Des Ring des Nibelungen: Die Walküre. Prosegue al Teatro Massimo la nuova produzione della tetralogia di Wagner

Des Ring des Nibelungen: Die Walküre. Prosegue al Teatro Massimo la nuova produzione della tetralogia di Wagner

18 Feb 2013

 

 

Regia di Graham Vick, sul podio Pietari Inkinen

Palermo, Teatro Massimo dal 21 febbraio al 3 marzo 2013

ORARIO DI INIZIO: ore 17.30 per tutte le recite

 

Giovedì 21 febbraio (alle ore 17.30) debutta nella Stagione 2013 del Teatro Massimo, “Die Walküre” di Richard Wagner secondo appuntamento con la Tetralogia per l'omaggio al compositore tedesco nel bicentenario della nascita.

“Die Walküre” va in scena dopo quasi un mese dall'inaugurazione con “Das Rheingold” che ha raccolto calorosi e unanimi consensi dal pubblico e dalla critica soprattutto per la regia di Graham Vick – uno dei più importanti registi di teatro musicale di oggi, particolarmente legato al Teatro Massimo. Anche questa volta le scene e i costumi sono di Richard Hudson, i movimenti mimici di Ron Howell e le luci di Giuseppe Di Iorio. Sul podio dell'Orchestra del Massimo il finlandese Pietari Inkinen.

Fra gli interpreti vocali, celebri specialisti di questo repertorio, ritroviamo Franz Hawlata come Wotan, Anna Maria Chiuri come Fricka e poi Lise Lindstrom nel ruolo della valchiria Brünnhilde e John Treleaven come Siegmund; Alexey Tanovitski è Hunding e Ausrine Stundyte è Sieglinde. Le otto valchirie sono: Brigitte Wohlfahrth (Gerhilde), Julia Borchet (Ortlinde), Nydia Palacios (Waltraute), Annette Jahns (Schwertleite), Nadine Weissbach (Helmwige), Kremena Dilcheva (Siegrune), Eva Vogel (Grimgerde), Manuela Bress (Roßweiße).

Il “Ring”, interamente prodotto dal Teatro Massimo, ritornerà poi in scena in autunno con le ultime due opere, “Siegfried” (19-30 ottobre) e “Götterdämmerung” (23 novembre – 4 dicembre).

 

Graham Vick al suo terzo “Ring” rivendica la specificità di questo nuovo allestimento destinato al Teatro Massimo: «È pensato per Palermo: racconta di noi qui, adesso, dell’Italia, della Sicilia, del Massimo. Sulla scena agisce un gruppo di quaranta mimi, che svolge una funzione paragonabile a quella del coro nelle antiche tragedie greche (la forma di teatro a cui Wagner dichiarava di essersi ispirato nel concepire i suoi Musikdramen). Questi ragazzi, dunque, osservano partecipano reagiscono al dramma, ma reagiscono anche a noi, voglio dire che sono corpi conduttori delle nostre emozioni. La presenza di costoro attesta l’importanza del testimoniare: da un lato essi testimoniano l’azione che si svolge sul palco (alle volte anche in platea), dall’altro sono gli spettatori a essere testimoniati da loro. L’ascolto e la visione del Ring richiedono, si sa, una partecipazione incondizionata, e sarebbe auspicabile che ciascuno di noi uscisse da teatro diverso. L’argomento attorno a cui ruota la Walküre è cosa sia la natura, è il contrasto tra “natura” e “civilizzazione” indagato da Leopardi, tra Kultur e Zivilisation (pulsioni istintuali, autentiche e norme del vivere sociale) discusso nel pensiero tedesco a partire dall’illuminismo e culminante nei libri di Oswald Spengler e di Thomas Mann. È giusto o no seguire gli istinti naturali? Dal punto di vista musicale, diversamente dall’Oro del Reno, la Valchiria contiene molti passi estrapolabili dal contesto e noti al grande pubblico. Nel Primo e Terzo Atto assistiamo a un ritorno in grande stile del canto, della melodia, persino di qualche pezzo chiuso (arie, duetti); ma nel Secondo si parla molto, per una larga parte è come una seduta di autoanalisi alla quale Wotan si sottopone, prima ripercorrendo quanto accaduto col pretesto di narrarlo a Brünnhilde, poi confrontandosi con la propria funzione giuridica, cioè con Fricka. Wagner in questo assoluto capolavoro (uno dei suoi massimi risultati, insieme a Maestri cantori e a Parsifal) fa una scoperta grandissima: l’inconscio (la dimensione umana meno legata alla Zivilisation) come soggetto dell’intreccio e della trama musicale. In questo senso va letto il Secondo Atto, ma anche il mutuo e muto riconoscimento tra Sieglinde e Siegmund nel Primo. Ancora una volta, in essi riconosciamo appendici, estensioni di Wotan. Rappresentano il suo côté selvaggio, avverso al contratto sociale. Non dimentichiamo che il dio si e allontanato dal Walhalla, vive nascosto nella foresta, rifiuta le regole borghesi della casa, della famiglia, della rispettabilità. E poi ci sono le valchirie, esseri che provocano lotte, guerre e scontri per individuare tra i morti gli eroi da condurre in paradiso e così formare un altro esercito presunto invincibile. Ai prescelti, anche attraverso la loro musica gloriosa, vuota, vana, esse promettono una beatitudine perfetta ed eterna, un po’ come si fa con gli attentatori suicidi nelle guerre cosiddette “sante”. Non è forse anche questa una storia di oggi, che conosciamo, che viviamo sulla nostra pelle?».

