Jan Latham-Koenig al Teatro Massimo

Jan Latham-Koenig al Teatro Massimo

10 Ott 2005

Mercoledì 12 ottobre, alle ore 20,30, al Teatro Massimo, quarto concerto della stagione sinfonica con Jam Latham Koenig che dirigerà l’Orchestra della Fondazione Teatro Massimo. Violino solista: Jakub Jakowiec. 

Il programma: Modest Mussorgskij (1839-1881), Chovanšina, Introduzione; Szymanowski (1882-1937), Concerto per violino e orchestra n.1, op. 35; Leoš Janácek (1854-1928), Taras Bul’ba, rapsodia per orchestra. Le vicissitudini cui andò incontro La Chovanšina di Musorskij, iniziano fin dalla concezione dell’opera, nata per costituire la seconda parte di una trilogia rimasta incompleta, dedicata alla storia russa, di cui il Boris Godunov avrebbe rappresentato la prima parte, e che avrebbe dovuto concludersi con una mai realizzata Rivolta di Pugacëv. Composta tra il 1872 e il 1880, Chovanšina rimase incompiuta; ne esisteva soltanto la versione per canto e pianoforte, monca però dei finali del secondo e del quinto atto. A provvedere all’orchestrazione fu nel 1882 Rimskij-Korsakov che, tuttavia, intervenne assai pesantemente sullo spartito lasciato da Musorskij apportando all’opera numerosi tagli e modifiche che riguardarono anche il materiale melodico. Chovanšina andò infine in scena nel 1886 a San Pietroburgo, realizzata da una compagnia di dilettanti. Una successiva versione dell’orchestrazione si ebbe infine nel 1959 per mano di Sostakovic che riportò l’opera alle sue dimensioni e alle sue melodie originali. Del 1916 è la composizione del primo dei due concerti per violino scritti da Szymanowski, specificamente concepito perché la parte solistica fosse eseguita con la “accattivante dolcezza” che era caratteristica del violinista Paul Kochanski, amico del compositore che collaborò alla stesura dell’opera. Una peculiarità, questa “dolcezza”, non secondaria giacché in questo concerto il violino solista è chiamato ad interpretare un “ruolo” di ambigua femmineità, che anticipa in parte quella del personaggio di Dioniso nell’opera Re Ruggero del 1918. Le analogie tra le due opere non finiscono qui: entrambe sono infatti da ricondurre alla stessa attrazione esercitata dal misticismo panico e dall’esotismo orientale su Szymanowski, che negli stessi anni compose i tre famosi Miti, poemi per violino e pianoforte intitolati La fonte di Aretusa, Narciso e Driadi e Pan. La fonte letteraria, a cui il Concerto n. 1 si ispira dichiaratamente, è la lirica Noc Mjova (Notte di maggio) di Tadeusz Micinski, un “sogno d’una notte di mezza estate” simbolista, in cui si intrecciano figure mitologiche, elementi favolistici e misticismo panteistico Allo stesso periodo, ma a ben diverse tensioni morali, va ricondotta la composizione della rapsodia Taras Bul’ba, in cui Janácek riversò le profonde impressioni prodotte dalla Prima guerra mondiale e dalla Rivoluzione d’ottobre. L’idea di un’opera basata sulle vicende dell’eroe ucraino, protagonista dell’omonimo romanzo di Gogol’, risale già al 1905 ma la stesura di questo suo “testamento spirituale” – come egli stesso lo definì – ebbe inizio dieci anni più tardi, per essere definitivamente compiuta nel 1918. Suddivisa in tre parti, la rapsodia si apre con il racconto de La morte di Andrei, figlio minore di Taras Bul’ba che, per amore di una giovane polacca, tradisce la propria patria passando al nemico. Catturato, sarà giustiziato dallo stesso padre. La seconda parte, La morte di