Debutta domani il nuovo allestimento di Werther di Massenet

Debutta domani il nuovo allestimento di Werther di Massenet

25 May 2017

Amore e morte, debutta domani il nuovo allestimento di Werther di Massenet
Un cast stellare, dirige Wellber, regia di Giorgia Guerra


PALERMO. Un colpo di fulmine tra due giovani, un amore che non può sbocciare, la morte di lui tra le braccia di lei. È il dramma lirico romantico per eccellenza Werther di Jules Massenet, tratto da “I dolori del giovane Werther” di Goethe, l’opera-manifesto del romanticismo letterario intessuto di Sturm und drang, la “tempesta e assalto” dei sentimenti. Domani, venerdì 26 maggio, alle 20.30, al Teatro Massimo di Palermo, debutta il nuovo allestimento dell’opera, un allestimento del Teatro in coproduzione con l’Auditorio di Tenerife che rimanda all’immaginario cinematografico.
Sul podio debutta nella direzione di quest’opera l’israeliano Omer Meir Wellberm, 36 anni, uno dei giovani direttori più importanti del panorama internazionale, regia di Giorgia Guerra, un cast stellare: Werther, il giovane innamorato che alla fine si uccide è Francesco Meli, tenore italiano tra i più quotati al mondo, prediletto di Muti con cui debutterà Aida a Salisburgo; Charlotte, la donna amata, è Veronica Simeoni, mezzosoprano affermata internazionalmente e allieva di Raina Kabaivanska che sarà presente per l'occasione alla prima. Nel secondo cast Werther è Shalva Mukeria e Charlotte è Marina Comparato, due artisti di grande qualità che debuttano i rispettivi ruoli. Orchestra, Coro di voci bianche e Coro femminile del Teatro Massimo. Maestro del Coro Piero Monti, Maestro del Coro di voci bianche Salvatore Punturo. Scene di Monica Bernardi, costumi di Lorena Marin, luci di Bruno Ciulli.
La storia si sviluppa in quattro atti, ambientata nella città tedesca di Wetzlar, dove vive Charlotte, la giovane figlia del podestà. L’amore con Werther sboccia subito, durante un ballo, ma subito si rivela impossibile, quando lei rivela a lui che ha promesso alla madre morente che avrebbe sposato un altro uomo, Albert. Ma non sarà il matrimonio a fare tacere il cuore di Charlotte e tantomeno quello di Werther il quale alla fine si uccide e muore tra le braccia dell’amata.
“Personaggi reali, esistiti ed esistenti – dice la regista Giorgia Guerra - che potrebbero essere i protagonisti di un romantico film in bianco e nero. Film in cui la cinepresa arriverebbe a distinguere le piccole variazioni di espressione, di gesto e di intenzione che la musica di Massenet amplifica in maniera esemplare”. La regista ha lavorato molto sull’aspetto “cinematografico” dell’opera: “Protagonisti con mille sfaccettature, musica piena di sentimento, verità nelle parole e nei gesti: abbiamo tutti gli elementi per una sceneggiatura cinematografica, manca solamente l'occhio della telecamera e siamo in teatro; è così che rompiamo le regole, facendoci aiutare dal contenitore teatrale in cui tutto è possibile”.
Lo struggente tema romantico dell’incontro antitetico e tragico fra amore e morte fu anticipato nel 1774 da Johann Wolfgang von Goethe nel celebre Die Leiden des jungen Werthers (I dolori del giovane Werther) pubblicato a Lipsia nello stesso anno e poi rivisto nel 1786. Werther, protagonista di questo romanzo epistolare, diventò l’archetipo dell’artista romantico, capace di stimolare anche la curiosità del mondo musicale ottocentesco. L’idea di comporre Werther venne a Massenet nell’ultimo ventennio dell’Ottocento. Il libretto, realizzato da Paul Milliet e Georges Hartmann, inizialmente non entusiasmò Massenet. Fu la successiva revisione di Édouard Blau a soddisfare le sue esigenze. L’opera fu pronta nel 1887.
Una serie di difficoltà, tra cui il rifiuto e il giudizio negativo del direttore dell’Opéra-Comique di Parigi, Léon Carvalho, che giudicò Werther “privo di interesse e condannato in partenza”, fecero slittare la prima rappresentazione di oltre cinque anni. La première del dramma ebbe luogo al Teatro Imperiale (Hofoper) di Vienna. E fu un successo, che spinse Carvalho a rivedere le proprie posizioni, proponendo a Massenet un nuovo allestimento parigino, quello del 1893, che sancì il definitivo trionfo dell’opera.