ABBADO E DUDAMEL AL TEATRO MASSIMO CON L’ORCHESTRA GIOVANILE VENEZUELANA

ABBADO E DUDAMEL AL TEATRO MASSIMO CON L’ORCHESTRA GIOVANILE VENEZUELANA

7 Set 2006

E’ la più grande orchestra che abbia mai suonato al Teatro Massimo. L’Orquesta Sinfónica de la juventud venezolana Simón Bolívar sarà la protagonista di due concerti il 12 e il 13 settembre, alle ore 20,30. Sul podio, il giovanissimo talento venezuelano Gustavo Dudamel (12 sett.) e  Claudio Abbado (13 settembre).
Questo il programma del 12 settembre (Dudamel): Beethoven, Egmont , Ouverture; Sinfonia n.5 in do min. op 67; nella seconda parte una miscellanea di brani curata dallo stesso direttore dal titolo compositori latinoamericani (e non solo), con musiche di Prado, Bernstein, Rossini, Verdi e Ginastera.
Il 13 settembre sarà la volta di Claudio Abbado sul podio. Il programma prevede il triplo concerto per piano, violino, violoncello e orchestra in do magg op.56 di Ludwig van Beethoven. Nella seconda parte sarà eseguita la Sinfonia n.5 in do diesis min di Gustav Mahler. Al piano, Alexander Lonquich; al violino, Ilya Gringolts; al violoncello, Mario Brunello.
L’orchestra venezuelana è la punta di un iceberg pedagogico. Si tratta dei migliori allievi di un programma musicale progettato nel 1975 dall’ex ministro della cultura Antonio Abreu e finanziato dal governo venezuelano, che vede impegnati quindicimila insegnanti  e trecento cori e orchestre giovanili sparse nel paese.
L’Orchestra venezuelana Simon Bolivar è conosciuta in tutto il mondo per l’eccellenza dei suoi musicisti e per l’ambizioso progetto di cui è parte.
In Venezuela esiste oggi una rete di ben 140 orchestre giovanili e 110 orchestre infantili, che coinvolgono oltre 250.000 giovani musicisti. Alla base la volontà di educare all’onestà e all’amore per la vita attraverso la musica, coinvolgendo soprattutto bambini e ragazzi provenienti da situazioni di grave disagio ed emarginazione sociale.
 
“La povertà materiale – sostiente Abreu – può essere sconfitta grazie alla ricchezza spirituale. Non tutti i nostri ragazzi diventeranno dei musicisti professionisti. Eppure aver frequentato l’orchestra dona a tutti loro un alto profilo umano e sociale, e questo dono viene dalla musica. La vita collettiva nell’orchestra genera speranza, fiducia in sè stessi e allegria, apre gli orizzonti. Questo sistema, e più in generale l’arte, è il miglior strumento per rompere il circolo vizioso della povertà, perché il bambino povero grazie alla musica si arricchisce spiritualmente. Questa ricchezza cambia per sempre il numero e la qualità delle sue aspirazioni. Un esempio è quello di Edicson Ruiz, passato da un poverissimo quartiere di Caracas al ruolo di primo contrabbasso della Filarmonica di Berlino. Credo che la cultura non sia un prodotto d’élite, di pochi e per pochi. Credo che la maggioranza della popolazione debba avere accesso all’arte e alla cultura perché le nostre società possano umanizzarsi e crescere.”
  
L’Ufficio Stampa

Palermo, 7 settembre 2006