 

TUTTE LE RECITE AVRANNO INIZIO ALLE ORE 17.30

 

 

Die Walküre - Argomento

Atto I
Per sfuggire ai suoi inseguitori, Siegmund, figlio del dio Wotan e di una donna mortale, si è rifugiato nella casa dove Hunding vive con la sposa Sieglinde. A loro il giovane narra la storia della propria vita: dopo l’uccisione della madre e la misteriosa scomparsa della sorella gemella, egli vagò con il padre per la foresta, sfuggendo ai ripetuti assalti della nemica stirpe dei Neidinge. Un giorno anche il padre scomparve, senza lasciare alcuna traccia. Da allora, Siegmund visse in dolorosa solitudine finché, per salvare da ingiuste nozze una fanciulla, si scontrò coi parenti di lei, ma, disarmato e sopraffatto, dovette fuggire. Così giunse nella loro casa. Dal racconto, Hunding comprende di avere offerto ospitalità all’odiato nemico della sua stirpe: egli sfida perciò Siegmund a duello mortale per la mattina successiva e si allontana con Sieglinde. Ma la giovane, dopo avere addormentato il marito con un sonnifero, torna da Siegmund, al quale rivela che il giorno delle sue infelici nozze con Hunding, un viandante conficcò nel frassino, posto al centro della casa, una spada destinata a dare vittoria a colui che avesse avuto la forza di estrarla. Nel corso del colloquio i due giovani si scoprono fratelli gemelli, Siegmund estrae la spada dal tronco e poi fugge con Sieglinde.

 

Atto II
Nel suo ritiro fra le montagne, Wotan ordina a Brünnhilde, la prediletta fra le valchirie – vergini guerriere, sue figlie – di favorire Siegmund nell’imminente duello con Hunding. Fricka, protettrice del matrimonio, va quindi a cercare Siegmund ma, indignata dall’amore incestuoso che lo unisce alla sorella, ne reclama l’immediata punizione. Wotan, che non può osteggiare la legittima richiesta di Fricka, ingiunge a Brünnhilde – dopo averle manifestato il proprio sconforto sulla sorte futura degli dei – di sacrificare Siegmund. Nel frattempo, i due giovani sopraggiungono: Sieglinde, profondamente turbata, si accascia tra le braccia dello sposo. Appare quindi Brünnhilde che annuncia a Siegmund la morte: egli verrà accolto nel Walhalla, dove Wotan chiama a raccolta gli eroi caduti in battaglia. Quando però Siegmund apprende che Sieglinde non potrà seguirlo, rifiuta la proposta: piuttosto che abbandonare l’amata, egli la ucciderà, colpendo con lei la creatura che porta in grembo. Commossa da tanto amore, Brünnhilde si ribella a Wotan e decide di difendere Siegmund. Inizia il duello: la valchiria interviene in favore di Siegmund ma, nell’istante in cui sta per uccidere Hunding, Wotan – apparso all’improvviso – infrange la spada del figlio, che viene quindi sopraffatto e muore. Brünnhilde fugge atterrita, portando con sé Sieglinde.

 

Atto III
Sul campo di battaglia le valchirie, per ordine di Wotan, incitano gli eroi a uccidersi a vicenda, per selezionare i più valorosi da portare nel Walhalla. Brünnhilde, in fuga da Wotan, implora soccorso per sé e per Sieglinde. Sieglinde preferirebbe morire, sennonché, appreso dalla valchiria che sta portando in grembo il figlio di suo fratello, fugge nella foresta, portando i frammenti della spada e lasciando Brünnhilde ad affrontare la rabbia del padre; Wotan la ripudia e la condanna a essere preda del primo uomo che la sveglierà dal suo sonno. Brünnhilde supplica il padre di mitigare la pena: che almeno una cintura di fiamme la protegga, cosicché soltanto un eroe che non conosce la paura possa averla. Wotan cede, la addormenta con un bacio e ordina a Loge, dio del fuoco, di circondarla con le sue fiamme.

