Jeanne d'Arc au bucher al Teatro Massimo

Jeanne d'Arc au bucher al Teatro Massimo

18 Gen 2003

JEANNE D’ARC AU BÛCHER AL TEATRO MASSIMO Martedì 21 gennaio l’opera di Honegger aprirà la stagione 2003 di opere e balletti In scena, nel ruolo del titolo, l’attrice Irène Jacob. Sul podio Stefan Anton Reck, regia di Daniele Abbado La stagione 2003 di opere e balletti del Teatro Massimo si aprirà martedì 21 gennaio, alle ore 20,30 con Jeanne d’Arc au bûcher (Giovanna d’Arco al rogo), oratorio drammatico in un prologo e undici scene per recitanti, soli, coro misto, voci bianche e orchestra, di Arthur Honegger. Sul podio, il M° Stefan Anton Reck dirige. l’Orchestra, il Coro, il Coro di voci bianche,il Corpo di ballo e i Piccoli Danzatori della Fondazione Teatro Massimo. La regia è di Daniele Abbado, le scene di Giovanni Carluccio, i costumi di Carla Teti, coreografia di Giovanni Di Cicco, luci di Bruno Ciulli, la regia video di Luca Scarzella. Nato dalla collaborazione con Paul Claudel, autore del testo, e da un’idea di Ida Rubinstein, che ne fu anche l’interprete principale, Jeanne d’Arc au bûcher è una via di mezzo fra l’oratorio, l’opera ed il balletto. Composto tra il 1933 e il 1935, il lavoro teatrale fu eseguito per la prima volta in forma di concerto a Basilea, il 12 maggio 1938. La prima rappresentazione avvenne invece allo Stadttheater di Zurigo il 13 giugno 1942. Il prologo fu aggiunto solo nel 1950, ed è basato su un parallelo implicito tra la Francia del Quattrocento e quella ugualmente divisa e oppressa dalla tirannia nazista nella seconda guerra mondiale. L’opera godette in quegli anni di molta popolarità, e veniva spesso rappresentata in forma semi-scenica da compagnie con pochissimi musicisti e attori. Già dal 1925, Honegger era stato ripetutamente sollecitato dalla Rubinstein a comporre un’opera ambientata nel Medioevo; ma lo spunto per l’eroina quattrocentesca francese fu onseguenza anche del successo cinematografico di Dreyer (1928). Honegger, consapevole di come ormai le formule tradizionali del teatro lirico fossero superate, concepì un’opera dal nuovo assetto drammaturgico, capace di accogliere l’apporto di varie discipline artistiche. L’impostazione di Claudel favoriva, ai fini musicali, l’eterogeneità delle scelte, assecondando la successione di flashback del testo. Giovanna (l’attrice Irène Jacob), in cima al rogo, ripassa i momenti più esaltanti della sua breve vita attraverso il dialogo con Frate Domenico (André Wilms), rievocando l’esaltante esperienza della fede ma anche la vanità terrestre, l’ottusità dei giudici che ne hanno decretato la condanna al rogo, l’infanzia trascorsa a Domrémy. Giovanna si domanda com’è possibile che sia finita al rogo. La scena della condanna è una parodia farsesca di un processo con la sentenza già scritta; infatti, a giudicare la pulzella d’Orlèans è un consesso di pecore presiedute da Porcus (cioè Cochon, contraffazione di Cauchon, vescovo di Beauvais). E’ un diluvio di accuse in latino maccheronico. Successivamente la scena si carica di riferimenti storico-allegorici con quattro coppie regali che disputanto una partita a carte. Giovanna crede poi di ascoltare le voci di Margherita e Caterina, sue protettrici celesti, ricorda i momenti felici dell’incoronazione del re a Reims. “La prima parte – spiega il regista Daniele Abbado – è piena di domande, la pulzella d’Orlèans è quasi un personaggio estraniato dal contesto temporale; Jeanne si interroga sul perché di questa valanga accusatrice. Sulla scena piovono le accuse, un torrente verbale, affidato anche alle immagini video. Le scene propongono un’ampia tribuna, un nudo e crudo paesaggio di cemento quale potrebbe essere uno stadio, in cui si collocano coristi e vari personaggi, quasi come in un’aula di tribunale, a decretare le accuse contro la Pulzella d’Orlèans”. Alla fine Jeanne, sospinta dal popolo, diviso fra compassione e ostilità, viene portata sul rogo. E’ lì che riceve il conforto della Vergine, è lì che comprende che non vi è prova d’amore più grande del sacrificio di se stessi e sale al cielo. “E’l’apologia del fuoco che brucia e purifica – conclude Abbado – siamo nel pieno di una crisi sacrificale, si brucia un eroe per farne un santo”. “La mia Jeanne d’Arc - dice Irène Jacob – è una donna piccola piccola, fragile e minuta, in una scena di desolante cemento. Una giovane che si identifica con un destino politico e mistico: salvare il re di Francia. Jeanne si rende conto di avere partecipato a qualcosa di grande, di elettivo, mentre Frate Domenico, rappresenta l’inquisitore, la coscienza non tranquilla, ma rassicurante della Chiesa. In scena canterò anche una canzone , il Trimazô, prediletto nella