Jethro Tull al teatro di Verdura

Jethro Tull al teatro di Verdura

6 Lug 2003

JETHRO TULL AL TEATRO DI VERDURA Il folletto scozzese della gloriosa rock-band inglese incanterà il pubblico con il suo flauto Pochi gruppi possono vantare una longevità ed una coerenza artistica come i Jethro Tull, secondi solo ai Rolling Stones proprio per la presenza sul mercato a tanti annni di distanza dalla fondazione della band.. E’ infatti il 1968 quando si registra l’esordio della band con This Was che propone una musica incentrata sulla chitarra di Mick Abrahams ma soprattutto sul flauto di Jan Anderson, già all’esordio leader del gruppo. Il disco è lontanissimo dal progressive che tra l’altro era ancora in gestazione, concretizzando invece un folk-rock dalle tinte blues, con a tratti qualche attitudine hard, caratterizzato dall’uso massiccio del flauto, utilizzato sia in chiave solistica che contrappuntistica, sia in chiave lirico/melodica che ritmico/aggressiva. L’anno successivo va via Abrahams e arriva il chitarrista Martin Barre che da allora sarà l’unico elenento ad apparire in tutte le formazioni, tanto da diventare l’alter ego di Anderson. Arriva così Stand Up in cui imperversa il flauto di Anderson in splendidi arabeschi armonici.celebre è rimasta Bourree, derivata da un pezzo di Bach ma riarrangiata in modo potente ed elegante in chiave quasi jazzata. In Benefit (1970) compaiono anche le tastiere, suonate da un esterno, John Evan. Ma è Aqualung il disco più celebre dei Tull, considerata una pietra miliare del rock. In esso il gruppo materializza ambizioni che oltrepassano la musica dei dischi precedenti, le venature blues sono un ricordo, gli arrangiamenti si articolano e sovrastrutturano. Il disco contiene alcuni classici come Acqualung, Locomotive breath, My God, alternati a brevi e straordinari brani acustici. Thick as brick (1972) è foriero di nuove mutazioni. Anderson prova la via della suite in un lungo brano di oltre 40 minuti che iscrive ufficialmente il gruppo al genere progressive. Le tastiere entrano prepotentemente nel sound, il flauto assume un ruolo più di ricamo. E il disco si segnala per le invenzioni melodiche e strumentali. Passion Play (1973) appare invece più cupo e meno fluido, il flauto dà spazio al sax ma è il disco progressive dei Tull. Minstrel in the Gallery (1975) segna per molti la fine artistica del gruppo. Seguono poi Too Old To Rock and Roll Too Young To Die (1976) e Song From The Wood, uno dei dischi più famosi in cui si ritorna ad un folk-rock progressivo come la Title-track, Velvet Green. Seguono poi Heavy Horses e Stormwach (1979) con grandissimi brani come Elegy e The Flying Duchmann e Dun Ringill. Nel 1978 un concerto al Madison Square Garden offre ai Jethro Tull l’opportunità della mondovisione. Seguono infine Broadsword and the beast (1982), Under Wraps, Crest Of a Knave, Rock Island, Catfish rising, Roots to Branches. Dot Com. E adesso Anderson, senza più la sua chioma leonina, ma con lo stesso sguardo spiritato di allora, si fionda fra i cipressi del teatro di Verdura. Con lui Martin Barre alla chitarra, Giddins Andrew alle tastiere, Jonathan Noyce al basso, Doane Perry alla batteria. Riuscirà il vecchio Jan ad evocare l’aria da menestrello medievale di una volta?