 

Costo dei biglietti: da euro 15 a euro 125, in vendita presso il botteghino del Teatro (aperto da martedì a domenica ore 9.30 - 17, tel. 0916053580 / fax 0916053391 / ), sul sito www.teatromassimo.it o nelle prevendite autorizzate in tutta Italia del circuito Amit-Vivaticket. Informazioni e prevendita 800 907080 (tutti i giorni dalle ore 10 alle ore 17). Teatro Massimo – piazza Verdi 1 – 90138 Palermo

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Palermo, 14 febbraio 2013 (f.t.)

 

 

DER RING DES NIBELUNGEN

Sagra scenica in tre giornate e un prologo

Libretto e musica di Richard Wagner

 

Direttore Pietari Inkinen

Regia Graham Vick

Scene e costumi Richard Hudson

Movimenti mimici Ron Howell

Luci Giuseppe Di Iorio

Assistente musicale Friedrich Suckel

Assistente alla regia Lorenzo Nencini

Assistente alle scene e ai costumi Elena Cicorella

 

Orchestra del Teatro Massimo

Nuovo allestimento

 

21 febbraio - 3 marzo

Die Walküre

Siegmund John Treleaven

Hunding Alexei Tanovitski

Wotan Franz Hawlata

Sieglinde Ausrine Stundyte

Brünnhilde Lise Lindstrom

Fricka Anna Maria Chiuri

Gerhilde Brigitte Wohlfahrth

Ortlinde Julia Borchet

Waltraute Nydia Palacios

Schwertleite Annette Jahns

Helmwige Nadine Weissbach

Siegrune Kremena Dilcheva

Grimgerde Eva Vogel

Roßweiße Manuela Bress

 

Giovedì 21 febbraio, ore 17.30 Turno Prime

Domenica 24 febbraio, ore 17.30 Turno D

Mercoledì 27 febbraio, ore 17.30 Turno C

Venerdì 1 marzo, ore 17.30 Turno B

Domenica 3 marzo, ore 17.30 Turno F

 

Pietari Inkinen direttore

Pietari Inkinen, violinista e direttore d’orchestra finlandese, è dal 2008 Direttore Musicale della New Zealand Symphony Orchestra con la quale è protagonista di numerose tournée internazionali e incisioni per l’etichetta Naxos (fra cui l’integrale delle sinfonie di Sibelius) che hanno ricevuto notevoli consensi dalla critica. Dal 2009 è anche Direttore Principale Ospite della Filarmonica Giapponese, incarico che affianca a numerosi inviti delle principali orchestre mondiali fra cui la Staatskapelle di Dresda, la Deutsches Symphonie Orchester di Berlino, la Gewandhaus di Lipsia, la Bayerische Rundfunk, la WDR di Colonia, l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, la Filarmonica della Scala, l’Orchestra Sinfonica della Radio Viennese, la Filarmonica di Rotterdam, la Sinfonica della BBC, la CBSO, la Filarmonica di Israele e l’Orchestre Philharmonique de Radio France di Parigi. Numerosissime le collaborazioni con i più noti solisti di oggi, dai violinisti Vadim Repin, Hilary Hahn e Nikolaj Znaider, ai pianisti Jean Yves Thibaudet e Alexander Toradze. In campo operistico ha diretto diverse produzioni al Teatro dell’Opera Nazionale finlandese e alla Monnaie di Bruxelles; nel 2012 ha debuttato a Berlino con l’opera Eugene Onegin. I suoi più recenti successi discografici, con musiche di Brahms e Sibelius, sono incisi per Naxos.

 

