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23 settembre 2005 ore 20.30

Oleg Caetani
Direttore
Pavel Kudinov
Violino

Paolo Vero
Maestro del Coro

Orchestra e Coro del Teatro Massimo

Programma


Dmitrij Shostakovic
Tre Lieder su testi di Puskin
Igor Stravinskij
Sinfonia di salmi


Pëtr Il'ic Cajkovskij
Sinfonia n. 3 in Re maggiore "Polacca" op. 29
Marco Tutino
Riccardo III suite


Foto di scena

(Fare click sulle foto per ingrandirle)


Oleg Caetani

Coro e Orchestra

Oleg Caetani

Foto Franco Lannino © Studio Camera

Note

Composto per il Teatro Sociale di Rovigo, il balletto Riccardo III di Marco Tutino, liberamente ispirato alla tragedia di Shakespeare, è andato in scena nel 1995 con la coreografia di Gheorghe Iancu.

Scrive Tutino: «Mi ostino a comporre musica senza seguire le mode dell'accademia del “moderno”, evitando i compiacimenti del calligrafismo, senza badare ai rimproveri di chi crede di sapere cosa sia il “contrappunto” o la corretta maniera di approntare disciplinati compitini. La mia musica vuole essere vera, pretende di arrivare dritta al cuore e all’anima di chi ha il coraggio di possedere entrambi; desidera sedurre, affascinare, raccontare del mistero dell'emozione e della sensualità, intesa come estrema sollecitazione dei sensi. La mia musica è sempre alla ricerca della sfida senza compromessi. O ti avvolge senza darti tregua o non ti interessa per niente. Riccardo III è il mio primo balletto. È stato composto con la scrupolosa attenzione alla sceneggiatura dello scritto; come sempre, sono convinto che la drammaturgia musicale sia un mestiere a se stante, con le sue regole e le sue tecniche, e che sia esiziale affidare ad automatismi casuali, o peggio, a ragionamenti di speculazione autonoma sul linguaggio musicale, la funzione narrativa  e simbolica della musica».

Tra Ottocento e Novecento furono numerosissimi i musicisti che, dai versi di Alexandr Puskin, trassero opere teatrali e di musica da camera. Per Shostakovic – che per le sue romanze da camera attinse all’opera dei poeti più diversi per lingua e provenienza – l’occasione  per la realizzazione delle Quattro romanze su testi di Puskin op. 46 venne dall’imminenza del centenario della morte del poeta. Originariamente scritte per voce di basso con accompagnamento di pianoforte, tre di queste quattro liriche furono poco dopo riprese dall’autore, che ne sviluppò una nuova versione, per voce e piccola orchestra, nella quale volle profondere il massimo delle proprie capacità introspettive, realizzandone delle delicatissime impressioni in cui la purezza dei versi romantici è esaltata da una melodia impalpabile.

È alla fine del 1929 che Stravinskij ricevette da Sergej Kusevickij la commissione di un pezzo sinfonico per festeggiare il cinquantesimo anniversario della fondazione della Boston Symphony Orchestra. Stravinskij, allora poco interessato alla composizione di una sinfonia tradizionale, di impianto classico-romantico, optò per una Sinfonia di Salmi sinfonico-corale, il cui testo, in latino, fu derivato dalla Vulgata dei Salmi 38, 39 e 150 di David. Scritta tra il gennaio e l’estate del 1930, la Sinfonia di Salmi, esplicitamente scritta “a gloria di Dio”, si rivela, nella sua tetragona severità, come la testimonianza di una fede autentica (dal 1926 Stravinskij era divenuto ortodosso praticante) rimanendo tuttavia un’opera concertistica e di impostazione  sostanzialmente drammatica. Suddivisa in tre parti – che si eseguono senza soluzione di continuità – la Sinfonia si apre con un Preludio in cui si colloca la prima invocazione del coro. La seconda parte è una Doppia Fuga di notevole complessità, in cui si intrecciano una fuga vocale e una fuga strumentale. La terza parte è suddivisa in diverse sezioni: si apre con un Alleluia, che non è una risplendente esplosione di giubilo universale, ma un momento di raccolta, quasi intimidita, contemplazione. Segue il Laudate Dominum in sanctis eius che, dopo un inizio quasi faticoso, si eleva nella contemplazione di Dio. Dopo un ampio e movimentato episodio, ispirato alla visione del carro di Elia, e il ritorno del Laudate e dell’Alleluia, un episodio cantabile conduce al rigoroso e solenne Laudate Eum in cordis et organo. L’ultima eco dell’Alleluia conclude la Sinfonia.

Cajkovskij portò a termine la sua terza composizione sinfonica in tempi particolarmente brevi: iniziata nel giugno del 1875, la prima stesura venne ultimata all’inizio del mese successivo, e l’orchestrazione completata all’inizio di agosto. Eseguita nel novembre dello stesso anno con la direzione di Anton Rubinstein, la Sinfonia n. 3 è forse la meno eseguita fra le sinfonie di Cajkovskij, il quale, del resto, l’aveva a sua volta giudicata piuttosto severamente, reputandola priva di idee originali anche se insolita dal punto di vista della struttura. Articolata in cinque tempi, contrariamente alla tradizione classica della suddivisione in quattro movimenti, la Sinfonia è introdotta da un marcato Tempo di marcia funebre che conduce ad un Allegro brillante dal carattere marziale e cavalleresco. Il secondo movimento, Alla tedesca, è un elegante valzer, in cui ritmo è affidato agli archi mentre i legni soli sviluppano la melodia. Il Trio introduce una nuova idea, fatta di leggerissime terzine che circolano fra i diversi strumenti, su cui ritorna il valzer iniziale. Il successivo Andante elegiaco è un brano dai tratti cameristici, un idillio pastorale il cui tema di apertura è evocativamente affidato ai flauti e la risposta – derivata da una cellula della proposta – al corno e al fagotto. Lo Scherzo, che costituisce il quarto movimento, si apre con l’esposizione di due figure virtuosistiche presentate dai violini e dal clarinetto, più volte riprese, cui si aggiunge una frase “cinguettante”. Chiude il movimento un Trio con andamento di marcia. Il conclusivo Allegro con fuoco è un tempo di polacca (da cui è derivato il sottotitolo della Sinfonia) cavalleresco e aristocratico, ampliato attraverso episodi di intermezzo al tema principale.

Marcella Musacchia