fanciullezza da Jeanne.” La complessa drammaturgia sarà accompagnata per 40 minuti da un video, curato da Luca Scarzella, proiettato su un sottilissimo velario di tulle. L’opera sarà proposta in lingua originale, con sopratitoli in italiano. L’orchestra prevede un organico complesso, comprendente ben tre pianoforti, un nutrito gruppo di percussioni e le onde Martenot che hanno richiesto l’ampliamento della fossa orchestrale. In scena, fra cantanti, attori, coristi e danzatori circa duecento persone. Il cast, per la parte lirica, è composto dai cantanti Gabriella Costa (La Vierge), Antonia Brown (Marguerite), Patricia Fernandez (Catherine), Jeremy Ovenden (Porcus/leClerc), Giuseppe Caltagirone (Héraut/une Voix), Alessandro Svab (Héraut II). Il cast degli attori è composto altresì da Philippe Lardaud (Héraut III, Heurtebise, un Héraut, le Recitant), Xavier Gallais (Regnault de Chartres), Pascal Sangla (Le Duc de Bedford), Daniele Lo Piccolo (Guillaume de Flavy), Claudio Petri (Jean de Luxembourg), Rebecca Finet (La Mere aux Tonneaux). Del secondo cast lirico fanno parte Elena Poesina, Katia Ilardo, Marie Luce Erard, Juan Carlos Valls. Recite con il primo cast il 21, 23,25,26 gennaio. Con il secondo cast il 22 e 24 gennaio. Il 25 e il 26 gennaio sul podio salirà il M° Daniele Belardinelli. Diretta radiofonica su radioTre Suite. Per l’inaugurazione della stagione 2003 di opere e balletti è prevista la diretta radiofonica di RadioTre Suite, condotta da Guido Barbieri. Sono previste interviste con i protagonisti e con alcuni ospiti in teatro. Jeanne d’Arc au bûcher viene proposto per la seconda volta al Teatro Massimo. Il 27 aprile del 1955 andò in scena con Ingrid Bergman nel ruolo del titolo, regia di Roberto Rossellini. Irène Jacob è nata in Francia. Ha debuttato nel cinema nel 1987 con il piccolo ruolo di M.lle Davenne in Au Revoir les Enfants di Louis Malle. Il suo primo ruolo da protagonista è stato quello doppio di Weronika/Véronique in La doppia vita di Veronica di Kieslowski, per il quale ha vinto il Prix d’Interprétation del Festival di Cannes del 1991. Il suo ruolo più popolare è stato invece quello di Valentine in Tre colori: film rosso di Kieslowski del 1994. Tra i molti altri ruoli da lei interpretati al cinema ricordiamo la Ragazza in Al di là delle nuvole di Michelangelo Antonioni e Wim Wenders e Desdemona in Othello di Oliver Parker, Gabrielle Boyer in Cuisine amèricaine di Jean-Yves Pitoun, Agneska ne Marcorelle n'est pas coupable di Serge Le Péron e quello di Julie in Mille millièmes di Rémi Waterhouse. Molto attiva anche in ambito teatrale, ha debuttato sulle scene nel 1991 con Un reve excellent di Michelle Venard, cui sono seguiti Fenêtre sur la 80ème rue di Carson Mac Cullers e L’étourdissante performance da un racconto di Julio Cortázar, che ha ripreso nel 2001 al Théâtre des Bouffes du Nord con la regia di Jérôme Kircher. Tra altre sue interpretazioni ricordiamo Le Misanthrope di Molière con la regia di Christian Rist nel 1991, Perséphone di Stravinskij diretta da Robert Creft al Lincoln Center di New York nel 1992, Résonances diretto da Irina Brook al Théâtre de l’Atelier nel 2000. Nel 2001 è stata al Vaudeville Theatre di Londra con Madame Melville di Richard Nelson, mentre nel 2002 è tornata al Théâtre des Bouffes du Nord con La muta di Checov diretta da Philippe Calvario. Daniele Abbado. Dopo gli studi compiuti alla scuola d’Arte Drammatica del Piccolo Teatro di Milano, nel 1988 ha iniziato la sua attività di regista, estendendo progressivamente le sue attenzioni alla drammaturgia per la scena, alla regìa televisiva ed agli spettacoli multimediali. Con una iniziale predilezione per il repertorio mozartiano, ha curato anche la regia di opere quali Nabucco, Der Freischütz, Tosca, Alexander Nevskij, Mefistofele, Macbeth, Il ratto di Lucrezia, Ascesa e caduta della città di Mahagonny, Norma, Il barbiere di Siviglia. Ha recentemente realizzato la sua prima regia allo Stadttheater di Zurigo, mettendo in scena con successo una nuova produzione di Luisa Miller, ed al Teatro de La Maestranza di Siviglia, nel Ratto di Lucrezia. Dopo il debutto al Teatro Comunale di Bologna con Les oiseaux de passage, vi è recentemente tornato per il nuovo allestimento di Lohengrin, salutato da unanimi consensi di pubblico e critica. Di particolare rilievo, inoltre, la sua prima acclamata regia di Marin Faliero al Teatro Regio di Parma e del Processo al Teatro Valli di Reggio Emilia ed al Teatro alla Scala. Fra i suoi prossimi impegni in campo operistico spiccano le nuove produzioni di Die Zauberflöte al Teatro Comunale di Bologna, e del Marin Faliero al Teatro La Fenice di Venezia. L’Ufficio stampaPalermo, 17 gennaio 2003