Ostapov, narra la fine del figlio primogenito di Taras che, preso prigioniero dall’esercito nemico, sarà torturato e ucciso pubblicamente. Nell’ultimo tempo, Profezia e morte di Taras Bul’ba, l’eroe, che si è crudelmente vendicato sui polacchi per lo scempio fatto del figlio, è a sua volta imprigionato e condannato a morire sul rogo. Prima di morire, Taras ha la visione profetica della vittoria finale della Russia sui suoi nemici. Una conclusione che è una vera apoteosi del popolo russo, secondo quanto voluto dallo stesso Janàcek, attratto dal romanzo di Gogol’ «Non perché Taras Bul’ba uccise il figlio per avere tradito la sua gente, non per la morte da martire del secondo figlio, ma perché non esiste fuoco né sofferenza in tutto il mondo che possa spezzare la forza del popolo russo». Jan Latham-Koenig. Ha studiato al Royal College of Music di Londra. Dopo essersi affermato come pianista, si dedica alla direzione collabora alle maggiori orchestre europee, ed esplora anche il repertorio operistico ambito in cui debutta nel 1988 alla Wiener Staatsoper. Oggi è invitato regolarmente dai principali teatri del mondo in città quali Londra, Parigi, Berlino, Amburgo, Roma, Lisbona e Santiago del Cile. È stato direttore musicale dell’Orchestra di Porto, da lui fondata. Ha diretto la Los Angeles Philharmonic, la St. Paul Chamber Orchestra, la Tokyo Metropolitan Symphony, la Philharmonique de Radio France, l’Orchestre National di Bordeaux, la Filarmonica della Radio Olandese e di Rotterdam, le orchestre delle radio Danese, Svedese, e di Berlino, la Filarmonica di Stoccolma e di Dresda, quella della Westdeutscher e della Mitteldeutscher Rundfunk, della Sudwestfunk in Germania, con l’Orchestra del Comunale di Firenze, la Rai di Torino e l’Accademia di Santa Cecilia, oltre ad essere stato direttore dell’Orchestre Philharmonique de Strasbourg e dell’Opéra National du Rhin. Ha collaborato con l’Ensemble Kanazawa di Tokyo ed i teatri di Buenos Aires e Genova. Attualmente è direttore musicale della Wroclaw Philharmonic in Polonia, del Wratislavia Cantans, del Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano, della Young Janácek Philharmonic Orchestra . Dal mese di aprile 2005 è direttore stabile del Teatro Massimo di Palermo. Kuba Jakowicz. Nato a Varsavia, studia nella propria città sotto la guida del padre e in seguito sotto quella di Tadeusz Wron´ski, debuttando all’età di undici anni e vincendo numerosi premi. Ha intrapreso la carriera internazionale nel 2001 esibendosi con i Munich Philharmonics, l’Orquesta National de Espana e l’Orchestre National de Montpellier. A questi primi successi hanno fatto seguito importanti impegni con i Münchner Philharmoniker, l’Orchestre de la Suisse Romande, la Warsaw Philharmonic Orchestra, la Royal Philharmonic Orchestra di Stoccolma, la Sinfonica di Varsavia, la Philharmonishes Orchester di Dortmund, la Sinfonica de Valencia, l’Orchestra di Santa Cecilia, la Filarmonica di Gran Canaria e di Santiago, l’Orchestre du Capitole di Tolosa, il Maggio Musicale Fiorentino e molte altre. Regolarmente ospite di importanti istituzioni musicali ha collaborato con direttori quali Krzysztof Penderecki, Pinchas Steinberg, Rafael Fruhbeck de Burgos, Walter Weller, Janos Furst, Jan Krenz, Mikhail Jurovsky, Jerzy Maksymiuk, Antoni Wit, Agnieszka Duczmal, Tomasz Bugaj, Marek Pijarowski, Heinz Wallberg, Tadeusz Strugala, Wojciech Michniewski.


L’Ufficio Stampa

Palermo, 10.10.2005