“AL CAVALLINO BIANCO” AL FESTIVAL DI VERDURA

“AL CAVALLINO BIANCO” AL FESTIVAL DI VERDURA

7 Lug 2005

Sabato 9 luglio, alle ore 21,15, secondo appuntamento del Festival di Verdura al teatro del parco di villa Castelnuovo con  Al cavallino bianco  commedia in due atti di Hans Muller, musica di Ralph Benatzky (1887-1957). Lo spettacolo, con regia e coreografia di Gino Landi, scene e costumi di Pasquale Grossi, luci di Bruno Ciulli, sarà replicato il 10,12 e il 13 luglio.Orchestra, Coro e Corpo di ballo del Teatro Massimo. Sul podio, Andreas Stoer. Andata in scena a Berlino l’8 novembre 1930, riscosse un successo strepitoso. Che da allora  non l’ha mai abbandonata, tanto da rimanere sempre in repertorio, al punto da essere considerata insieme alla Vedova allegra l’operetta viennese per eccellenza. Un alberghetto in riva al lago di San Volfgango nel Salzkammergut è la scena in cui l’eterno intrigo semplice e insieme complicato di amanti non corrisposti dell’eterna catena sfasata dell’amore, viene sciolto dall’apparizione dell ‘Imperatore (così nel libretto originario, a volte l’Imperatore viene rimpiazzato da un più anodino arciduca).Siamo nel 1914, poco prima del diluvio. E’ lui l’Imperatore ancora il deus ex machina della commedia della vita viennese che con nostalgia Benatzky suddito di un Impero che nel 1930 non c’è più, sa evocare con la sua schietta inclinazione melodica che si colora, come è nella più alta tradizione dell’operetta viennese, di elementi popolari e locali. Tratta da una commedia di Blumenthal e Kudelburg, la parte musicale di “Al cavallino bianco” fu affidata dapprima al solo Benatzky e poi per andare in scena nei tempi stabiliti fu completata dal quartetto Stolz-Granichstaedten-Gilbert-Frankowsky che ne hanno composto alcune canzoni. Nonostante questo apporto tuttavia l’operetta rimane di Benatzky. Sono sue  le pagine forse più toccanti : l’aria di Leopoldo “ Mi pare un sogno, mi pare un’illusion” e quella - delicata  - dell’Imperatore: “E’ così una volta nella vita”. Ma sono tre atti e sedici quadri che sviluppano una ridda di motivi, motivetti, melodie, ritornelli da canticchiare e da fischiettare. La trama. Il primo cameriere dell’albergo “ Al cavallino bianco”, Leopoldo , ama – non riamato – la bella proprietaria Josepha.  Questa infatti volge le sue attenzioni ad un cliente italiano, l’avvocato Bellati, ma quest’ultimo appare più interessato a Ottilia, figlia del ricco industriale veneziano Zanetto Pesamenole. Padre e figlia sono in vacanza nel Salzkammergut anche per ritemprarsi, visto che hanno una causa pendente con  Cogoli, industriale padovano. Leopoldo per allontanare Bellati da Josepha, organizza un incontro vis-à-vis con Ottilia ma, pur riuscendo nel suo intento, viene licenziato in tronco da Josepha. Leopoldo parte disperato. Cogoli    intanto manda al “Cavallino” suo figlio Sigismondo con la speranza che si innamori di Ottilia in modo da finire la causa con Pesamenole una volta per tutte. Sigismondo invece fa coppia fissa con una ragazza poverissima, Claretta, che ha buffi difetti di pronuncia. Leopoldo riesce però ad ottenere che l’arciduca sosti per una notte al “Cavallino”. Josepha per ringraziamento lo riassume. Nottetempo Josepeha chiede consiglio all’arciduca e, alla fine, capirà che l’uomo che fa per lei l’ha già trovato: Leopoldo. Tre matrimoni dunque: Ottilia e Bellati, Sigismondo e Claretta ma soprattutto Josepha e Leopoldo, ora padrone del “Cavallino”. L’allestimento, in coproduzione con il  Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, prevede il seguente cast: Daniela Mazzucato (Josepha), Andrea Giovannini (Leopoldo), Martufello (Pesamenole), Anna Laura Longo (Ottilia), Max René Cosotti (Giorgio Bellati), Alessandro Marrapodi (Sigismondo), Saverio Bambi (Prof. Hinzelmann), Alessandro Svab (Arciduca), Gianna Coletti (Claretta),Rinaldo Clemnenti (Il capitano del vapore), Marco D’Alberti (Franz), Gianfranco Vergoni (Rudi), Veronia Vascotto (Katy), Patrizia Gentile (Zenzi), Pietro Massaro (Uno sposo), Stefania Blandeburgo (una sposa). L’Ufficio Stampa                                                                                            Palermo, 7 luglio 2005