CARMEN AL TEATRO MASSIMO

CARMEN AL TEATRO MASSIMO

18 Feb 2004


Mercoledì 18 febbraio, alle ore 20,30, al Teatro Massimo, va in scena Carmen, opéra-comique in quattro atti di Georges Bizet su libretto di Henry Meilhac e Ludovic Halévy, dalla novella omonima di Prosper Mérimée. Sul podio il M° Alain Lombard, la regia è di Nicolas Joël ripresa da Arnaud Bernard, le scene sono di Ezio Frigerio, i costumi di Franca Squarciapino, le luci di Vinicio Cheli. Saranno impegnati l’Orchestra, il Coro, il Corpo di Ballo e il Coro di Voci Bianche del Teatro Massimo. Si replica il 19, (18,30), 20 (18,30), 21 (20,30 - fuori abbonamento), 22 (17,30), 24 (18,30), 25 (18,30), 26 (18,30) e 27 febbraio (20,30). Informazioni al numero verde 800655858 – prezzi 9-97 euro. Per questo allestimento del Teatro Capitole de Toulouse, Béatrice Uria-Monzon sarà Carmen, Marcello Giordani ricoprirà il ruolo di Don José, Raymond Aceto quello di Escamillo, Marco Camastra sarà il Dancaïre, Fabio Zagarella interpreterà il Remendado, Antonio Marani sarà Zúñiga, Alessandro Battiato interpreterà Moralès, Maria Luigia Borsi sarà Micaëla, Carla Di Censo sarà Frasquita, Patricia Fernandez ricoprirà il ruolo di Mercédès, Diego Gueci sarà Lillas Pastia. Della seconda compagnia fanno parte Marco Berti, Angel Odena, Giovanni Mele, Domenico Ghegghi, Maurizio Lo Piccolo, Enzo Di Matteo, Hadar Halevy, Christine Rigaud e Gianna Racamato. La prima rappresentazione all’Opéra-Comique di Parigi, il 3 marzo del 1875, fu curata dallo stesso autore che apportò numerosi tagli e modifiche alla partitura originale per adattarla allo stile comique, ma nonostante ciò il pubblico restò disorientato. Bizet avrebbe dovuto preparare una nuova versione dell’opera (poi portata a termine dall’amico Guiraud) per l’autunno dello stesso anno, quando il 3 giugno lo colse la morte. Una successione di ripensamenti alla quale volle porre fine nel 1964 il musicologo tedesco Fritz Oeser pubblicando una revisione critica che fa riferimento alla prima partitura autografa. Nel capolavoro di Bizet, che gli studiosi considerano un miracolo di drammaturgia dotato di una finitezza che non ha forse riscontro in tutta la storia dell’opera lirica, Nietzsche vi ritrovò “l’amore in quanto esso v’ha di implacabile, di fatale, di cinico, di candido, di crudele...una musica perfida, raffinata, fatalista...gaia: ma non di una gaiezza francese o tedesca. La sua gaiezza è africana; la fatalità fluttua sovr’essa; la sua gioia è breve, subitanea, senza scampo”. La Spagna immaginata da Bizet è infatti il luogo della psicologia, delle passioni e dei contrasti, ed è nel dualismo dei contrari, identificati nei due personaggi di Carmen e Don José, che va individuato il carattere universale dell’opera, riconoscendo tuttavia l’importanza di figure minori come Micaëla ed Escamillo, appena accennato nella novella di Mérimée. Carmen, forse l’opera più rappresentata di sempre, non figurava nel cartellone del Teatro Massimo dal 1996 quando andò in scena al Politeama Garibaldi con protagonista Béatrice Uria-Monzon, che ritorna a Palermo per impersonare una gitana “umana e sensibile, che non agisce per calcolo”. L’apprezzato tenore siciliano Marcello Giordani sarà Don José.
L’Ufficio Stampa
Palermo, 16 febbraio 2004