro sostenuto da una orchestrazione imponente e maestosa. La fede nella risurrezione del corpo e nella vittoria sulla materia (espressa nel testo poetico - composto da Klopstock e completato da Mahler: “Risorgerai, sì, tu risorgerai,/ mia polvere, dopo breve riposo./ Vita immortale/ ti darà Colui che ti ha chiamato./ […] Il Signore delle messi/ avanza e raccoglie a covoni/ noi che siamo morti […]”) avvicinano l’ebreo Mahler al cristianesimo o alla teoria dell’eterno ritorno nitzscheano (come indicano taluni commentatori)? A dire il vero, nella risurrezione della carne credono anche gli ebrei (cfr. ad es. Isaia 26,19 - Ezechiele 37 - Daniele 12,2) anche se non tutte le correnti dell’ebraismo mostrano di professarla - e già all’epoca di Gesù. Quindi, nessuna “sconfessione” dell’ebraismo ma - soprattutto - nessuna tentazione nichilista.

P. Alessandro Polito