Kiss me Kate al Teatro di Verdura

Kiss me Kate al Teatro di Verdura

25 Lug 2003

KISS ME, KATE AL TEATRO DI VERDURA Domenica la suite dalla celebre commedia musicale di Spewack con le musiche di Cole Porter L’Orchestra e il Coro del Teatro Massimo saranno diretti dal M° Donato Renzetti Domenica 27 luglio, alle ore 21, al Teatro di Verdura, va in scena in forma di concerto il musical Kiss, me kate di Samuel e Bella Spewack, musiche di Cole Porter. Sarà proposta la suite dalla commedia musicale in due atti con l’Orchestra e il Coro del Teatro Massimo diretti da M° Donato Renzetti e un cast così composto: George Mosley (Fred Graham), Marianna Kulikova (Katherine), Terese Cullen (Bianca), Davide Livermore (Bill Calhoun), Maurizio Leoni (Paul, vestiarista), Stuart Patterson (primo gangster), Dario Giorgelé. Il regista Lamberto Puggelli si cimenterà anche nell’insolito ruolo del narratore, per spiegare le vicende. Maestro del Coro, Fulvio Fogliazza. Rappresentata per la prima volta al Broadway New Century Theater di New York il 30 dicembre del 1948, con grande successo di pubblico e critica, la commedia musicale Kiss me, Kate è universalmente considerata il capolavoro di Cole Porter. Tra il 1947 e il 1948 la commediografa Bella Cohen e il marito Samuel Spewack ne scrissero il libretto,liberamente ispirato a La bisbetica domata di William Shakespeare; dopo qualche esitazione, Porter iniziò a lavorare alle musiche, fortemente trascinato dalla sua particolare passione per il drammaturgo inglese e per l’Italia (la commedia elisabettiana è infatti ambientata a Padova). Per l’occasione, il musicista sfruttò brillantemente la sua natura di songster, di autore che scrive tanto i testi quanto le musiche di canzoni destinate al grande mercato della musica leggera. Dalla sua inesauribile fantasia, messa al servizio di una commedia dal carattere quanto mai spiritoso e intrigante, scaturì una musica straordinaria per brio e felicità inventiva: e questo, nonostante il momento particolarmente difficile e doloroso nella vita di Porter, provato dai gravi postumi fisici e psicologici di una brutta caduta da cavallo, avvenuta nel 1942. Il soggetto del musical è basato su una compagnia di artisti contemporanei che mette in scena la citata commedia di Shakespeare. Ampliando una sottile formula di ‘teatro nel teatro’, la vicenda si costruisce su un doppio livello, oscillando tra finzione e realtà. Dunque, i protagonisti vivono i loro frizzanti e litigiosi amori attraverso una duplice identità: ora come attori della commedia, ora come persone reali. L’azione si incentra su Fred e Lilli: una coppia di ex sposi innamoratissimi che si ritrova sulla scena (rispettivamente nei ruoli di Petruchio e di Kate) a prolungare, dopo il divorzio, la loro eterna schermaglia sentimentale. Il tutto, naturalmente, nella prospettiva di un inevitabile lieto fine. Nei testi, Porter mostra tutta la sua passione per i giochi di parole, per le battute maliziose, per le fantasiose elencazioni (e la canzone Where is the life that late I led è quasi una mozartiana “aria del catalogo” fatta attraverso il richiamo ad amate città italiane). Mentre nella musica, il compositore mostra quel tipico tono ironico e leggero, così congeniale a un ‘libertino’ del suo rango. Nella commedia si ritrovano elementi dello stile jazzistico, del musical americano, dell’operetta alla Gilbert & Sullivan, ma anche sottili allusioni alla Vecchia Europa che vanno dal valzer viennese (n. 3, Wunderbar) fino alla tradizione elisabettiana (n. 21, Pavane): suggestioni espressive alquanto eterogenee, ma felicemente intrecciate da un ‘artigiano’ sapiente e geniale come Cole Porter. “Questa storia – scrissero nel libretto dello spettacolo gli Spewack - si svolge nel mondo dello spettacolo teatrale. È una storia d’amore con musica, sul tema dell’eterna lotta tragicomica tra maschio e femmina, ambientata la sera dell’anteprima di una versione musicale della Bisbetica domata di Shakespeare al Ford’s Theatre di Baltimore. L’azione di questo musical avviene interamente dentro l’edificio teatrale e attorno a esso, a cominciare dalle cinque di un caldissimo pomeriggio, al termine di una prova della Bisbetica senza scene e costumi, per concludersi in gran pompa a mezzanotte. Incontrerete gli attori sotto forma di semplici mortali, afflitti da mal di denti e mal d’amore; li seguirete attraverso le metamorfosi operate dal trucco e dal costume, fino alla dimensione immortale cui ascendono la sera sotto le luci della ribalta.” L’Ufficio StampaPalermo, 25 luglio 2003