Graham Vick regia

Considerato fra i più importanti registi d’opera di oggi, è direttore artistico della Birmingham Opera Company. Collabora con i principali teatri del mondo fra cui la Scala di Milano, il Metropolitan di New York, il Covent Garden di Londra. Fra le sue regie di maggior successo ricordiamo Macbeth e Otello (Teatro alla Scala, anche in tournée in Giappone), Moses und Aron e Il trovatore (Metropolitan), La dama di picche (Chicago), Don Carlos (Opéra-Bastille), Ernani (Staatsoper di Vienna), Rigoletto (Madrid, Palermo e Firenze), La traviata e Anna Bolena (Verona), Die Zauberflöte (Salisburgo), Manon Lescaut (Venezia). Molte delle sue regie sono documentate in video (come per esempio La dama di picche, Evgenij Onegin, Ermione, Falstaff, Lulu, Manon Lescaut, Pelléas et Mélisande, The Rape of Lucretia e War and Peace). Frequentatore assiduo del teatro wagneriano, se ne ricordano il Tannhäuser (San Francisco), Parsifal (Parigi), Meistersinger (Londra) e Tristan und Isolde (Berlino). Portano la sua firma numerose creazioni contemporanee e prime mondiali fra cui Outis di Luciano Berio alla Scala (1996), Life is a Dream di Jonathan Dove e Mittwoch aus Licht di Stockhausen per la Birmingham Opera Company. Cavaliere dell’Ordine delle Arti e delle Lettere in Francia, è professore onorario di musica alla Birmingham University e nel 2009 ha ricevuto il titolo di Commander of the Order of the British Empire. Ha ricevuto il Premio Abbiati come miglior regista quattro volte una delle quali, nel 2010, per Die Gezeichneten di Schrecker al Teatro Massimo e, nel 2012, ancora una volta per il Mosè in Egitto di Rossini come miglior spettacolo. Fra gli altri riconoscimenti da lui ottenuti anche il South Bank Show Award per l’opera lirica.

 

Richard Hudson scene e costumi

Nato nello Zimbabwe, si è formato alla Wimbledon School of Art. Ha lavorato fra gli altri al Festival di Glyndebourne, al Covent Garden, al Met, alla Scala, al Maggio Musicale, alla English National Opera, alla Scottish Opera, alla Kent Opera, alla Opera North, alla Wiener Staatsoper, e nei teatri d’opera di Monaco di Baviera, Chicago, Copenhagen, Atene, Bregenz, Amsterdam, Zurigo, Barcelona, Madrid, Bruxelles, Houston e Washington. Suoi progetti sono andati in scena anche allo Aldeburgh Festival, per il Royal Ballet, per la Royal Shakespeare Company, per il National Theatre, per il Royal Court, per Almeida and Young Vic. Nel 1988 ha vinto l'Olivier Award per la stagione di spettacoli dello Old Vic, ha quindi ottenuto un Tony Award per The Lion King nel 1998. È Royal Designer for Industry (RDI). Nel 2003 ha vinto la medaglia d’oro per le scene della Quadriennale di Praga e nel 2005 ha ottenuto una laurea honoris causa dall’Università del Surrey. Fellow del Royal Welsh College of Music and Drama e Companion del Liverpool Institute for Performing Arts, ha realizzato di recente Rushes, Goldberg Variations e Invitus Invitam (Royal Ballet e Covent Garden), Rigoletto (Wiener Volksoper), Armida (Met), Tamerlano (Royal Opera, Covent Garden), Lo Schiaccianoci (American Ballet Theatre) Die Entfuhrung aus dem Serail (Opera di Roma), Dumbarton (American Ballet Theatre), I costumi per La Nuit de Gutenberg (Opera National du Rhin), Romeo and Juliet (National Ballet of Canada), Terre et Cendres (Opera de Lyon).

 

Ron Howell movimenti mimici

Formatosi alla Nottingham Academy of Speech & Drama, si è perfezionato alla London School of Contemporary Dance. Ha lavorato in tutti i più importanti teatri del mondo, dalla Scala al Metropolitan, dal Covent Garden al Kirov, collaborando con registi come Francesca Zambello, Peter Stein, Keith Warner e soprattutto, da più di sedici anni, con Graham Vick, e con direttori d’orchestra come sir Bernard Haitink, Valery Gergiev, James Levine, Riccardo Muti e Vladimir Jurowski. È Associate Director e Movement Director & Choregrapher della Birmingham Opera Company ed è stato Associate Director at the Royal Opera House e coreografo alla Glyndebourne Festival Opera e al Teatro Verdi di Ravenna.

 

Giuseppe Di Iorio luci

Formatosi alla Guildhall School of Music & Drama di Londra, dal 1992 è impegnato nell’opera, nella danza e nel teatro di prosa, affrontando un ampio repertorio che va dal barocco all’età contemporanea. Altrettanto ampia è la lista dei teatri dove ha svolto il suo lavoro che, oltre a comprendere tutti i principali palcoscenici inglesi – fra cui la Birmingham Opera Company, per la quale ha illuminato spettacoli in spazi non convenzionali – annovera anche il Mariinsky, i teatri di Göteborg e Malmö, il Festival di Salisburgo, il Regio di Torino, l’Opera di Roma, il Teatro Massimo di Palermo. Dedica parte della sua carriera anche alla realizzazione di scenografie, soprattutto per opere liriche.

 

 

Floriana Tessitore

responsabile

ufficio stampa ed editoria

Teatro Massimo