Il Balletto di Marsiglia al Festival di Verdura

Il Balletto di Marsiglia al Festival di Verdura

6 Lug 2007

Sabato 7 luglio alle ore 21.15 secondo appuntamento per il Festival di Verdura con il Ballet National de Marseille diretto da Frédéric Flamand. In scena il balletto La Cité radieuse, uno dei maggiori successi di questo coreografo belga, regista, appassionato di architettura, arte e video.
Ideato nel 2005 insieme all’architetto Dominique Perrault, autore della scenografia, La Cité radieuse è l’ennesimo tassello di una ricerca costante che Flamand persegue a proposito dei rapporti fra corpo e spazio urbano, traendo spunto stavolta da quella Cité radieuse che fu, nel 1945, progetto abitativo altamente innovativo realizzato da Le Corbusier a Marsiglia.
La coreografia viene consacrata ai rapporti quotidiani fra movimento corporeo e architettura, mentre gli elementi scenografici svolgono un ruolo chiave entro un sofisticato sistema di luci e proiezioni. Si tratta di una spettacolare “installazione visiva in movimento”, frutto del cosiddetto “Barocco tecnologico” che fa scoprire al pubblico inattese prospettive attraverso i concetti fondamentali della danza e dell’arte moderna.
 
Fra i solisti, la ballerina palermitana Valentina Pace.
 
Il Ballet National de Marseille è sostenuto dal Ministero della Cultura e della Comunicazione della città di Marsiglia e dal Consiglio Regionale Provence–Alpes–CÔte–d’Azur.
 
Frédéric Flamand
Belga, ha sviluppato il suo lavoro coreografico attraverso la relazione con artisti visivi, architetti e musicisti, esplorando nuovi punti di convergenza tra la tecnica e l’emozione. La sua preoccupazione fondamentale è quella di trovare un ruolo al corpo nell’epoca del dominio incontestabile della macchina, rafforzato ancor più dall’accelerazione dei mezzi di comunicazione. Nel 1973 ha fondato Plan K. a Bruxelles. Nel 1980, nell’area di una vecchia raffineria di zucchero, trova sede il suo centro internazionale di ricerca policulturale, La Raffinerie. Nel 1991 assume la direzione artistica del Ballet Royal de Wallonie che ribattezza Charleroi/Danses. I suoi lavori sono stati presentati nei maggiori spazi e festival della scena internazionale, dalla Brooklyn Academy of Music di New York al Festival de São Paulo, dal GREC Festival di Barcellona al South Bank Centre di Londra. Attualmente è direttore del Ballet National de Marseille.
 
Valentina Pace
Palermitana, allieva di Maria Patti, è stata ammessa a 14 anni alla Scuola di Danza della Scala di Milano, dove si è diplomata quattro anni dopo e, contemporaneamente, è entrata a far parte del Ballet National de Marseille, interpretando tutti i classici del balletto. Dal 2005, il sodalizio col direttore Frédéric Flamand l’ha condotta in tournée internazionali con titoli dello stesso coreografo belga, come Silent Collisions e la Cité radieuse. Dal 2006 è stata promossa al ruolo di solista del Ballet National de Marseille.
 
Biglietti in prevendita presso il botteghino del Teatro Massimo (martedì–domenica, ore 10–15), il Boxoffice Ricordi (Ricordi Mediastore Palermo, tel. 091335566), il Ticket’s BoxOffice (tel. 0957225340); n. verde 800907080.
 
Per ulteriori informazioni, fotografie, video e richieste di accredito rivolgersi al seguente indirizzo email: oppure tel. 0916053504 – 0916053206 (Simona Barabesi 3389763777; Floriana Tessitore 3387339981).
 
 
La Cité radieuse– scheda dello spettacolo
Con La Cité Radieuse il coreografo belga Frédéric Flamand continua la sua indagine sul rapporto danza e architettura: per questa terza tappa di una trilogia sulla città contemporanea, le sue utopie, i suoi non luoghi (le prime due tappe sono state Metapolis realizzato con Zaha Hadid e Silent Collisions con Thom Mayne) Flamand ha chiamato al suo fianco Dominique Perrault, l’architetto che ha ridisegnato il Teatro Marijnskij 2 di San Pietroburgo (un guscio di vetro e alluminio dorato ispirato alle cupole delle chiese russe), la Biblioteca Nazionale di Francia, la piscina olimpica e il velodromo di Berlino, nonché il recente progetto dei ponti colorati/attraversamenti pedonali che verrà realizzato sulla circonvallazione di Palermo (nei pressi della rotonda di via Leonardo da Vinci). La peculiarità stilistica di Perrault si basa sulla considerazione degli edifici alla stregua di corpi, da abbigliare e abitare: edifici rivestiti con drappi, “pashmine metalliche” che costituiscono piani e che regalano effetti di apparizione/sparizione, presenza/assenza.

A proposito del suo lavoro Flamand ha dichiarato: "La Cité Radieuse di Le Corbusier degli anni Cinquanta era la perfetta rappresentazione di una certa utopia che può ancora essere inseguita dagli architetti di oggi, anche se non più veicolata sull’individuo come un tempo, ma sulla circolazione di beni e persone. Ai luoghi simbolo del passato (chiese e piazze) sono stati sostituiti quelli che l’antropologo Marc Augé definisce i "non–luoghi": aeroporti, centri commerciali, stazioni di transito, autostrade dove la gente si ritrova senza però incontrarsi mai. Si tratta di luoghi ripetitivi per la loro straordinaria similarità ed opprimenti, in cui è possibile una percezione frammentaria e parziale degli eventi. Lo spettacolo vuole evocare questa città radiosa dove il corpo umano è sottomesso a dei flussi incessanti d’energia, immerso nelle ramificazioni infinite delle reti modellate sulla sicurezza e la sanità”. La Cité Radieuse è una creazione che rappresenta l’ambiente dell’uomo contemporaneo, uno spazio in cui l’essere umano non può entrare in contatto con l’altro e non può realizzare la propria identità. L’atmosfera surreale – che si può esperire direttamente nella quotidianità – è ben tradotta nelle scenografie immaginifiche di Dominique Perrault, in cui minimi spostamenti di pannelli quadrangolari metallici evocano variazioni di tempo e luogo, intrecciati con strategie di luci e proiezioni ossessive. Lo spazio contemporaneo, dunque, fa in modo che ogni uomo sia ovunque lo stesso uomo. La creazione di Frédéric Flamand pone nella danza un possibile atto di resistenza, che esclude le dinamiche quotidiane dell’omologazione e dell’attraversamento dello spazio. Come l’utilizzo del Modulor da parte dell’architetto francese – che intendeva creare spazi a partire dalla fisicità umana – la danza diventa una strategia potenziale di ri–appropriazione dell’ambiente vitale. Ma essa non è soltanto un’allegoria, si muta anche in possibilità concreta: il balletto, con la sua spinta individuale e le sue imprevedibili variazioni, conduce necessariamente il danzatore al contatto – diretto e non – con l’altro e con lo spazio in cui si muove. Nella danza uomo e spazio sono costretti alla vertigine dialettica, crescono l’uno sull’altro e producono identità precise. Si tratta dunque di un ritorno che desidera ri–accogliere le tracce lasciate durante la fase sperimentale, per confermarle nuovamente e superarle, per innestare i nuovi elementi emersi durante le successive fasi di creazione nello spazio originale di produzione: La Cité Radieuse diventa anche, infine, un momento di confronto effettivo per le possibilità umane di resistenza all’assorbimento da parte dei non–luoghi contemporanei.

Palermo, 6 luglio 2007
L’Ufficio Stampa