Michele Balistreri

Michele Balistreri

Il mio 25esimo compleanno è il mio ricordo per gli #‎EOD e #‎ilmiomassimo (il mio massimo dello strano per alcuni). L’ho passato circondato da cari amici: alcuni ancora in carriera, altri morti alla vita o al palcoscenico; molti di loro non li ho mai nemmeno potuti sentire dal vivo, ma la memoria dei grandi viene sempre tramandata. Il luogo fisico della memoria del Teatro Massimo è il suo archivio. Tra le fotografie e la polvere, l’emozione di aprire un faldone e scoprire foto inedite della Gencer ed espressioni del volto di Raina, immaginare di esser stato lì ai tempi affascinato dal carisma della Signora Olivero o elettrizzato dalla voce della Serra, accarezzare i lineamenti della Katia e metterla seduta affianco alle foto di Lucia in un ipotetico tavolo alla mia festa di compleanno. Io l’ho passato così e non sarei voluto essere da nessun’altra parte. Questo è il mio Massimo: non l’imponente costruzione in piazza Verdi, non il terzo teatro d’Europa per dimensioni o cose simili; il Massimo è il Massimo per chi ci ha cantato dentro, per le grandi voci che lo hanno abitato e reso un grande teatro in tutte le epoche che in un archivio o al mio compleanno convivono nell’eterno presente della memoria.