Trittico contemporaneo, al Teatro Massimo la grande danza del nostro tempo

Trittico contemporaneo, al Teatro Massimo la grande danza del nostro tempo

8 Apr 2017

Trittico contemporaneo, al Teatro Massimo la grande danza del nostro tempo
Coreografie di Matteo Levaggi, Johan Inger, Jiří Kylián: martedì 11 la prima


PALERMO. Tre lavori di grandi maestri della danza, appartenenti a tre generazioni diverse: Matteo Levaggi, Johan Inger, Jiří Kylián. Sono i protagonisti di “Trittico contemporaneo”, il balletto che andrà in scena al Teatro Massimo di Palermo da martedì 11 a sabato 15 aprile, con il Corpo di ballo e l’Orchestra del Teatro Massimo diretta da Alessandro Cadario, assistente alle coreografie e maître de ballet Alberto Montesso. Martedì 11 alle 20.30 la prima.
Si inizia con un nuovo allestimento del Teatro Massimo: Water Game di Matteo Levaggi, ultima tappa di una ricerca che il giovane coreografo, quest’anno in residence al Teatro Massimo, porta avanti e sviluppa dal 2005. Dalle musiche di Michael Nyman, tratte dalla colonna sonora per Drowning by Numbers di Peter Greenaway e da Prospero’s books, Levaggi trae l’ispirazione di partenza. “Pur avendo cominciato da circa tre mesi – dice Levaggi - abbiamo avuto un ritmo di approfondimento piuttosto veloce. Questo grazie al fatto che ho trovato una compagnia aperta, piena di potenzialità, vogliosa di danzare e di mettersi in gioco. In Water Game mi diverto a giocare con le forme in un rapporto ludico anche con la musica. C’è un’idea di fluidità in espansione, sostenuta da un compositore, Michael Nyman, che mi è congeniale perché ha un linguaggio e un ritmo che rappresenta bene il pulsare della vita”.
Seconda coreografia dello spettacolo è Walking Mad di Johan Inger, coreografo svedese, che ha fatto parte del Nederlands Dans Theater dal 1990 al 2002. La coreografia, creata nel 2001 per il Nederlands Dans Theater I, è stata poi ripresa innumerevoli volte tanto in Europa che in America. Qui l’elemento scenico principale è un muro: un muro che separa, ma anche che si scompone, si sposta, si divide e si riunisce, compare e si dissolve; un muro nel quale si aprono inaspettatamente delle porte. Incontri, scontri, attimi di tragedia e di allegria, sul ritmo ossessivo del Bolero di Ravel e quello più sereno di Für Aline di Arvo Pärt.
Da Mozart, invece, citato già da Nyman nelle musiche di Water Game di Levaggi, parte anche Sechs Tänze del grande coreografo ceco Jiří Kylián, artista oggi settantenne praghese insignito nel 2000, a Monte Carlo, del titolo di “maggior coreografo del mondo”, direttore artistico del Nederlands Dans Theater per un quarto di secolo. Le Sei danze tedesche KV 571 del compositore austriaco vengono trasfigurate, a mostrarci la realtà del nostro vivere, la profondità che si nasconde sotto il sorriso. “Due secoli – ha spiegato Kylián - ci separano dall'epoca in cui Mozart scrisse Sei Danze tedesche. Questo periodo è stato segnato da ogni sorta di guerra, rivoluzioni, trasformazioni sociali. Riflettendo su ciò, non potevo limitarmi a inventare una suite di numerose danze che riproponesse puramente e semplicemente lo humour e il virtuosismo musicale del compositore. Ho immaginato, piuttosto, sei momenti apparentemente privi di senso, ignorando volutamente la loro ambientazione. Momenti impossibilitati a svilupparsi davanti al mondo d'oggi sempre turbato che, per ragioni imprecisate, ciascuno porta dentro di sé”.