“WE LIKE MOZART” AL TEATRO DI VERDURA

“WE LIKE MOZART” AL TEATRO DI VERDURA

27 Lug 2005


Prima rappresentazione assoluta, il 29 luglio 2005, alle ore 21,15, al Teatro di Verdura, di We Like Mozart (Amo Mozart), balletto in due atti e dodici scene con regia e coreografia di Amedeo Amodio, musiche di W.A.Mozart e Michele dall’Ongaro, drammaturgia di Sandro Cappelletto, scene e costumi di Luisa Spinatelli. Sul podio, Pietro Mianiti. Orchestra e Corpo di ballo del Teatro Massimo. Primo ballerino ospite: Ma Cong. Narratore: Sandro Dieli. Luci di Bruno Ciulli. Lo spettacolo è stato presentato questa mattina al Teatro Massimo, dal Sovrintendente Antonio Cognata, dal Direttore artistisco Lorenzo Mariani e dal coreografo e regista Amedeo Amodio. Il balletto, della durata di un’ora e mezza, viaggia con Mozart, amplifica e trasforma momenti di vita e d’arte, fa sbocciare in altri contesti le sue arie e le sue musiche cristalline e assegna ai più celebri protagonisti delle sue opere valenze tutte nuove, spesso oniriche. Si articola in dodici scene così denominate: La chiara luce del disordine; Settecento; L’albero di arance; Battaglia delle arance; Giovani Don Giovanne; La luna e la bambola meccanica; Seduzione; Solitudine; Mozart e Leopold; Mozart e la madre; il Flauto magico; Il gioco dei numeri. “Una nuova creazione artistica – ha detto il Sovrintendente Antonio Cognata – è sempre una nuova sfida, che noi abbiamo accettato con gioia e che vedrà impegnate le nostre masse artistiche in modo completo.” Amedeo Amodio non nasconde le difficoltà insite in questa creazione mozartiana. “Si è portati a pensare – dice il coreografo  - che non si ha più nulla da dire che non sia stato già detto. Ma riuscire ad andare al di là delle cose, delle apparenze, ci fa avere una visione più ampia della vita stessa. Un progetto nuovo che nasce è come un viaggio: si fanno nuovi incontri, si scambiano idee, ci si racconta  momenti di vita, si esplorano luoghi sconosciuti e a volte noti, particolari che creano nuove immagini, un sentire diverso. C’è anche la sofferenza nel viaggio: disagi, ritardi. Attraverso le letture sui viaggi di Mozart si creavano immagini che  Michele dall’Ongaro traduceva in musica e Sandro Cappelletto in parola. Abbiamo viaggiato insieme a Mozart a volte isolandoci, per poi scoprire che avevamo la stessa meta da raggiungere.” “L’inizio – dice il compositore Michele dall’Ongaro -  è quasi un manifesto. L’orchestra si accorda e le figure mozartiane, i personaggi delle sue partiture si incarnano un po’ alla volta. Scorrono con i loro colori, i loro ritmi e tracciano un paesaggio sonoro definito dal quale emerge una pagina famosa (“Se vuol ballare”).  Da questa nascono una serie di variazioni (sul modello di quelle di Beethoven per violino e pianoforte). Ecco, diciamo che in queste due prime scene si scoprono già molte carte del giuoco. Mozart, e la sua musica guidano la partita – prosegue il compositore - talvolta appaiono incastrati in contesti apparentemente improbabili (incontrando nella loro strada, per esempio, Mahler o Prokof’ev o un’improbabile banda o l’allucinante mondo di Matrix), oppure sovrapposti a se stessi (la canzonetta di Don Giovanni che inghiotte “Là ci darem la mano”). Altre volte le figure sono citate testualmente o quasi (ouverture delle Nozze) oppure si confrontano in una partita dove vero, verosimile e falso sono intrecciati più volte. Infine ci sono momenti in cui Mozart è rimasto in silenzio e chi scrive si è trovato da solo a riempire il pentagramma. Ci sono casi più complessi. Ad esempio l’inizio della seconda parte. Immaginate due orchestre: una deve suonare l’inizio della Ouvertura (Amadeus la chiama così) di Don Giovanni, ma la partitura è strappata, fatta a pezzi. Un’altra orchestra allora prova ad aiutarla, cerca di saldare come può i frammenti raccogliendo gli spunti che trova nei margini. Sono mondi però drammaticamente separati che cercando di unirsi, in realtà si respingono. Le suture sottolineano ancora di più le differenze tra dimensioni che non si toccano davvero mai. La drammaturgia di Sandro Cappelletto e le indicazioni di Amedeo Amodio hanno guidato le diverse forme di intervento come manopole di un mixer virtuale suggerendo anche inserti e contributi inaspettati.Amo Mozart,  e amare -  si sa -  significa non dover dire mai “mi dispiace”. Luisa Spinatelli, compagna d’avventura in tanti balletti di Amodio, ha immaginato e fatto realizzare pareti nere e pareti trasparenti: quelle scorrono in carrellate, si spostano in avanti, ruotano, scoprono un retroscena tutto bianco, e ancora accolgono sedie “aeree”, disposte a semicerchio; queste svelano trasparenze, si aprono su evanescenti quadretti d’epoca settecenteschi. E i costumi seguono la libertà dell’invenzione: ora spogli, moderni, essenziali, ora espunti dalla moda del Secolo dei Lumi, con un unico segno-spia sempre riconoscibile: il giubbetto rosso a turno indossato da tutti i danzatori che per pochi minuti o per più lunghi momenti di danza, vestono i panni del divino Mozart. In questo spazio cangiante e funzionale, tra questi corpi mutanti e mutevoli (anche silhouette in controluce) vive il racconto danzato che Amodio ha suddiviso nelle dodici scene. In scena oltre il primo ballerino ospite Ma Cong ci saranno anche Paola Pagano, Luca Masala, Breno Brittencourt, Maria-Lucia Segalin, Maria Gutierrez Gonzales, Minh Pham, Charo Febles, Raphael Paratte, Davit Galstyan e i solisti e il corpo di ballo del Teatro Massimo: Soimita Lupu, Elisa Arnone, Giuseppe Bonanno, Cecilia Mecatti, Monica Piazza, Giuseppe Puccio, Roberto Milano,  Giuseppe Riccobono, Maurizio Rosso, Salvatore Tocco, Ettore Valsellini, Michela Viola, Gianluca Nunziata, Fabio Correnti, Belinda Denaro, Gaetano la Mantia, Simona Filippone, Valentina Zaja. Conclude il cast un gruppo di otto mimi. Lo spettacolo, che chiude la stagione invernale del Teatro Massimo, andrà in replica il 30 (turnoD-E-F) e 31 luglio (Turno B-C), sempre alle 21.15. Biglietti: 20-45 Euro. Carta Giovani: sconto 50%. Info al numero verde 800655858 (ore 10-16 escluso il lunedì). L’Ufficio Stampa                                             Palermo 27 luglio 2005