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DENTRO LA SCENA
Scuole primarie e secondarie di I grado
La scuola va al Massimo 2007/2008
 


Una giornata in cantiere
Visita ai laboratori di Brancaccio, dove nascono le scene del Teatro,
con una lezione laboratorio di
Fabrizio Lupo.











Un palcoscenico è come un cantiere dove non si finisce mai di lavorare: finita un’opera, se ne monta un’altra, e poi un’altra, e un’altra ancora, coi suoi fondali, i suoi attrezzi, le sue particolarità: ciascuna richiede il lavoro paziente, faticoso e creativo di tante persone che con legno, tela, polistirolo e tanto altro riescono a creare le magie della messa in scena teatrale. A Brancaccio si trovano tre diversi laboratori che operano in stretta collaborazione: il reparto costruzioni dove vengono realizzate le parti in legno; il reparto scenografia dove si dipingono le scene e le tele; l’attrezzeria dove si realizzano gli arredi scenici e gli oggetti usati in palcoscenico.corale, danza, favole in musica e concerti da camera realizzati dagli artisti del Teatro riuniti in piccole formazioni, per esplorare dal vivo gli strumenti dell’orchestra e osservare da vicino cantanti e ballerini impegnati nelle loro professioni.

«Parafrasando Kipling vorrei affermare che è felice quel luogo dove le voci ed i giochi dei bambini riempiono lo spazio architettonico dei cortili e delle sale altrimenti austeri e silenziosi…
Ancora giocando con le parole direi che è felice quel teatro dove il direttore artistico trova il corridoio che conduce al suo ufficio occupato da una marea di ragazzini che seguono un attore che li conduce nel Palco Reale dove si travestirà da Giuseppe Verdi che spiega la sua difficile vita e facendo sedere il più ribelle sulle ginocchia, riuscirà a farlo stare in silenzio mentre racconta come ha iniziato da ragazzino la sua carriera. Il teatro dove avviene questo è “Il Massimo” dei teatri: il suo nome si presta ad infiniti giochi di parole. “Lei è la guida?” mi chiedeva ingenuamente un bambino di sette anni appena arrivato nel cortile del laboratorio di scenografia che si trova a Brancaccio. Si era “perduto” con i suoi compagni, fuori le mura della città, lungo una via parallela dell’autostrada in direzione Messina, all’altezza del secondo ponte. “No io sono il Lupo e voi, dopo esservi persi nel bosco delle strade, vi trovate nel cantiere dove si costruiscono i sogni. E si costruiscono per davvero in legno e ferro, plastica e gomma. Qua si dipinge sulla tela qualunque cosa la mente dell’uomo che scrive racconti, che compone musica e che disegna possa immaginare”. Non è stato poi così difficile spiegare ai più piccoli, cosa sono le “scale metriche” salendo le “scale” che conducono al laboratorio di scenografia. Oppure spiegare che il laboratorio di pittura è un enorme tavolo da disegno dove i realizzatori camminano e dipingono come fossero folletti, utilizzando enormi compassi, enormi righe ed enormi pennelli per realizzare enormi quadri che si chiamano sipari o fondali. E dopo un momento di imbarazzo i bambini fanno mille domande. “Ma quanto ci vuole a farlo?”, domandano stupiti dalle dimensioni delle scene viste da vicino, “posso toccare?”, “questo è finto o vero?”, “ma è di gomma?”, “posso portarmi a casa un truciolo?”. Ma la sensazione più bella è quando i miei allievi dell’Accademia di Belle Arti, anche loro incuriositi dai giovanissimi visitatori, mi rubano la parola per spiegare a loro volta come si usa una riga, una canna, una corda. Anche per loro il rapporto didattico coi più piccini è una sfida conoscitiva nei confronti di se stessi».
Fabrizio Lupo