Il Caravaggio rubato, Giovanni Sollima presenta il disco

Il Caravaggio rubato, Giovanni Sollima presenta il disco

18 Gen 2017

“Il Caravaggio rubato”, domani alle 17 Giovanni Sollima presenta il disco
L’evento in Sala Onu: ingresso libero, disponibili solo cento posti


PALERMO. L’opera è andata in scena al Teatro Massimo il 5 e il 6 marzo dell’anno scorso, una nuova produzione del Teatro in prima esecuzione assoluta. Un progetto che ha messo insieme tre grandi siciliani: il compositore e violoncellista Giovanni Sollima, la fotografa Letizia Battaglia, il giornalista e scrittore Attilio Bolzoni. Adesso “Il Caravaggio rubato” di Giovanni Sollima, ispirato al celebre furto avvenuto nell’Oratorio di San Lorenzo di Palermo tra il 17 e il 18 ottobre 1969, diventa un disco edito dalla Decca, una delle grandi produzioni discografiche che vede coinvolta l’Orchestra del Teatro Massimo di Palermo.

Il disco sarà presentato
da Giovanni Sollima
domani, giovedì 19 gennaio alle 17
in Sala Onu
(ingresso libero fino a esaurimento posti, disponibili 100 posti
entrata dall’ingresso artisti)


Saranno presenti il sovrintendente del Teatro Massimo, Francesco Giambrone e il direttore artistico Oscar Pizzo. Giovanni Sollima eseguirà alcuni brani dell’opera.
“Quella de Il Caravaggio rubato – spiega Giovanni Sollima - non è una partitura narrativa e nemmeno una colonna sonora. Anzi, a tratti volta le spalle alla narrazione stessa, alla logica del sottolineare o dell’esaltare. Non ci sono riferimenti specifici al fatto in sé, cioè il quadro assente, né a una Palermo ancora una volta da analizzare, da spiegare. Ho sentito la necessità di fare evaporare il peso e lasciare tutto in astratto. Chi ascolta può interpretarlo liberamente: gli ingredienti dovrebbero esserci tutti, dal silenzio alla reattività. Per fortuna la musica può ancora farlo”. E ancora: “Ho diviso la partitura in tre blocchi, la forma è vagamente quella dell’oratorio. I tre blocchi contengono al loro interno dei movimenti veri e propri, cambi di tempo, di registro, di interventi, dal coro all’orchestra, dalle percussioni (prevalentemente ad acqua) al solo del violoncello, si intrecciano, si scollano, si ritrovano”.