Lucia di Lammermoor nella stagione 2011 del Teatro Massimo di Palermo

Lucia di Lammermoor nella stagione 2011 del Teatro Massimo di Palermo

9 Giu 2011

Ritorna sul palcoscenico della sua città il soprano Desirée Rancatore

Allestimento firmato da Gilbert Deflo e William Orlandi; sul podio Stefano Ranzani

 

Palermo, Teatro Massimo 12-19 giugno 2011


Un grande titolo del repertorio romantico per il ritorno sul palcoscenico della sua città di uno dei soprani più acclamati di oggi, la palermitana Desirée Rancatore, in un ruolo fra i più celebri e difficili, da lei mai interpretato al Teatro Massimo.

Al suo fianco ci sarà, nel ruolo del fratello Lord Enrico, un altro famoso giovane cantante palermitano, Nicola Alaimo, e poi ancora il tenore Giuseppe Gipali sarà impegnato come Edgardo e Deyan Vatchkov come Raimondo. Completano il cast Giulio Pelligra (Arturo), Patrizia Gentile (Alisa) e Iorio Zennaro (Normanno). In alcune recite il quartetto dei protagonisti sarà composto da Olga Peretyatko (Lucia), Giuseppe Altomare (Enrico), Bülent Bezdüz (Edgardo) e, da un altro palermitano, Ugo Guagliardo (Raimondo).

 

Sul podio dell’orchestra del Teatro palermitano uno specialista come Stefano Ranzani; l’allestimento fa parte del repertorio del Massimo (realizzato nel 2003 in coproduzione con il Teatro delle Muse di Ancona) e vanta la regia del fiammingo Gilbert Deflo. Le scene e i costumi sono di William Orlandi; giocati nelle sfumature del bianco e del nero, ci consegnano una Lucia neogotica, imbevuta degli umori della letteratura ottocentesca. Le luci sono di Roberto Venturi; le coreografie per il corpo di ballo del Massimo del proprio direttore, Luciano Cannito; il Maestro del Coro è sempre Andrea Faidutti.

 

Tratta dal romanzo “The Bride of Lammermoor” di Walter Scott, l’opera di Gaetano Donizetti  debuttò a Napoli, al Teatro di San Carlo, il 26 settembre 1835. Donizetti fu rapidissimo nel comporre quella che è stata la sua quarantaquattresima opera: poco più di un mese dal maggio del 1835 al 6 luglio.

La vicenda narra conflitti atavici fra due famiglie rivali: per rafforzare il proprio prestigio, Lord Enrico Ashton vuole che la sorella Lucia convoli a nozze con Lord Arturo Bucklaw. Ma Lucia è innamorata di Sir Edgardo di Ravenswood, della casata opposta agli Ashton e profondamente odiato da Enrico, che giura di spegnere nel sangue, quella passione. Lucia però costretta alle nozze impazzisce e uccide lo sposo; Edgardo sentendosi tradito prima sfida a duello Enrico, poi venuto a conoscenza della morte dell’amata si trafigge.

Opera fra le più simboliche del Romanticismo musicale italiano, è celebre oltre che per le stupende arie, duetti e concertati per la cosiddetta scena della pazzia di Lucia, massima espressione del virtuosismo vocale sopranile, nonché nucleo tematico dell’opera e topos ricorrente nella musica e nella letteratura dell’epoca.

 

“Nella prima metà dell’Ottocento – spiega il regista Deflo - l’opera mette in scena un tema che raffigura il disturbo mentale non come risultato di fattori esterni (spiriti o fantasmi), bensì come turbamento fisico originato in un contesto familiare e sociale molto concreto. […] Questo mondo di convenienze non lascia scampo a Lucia: la famiglia, intesa come valore sacro, strazierà il suo animo. Il cielo sotto il quale Lucia può respirare è di diversa natura: è l’illusione dell’amore unico che non può essere venduto, né condiviso. L’unico vero altare è quello del suo cuore. […] È soprattutto a partire dal XIX secolo che le manifestazioni dell’anima e dell’inconscio sono state esplorate sistematicamente. Il teatro musicale testimonia questo interesse tramite la figura di Lucia, con la sua grande sensibilità, le sue allucinazioni, le sue estasi. L’opera di Donizetti offre una descrizione clinica di uno stato psichico, vale a dire la follia di Lucia. […] Lucia presenta dunque il prototipo di questa donna sensibile, appassionata, con quei desideri e quelle sofferenze dell’anima di cui è ricco il romanzo naturalista e simbolista. Ma Lucia canta, e il canto mi sembra il mezzo ideale per la trasposizione estetica nel sublime, con le sue effusioni liriche, di meraviglia o di dolore.”

Costo dei biglietti: da euro 10 a euro 125, in vendita presso il botteghino del Teatro (aperto da martedì a domenica ore 10 - 15, tel. 0916053580 / fax 091322949 / ), sul sito www.teatromassimo.it o nelle prevendite autorizzate in tutta Italia del circuito Amit-Vivaticket. Informazioni e prevendita 800 907080 (tutti i giorni dalle ore 10 alle ore 17). Teatro Massimo – piazza Verdi 1 – 90138 Palermo

 

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