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4 ottobre 2005 ore 20.30

Marzio Conti
Direttore

Orchestra della Fondazione Teatro Massimo

Programma


Gioachino Rossini
Semiramide, sinfonia
Ottorino Respighi
Gli uccelli


Ottorino Respighi - Gioachino Rossini
La boutique fantasque


Foto di scena

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Marzio Conti

Marzio Conti

Foto Franco Lannino © Studio Camera

Note

Composta nel 1823 per la Fenice di Venezia, Semiramide è l’ultima opera di Rossini scritta per un teatro italiano, prima che il compositore, che avvertiva ormai la necessità di un profondo rinnovamento del proprio linguaggio, si trasferisse in Francia, dove sarebbe rimasto fino alla morte. Opera in cui lo sfoggio di belcantismo e il ripristino massiccio delle forme chiuse rivelano l’interesse di Rossini per il melodramma settecentesco, Semiramide ospita la più estesa fra le sinfonie rossiniane, insieme a quella del Guglielmo Tell. In essa, contrariamente all’uso solito di Rossini che componeva le sue sinfonie introduttive in modo totalmente indipendente dall’opera, riutilizzando spesso gli stessi temi musicali, quando non trasferendo l’intera sinfonia da un’opera all’altra, (celeberrimo caso dell’ouverture del Barbiere di Siviglia precedentemente utilizzata dall’autore sia per l’Aureliano in Palmira che per la Elisabetta regina d’Inghilterra) il compositore realizzò per Semiramide una introduzione strettamente connessa all’opera, sia dal punto di vista drammatico che da quello musicale, con l’anticipazione di tre temi che si riascolteranno nel corso dell’opera.

La scelta dell’Allegro vivace come tempo di apertura dell’introduzione - scelta insolita per Rossini che usava iniziare le sue sinfonie in tempo lento - immette subito nel clima tempestoso e fortemente contrastato dell’opera, per continuare nell’Andantino in cui si ascolta subito un tema che ritornerà poi nel finale del primo atto nel concertato “Giuro ai Numi, a te, Regina” in cui il popolo di Assiria giura fedeltà a Semiramide. L’Allegro seguente ospita il secondo tema desunto dall’opera, anticipando il coro dei Magi “Un traditor, con empio ardir” che aprirà la scena conclusiva del dramma. Il terzo tema - che conduce al finale dell’ouverture con il tradizionale crescendo rossiniano - proviene invece dal primo dialogo tra Semiramide e Arsace.

Se la notorietà di Ottorino Respighi è legata principalmente ai suoi poemi sinfonici di ambiente romano (Pini di Roma, Fontane di Roma, Feste romane) o ad altre composizioni di carattere descrittivo, è in virtù della  particolare abilità di questo autore nel dare vita ad immagini e a ricreare suggestioni “visive” attraverso la musica. A questa sua vena “pittorica”, sorretta da un solidissimo mestiere di orchestratore, va ricondotta anche la composizione de Gli uccelli, un’opera che trae origine anche dall’attenzione dedicata da Respighi alla musica dei secoli precedenti. Un’attenzione di indirizzo neoclassico, affermatasi solidamente intorno agli anni Venti del Novecento, che colloca Respighi tra i pionieri della riscoperta del repertorio barocco - ambito in cui curò la trascrizione di opere di Monteverdi, Frescobaldi, Veracini, Tartini, Vivaldi e Cimarosa, tra gli altri - ma anche dell’esplorazione di modi musicali più arcaici (titoli come Concerto gregoriano, Concerto in modo misolidio, Quartetto dorico sono indicativi di questi suoi interessi).

Composta come una suite per piccola orchestra, Gli uccelli venne poi più volte utilizzata come musica per la realizzazione di coreografie diverse, la prima delle quali andata in scena nel 1933 presso il Teatro Municipale di San Remo con la coreografia di Cia Fornaroli. Per la sua composizione Respighi attinse a brani composti a cavallo tra Seicento e Settecento: il Preludio - che ha una funzione ampiamente introduttiva a differenza di tutti gli altri movimenti che imitano invece il canto degli uccelli - è la rielaborazione di un brano di Bernardo Pasquini. La seconda, La colomba, proviene da Jaques De Gallot, La gallina è desunta da La poule di Jean-Philippe Rameau, L’usignolo è derivato da un brano anonimo del Seicento,  mentre Il cuccù si rifà nuovamente a Pasquini, di cui riprende una toccata omonima.

Esplicitamente realizzata per una messa in scena coreografica fu invece La boutique fantasque, che Respighi compose su richiesta di Sergeij Diaghilev per i Balletti Russi e che fu presentata al pubblico per la prima volta all’Alhambra Theatre di Londra nel giugno del 1919, con la coreografia di Leonid Massine, interprete anche del ruolo principale, e le scene e i costumi di André Derain.

Anche per questo lavoro Respighi si rivolse al passato - sia pure un passato più recente - utilizzando come fonte per La boutique fantasque una raccolta di brani pianistici intitolata Les Riens, musiche composte da Rossini negli anni del suo ritiro parigino di Passy, i celebri “Péchés de viellesse” allora ancora inediti e praticamente sconosciuti. Strutturata come una suite di danze, introdotta da un’Ouverture, La boutique fantasque è ambientata all’interno di un negozio di giocattoli e racconta dell’amore tra due bambole, vendute ed imballate separatamente dal fabbricante e destinate ad essere divise il giorno successivo. Con la complicità degli altri giocattoli, i due innamorati riusciranno a fuggire insieme durante la notte.

Marcella Musacchia