“Pelléas et Mélisande” al Teatro Massimo

“Pelléas et Mélisande” al Teatro Massimo

14 Gen 2005

C’è grande attesa al Teatro Massimo per il ritorno di Pelléas et Melisande, dramma lirico in cinque atti di Claude Debussy, che viene riproposto il 18 gennaio 2005, alle ore 20,30, dopo 45 anni, con la direzione di Gabriele Ferro e la regia, le scene e i costumi di Pier’Alli.Luci di Bruno Ciulli. In scena Jean-Philippe Lafont (Golaud), Gérard Théruel (Pelléas), Marie Arnet (Melisande), Alfredo Zanazzo (Arkel), Elena Poesina (Le Petite Yniold), Eric Martin-Bonnet (Un médecin e Le Berger) e Anne Pareuil (Geneviève). Orchestra e Coro della Fondazione Teatro Massimo. Al Teatro Massimo l’opera fu proposta il 31 marzo 1960, con la direzione d’orchestra di Jean Fournet, la regia di Roger Lalande, i costumi di Dimitri Bouchene e l’allestimento scenico del Teatro alla Scala di Milano. Dramma lirico su libretto di Maurice Maeterlinck, Pelléas et Mélisande debuttò all’Opéra Comique di Parigi il 30 aprile 1902. Si trattò di una serata burrascosa, nonostante l’eccellenza degli interpreti e soprattutto del direttore André Messager. A salvare l’opera e le successive repliche intervennero gli studenti del conservatorio, e tra essi Ravel. Oggi nessuno discute più sulla centralità nella storia dell’opera di Pelléas: una centralità però celibe. Debussy in seguito non raggiungerà più la perfezione del Pelléas e l’opera rimane un unicum. “Salutata come un anti-Tristan, in effetti – come scrive Luigi Rognoni – del Tristan rappresenta non l’antitesi ma il rovescio”. Unico dramma musicale portato a compimento da Debussy, esso rappresentò una novità per il teatro lirico del ‘900. Pelléas portò un cambiamento radicale di linguaggio e stile nel teatro musicale. Debussy acquistò il testo di Maeterlinck nel 1892, poco dopo la sua uscita, e ne rimase impressionato. Aveva così pensato di mettere in musica il tutto, cercando di creare un dramma che si allontanasse dai modelli del teatro borghese. La vera scelta rivoluzionaria fu soprattutto quella di non modificare il testo, ma di adattare la musica ad esso, una idea che aprì la strada ad un nuovo modo di concepire il rapporto fra teatro di prosa e teatro musicale. Così Debussy fu costretto ad elaborare un modello di declamato lirico che andasse di pari passo con il testo. “Le fragili creature di Maeterlinck-Debussy – dice ancora Rognoni – vivono come ombre in un paesaggio che trascende ogni realtà storica e anche leggendaria; e rifuggono da ogni interna tensione drammatica determinata dal rapporto dinamico tra palcoscenico e orchestra; opera non opera, i personaggi vivono in uno sfondo immateriale e ambiguo.” “ Debussy – spiega il regista fiorentino Pier’Alli che cura anche le scene e costumi dell’opera – attua in Pelleas et Melisande il superamento di ogni convenzione melodrammatica, per ottenere il concretarsi di quella dinamica psichica, la “lenta progressione dell’angoscia”, l’ipnosi dello spettatore. Debussy ama il mistero, mistero dell’angoscia, mistero della voluttà, mistero della morte, secondo Jankélévitch “Nessuna musica è stata capace, quanto quella di Pelléas, di suggerire la sensazione equivoca del mistero ontologico, lacerato in modo tragicamente inconciliabile fra presenza ed assenza, esistenza ed inesistenza, vita e morte”. L’opera – dice il M° Gabriele Ferro, che torna al Massimo dopo L’olandese volante – è un capitolo a parte nella storia del melodramma, sotto tutti i punti di vista. Per Debussy che non ne ha scritto altre, ma soprattutto per il suo genere, inimitabile ed inimicato. Niente di simile vi era prima e niente di simile vi sarà in seguito”. Lo spettacolo proposto al Teatro Massimo, in quattordici quadri, proviene dall’Opera di Lille; riproposto poi al Regio di Torino, sempre con la firma di Pier’Alli, ha conseguito nel 1997 il il premio Les Victoires de la musique. Lo spettacolo va in replica il 20,21,23,25 e 27 gennaio con cast unico.
L’Ufficio Stampa
Palermo, 14 gennaio 2005